Vaccinazione pneumococcica, criticità nelle strategie vaccinali. L'indagine di Cittadinanzattiva

Vaccinazione pneumococcica, criticità nelle strategie vaccinali. L'indagine di Cittadinanzattiva

Nella stagione invernale 2021-2022 un cittadino su due, fra quelli intervistati da Cittadinanzattiva, ha riferito di non aver ricevuto la vaccinazione pneumococcica, né contestualmente all’antinfluenzale, né in momenti diversi. Tra i motivi principali: non mi è stata proposta (62,7%); non ho idea di cosa sia (17,9%).

Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine “Vaccinazione Pneumococcica nell’adulto: proposte per un accesso equo e consapevole. Focus in adulti ≥ 65 anni e soggetti con patologia o con condizioni predisponenti”, realizzata da Cittadinanzattiva e presentata oggi a Roma.

Vaccinazione pneumococcica, i risultati dell’indagine

Tra i soggetti intervistati, il 47,6% l’ha ricevuta, ma solo il 19,5% contestualmente ad altra vaccinazione, mentre il 28,1% in momenti diversi.  Incrociando il dato tra coloro che non hanno ricevuto la vaccinazione pneumococcica (52,3%) e la fascia di età 65-70 anni, il 34,5% riferisce di essere stato contattato solo per la vaccinazione antinfluenzale e anti Covid-19. Solo l’1,8% degli aventi diritto ha ricevuto la lettera da parte della ASL con l’invito ad aderire alla vaccinazione pneumococcica.

In questo contesto è centrale la figura del medico di medicina generale: nel 65% dei casi, infatti, è la principale fonte di informazione sulle vaccinazioni raccomandate e gratuite (es. antinfluenzale, antipneumococco, anti-herpes zoster) – ma il 27% dei cittadini si affida anche ai siti internet istituzionali o al medico specialista e al farmacista (22,8%).

Il medico di famiglia, in particolare, nel 92,7% dei casi propone la vaccinazione pneumococcica a voce/durante una visita e solo il 44,7% lo fa telefonicamente.

 

Vaccinazione pneumococcica

 

 

Inoltre, dall’indagine emerge che vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica non “hanno viaggiato insieme” nel 22,5% dei casi: tra i motivi spicca – con un 63% – l’aver fissato un nuovo appuntamento in una seduta diversa e un 20% che ha suggerito la co-somministrazione, ma non ha proceduto a causa del rifiuto da parte dell’assistito.

Il 14,8%, invece, ha segnalato l’indisponibilità di dosi di vaccino anti-pneumococcico e il 13% ha riferito come ostacolo i tempi limitati rispetto alle visite di controllo.

Le proposte di Cittadinanzattiva

“Le vaccinazioni non riguardano solo i più piccoli e gli adolescenti. Nell’interesse del singolo e della collettività c’è bisogno di concrete politiche sanitarie per gli adulti e le persone con patologia. Per questo occorre subito un uniforme e programmato monitoraggio delle coperture da pneumococco negli adulti, così come già accade per il vaccino antinfluenzale”, ha dichiarato Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva.

“Si lavori però, contestualmente, sull’ampliamento dei punti di accesso alla vaccinazione – prosegue Valeria Fava – attraverso: la sottoscrizione di un accordo nazionale con i medici di medicina generale, che contribuisca a contrastare le difformità regionali e a realizzare comuni strategie di intervento sul territorio nazionale; coinvolgendo la farmacia dei servizi come ulteriore punto di somministrazione della vaccinazione pneumococcica; favorendo la collaborazione di tutti – pneumologi, diabetologi, oncologi ed altri specialisti – per stimolare i pazienti a considerare la vaccinazione pneumococcica uno strumento di tutela della propria salute; inserendo la stessa vaccinazione nei PDTA per favorire e semplificare l’accesso da parte dei pazienti cronici”.


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