Vaccini: quanto conta l’intervallo tra prima e seconda dose?
Uno studio del CNR analizza le strategie di somministrazione dei vaccini: il tempo che passa tra la prima e la seconda dose può cambiare l’andamento di un’epidemia.
L’intervallo di tempo tra la prima dose e il richiamo dei vaccini non è solo un dettaglio tecnico, ma può cambiare radicalmente l’efficacia delle campagne di contenimento di un’epidemia. Lo dimostra uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isc e Cnr-Iac), pubblicato su Physical Review Research, che analizza le strategie vaccinali in relazione alla disponibilità di risorse e alla copertura della popolazione.
I punti chiave emersi dallo studio
Secondo i ricercatori, la scelta di prolungare o meno l’intervallo tra le dosi dei vaccini deve rispondere non solo alla protezione del singolo, ma anche a un’ottimizzazione complessiva della campagna vaccinale.
- Priorità alla prima dose quando le risorse sono scarse
Se i vaccini disponibili sono pochi e i tempi di attesa lunghi, la strategia più efficace è somministrare la prima dose al maggior numero possibile di persone. In questo modo si amplia rapidamente la copertura iniziale, rallentando la diffusione dell’epidemia. - Con più risorse, via libera anche ai richiami
In presenza di un’ampia disponibilità di dosi e di un tasso di vaccinazione elevato, diventa conveniente avviare la somministrazione delle seconde dosi anche se non tutta la popolazione ha ancora ricevuto la prima. - Una soglia di equilibrio dinamica
Lo studio individua il punto in cui, al variare delle risorse, diventa più vantaggioso passare da un approccio “first dose only” a una campagna parallela di richiami e prime somministrazioni. - Epidemie evitate grazie a una strategia corretta
Una pianificazione ottimale può spostare la soglia epidemica e, in alcuni scenari, addirittura impedire lo sviluppo di focolai che, con strategie meno efficaci, sarebbero inevitabili. - Interesse collettivo vs interesse individuale
Con risorse limitate, l’intervallo ottimale per la protezione del singolo individuo non coincide con quello che massimizza i benefici a livello di popolazione.
Le diverse scelte dei Paesi
Durante la pandemia da Covid-19, alcuni Paesi hanno seguito la raccomandazione del Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI), che suggeriva di estendere l’intervallo tra le dosi per ridurre il numero di persone totalmente prive di immunità. Altri, invece, hanno mantenuto l’indicazione iniziale dell’OMS, che consigliava intervalli più brevi tra prima e seconda dose.
Lo studio del CNR mostra come dietro a una scelta apparentemente tecnica si nasconda una decisione cruciale di politica sanitaria, capace di fare la differenza tra un’epidemia contenuta e una che esplode.

