Lupi, l’UE apre al declassamento ma le ONG chiedono prudenza
La recente decisione europea di ridurre il livello di protezione del lupo divide governi, ambientalisti e giuristi. Le organizzazioni ambientaliste invitano gli Stati membri a non modificare le proprie leggi in attesa dei giudizi della Corte di giustizia.
I lupi, simboli del ritorno della fauna selvatica in Europa e al centro di un acceso dibattito tra conservazione e attività umane, sono di nuovo protagonisti delle cronache comunitarie. La decisione dell’Unione europea di “declassarne” lo status di tutela ha sollevato un acceso confronto tra istituzioni, ONG e Stati membri.
Il “declassamento” del lupo comporta il passaggio da specie strettamente protetta a specie solo protetta all’interno della direttiva Habitat.
In pratica, ciò consentirebbe agli Stati membri di adottare con maggiore facilità deroghe, compresa la possibilità di autorizzare abbattimenti mirati o ridurre gli standard di tutela. Non si tratta quindi di una cancellazione totale della protezione, ma di un indebolimento della sua rigidità.
Le critiche delle ONG
Secondo oltre 100 organizzazioni ambientaliste europee, la scelta della Commissione e del Consiglio è politicamente motivata e priva di basi scientifiche e giuridiche. Le ONG ricordano che la direttiva Habitat si fonda su criteri ecologici e non su valutazioni socioeconomiche: considerazioni come i danni alla zootecnia non possono giustificare un allentamento della tutela.
Stati membri divisi
Alcuni Paesi – tra cui Portogallo, Belgio, Repubblica Ceca e Polonia – hanno già annunciato che manterranno il livello massimo di protezione a livello nazionale, indipendentemente dalla decisione europea. Altri governi stanno ancora valutando la propria posizione. La direttiva Habitat, infatti, permette agli Stati di applicare misure di conservazione più severe di quelle previste a Bruxelles.
Contro la decisione della Commissione sono già stati avviati ricorsi davanti alla Corte di giustizia europea, che potrebbero portare all’annullamento del declassamento. È inoltre pendente un procedimento presso il Mediatore europeo in merito alla raccolta dei dati sui lupi. Nel frattempo, la direttiva concede agli Stati membri 18 mesi di tempo per recepire la modifica, ma non impone l’obbligo di tradurla subito nelle leggi nazionali.
L’impatto reale sui danni da predazione
Secondo le stime citate dalle ONG, i lupi colpiscono solo lo 0,07% del patrimonio ovino e caprino europeo, con perdite considerate minime e già compensate attraverso i fondi della Politica agricola comune (PAC). Da qui la convinzione che le motivazioni economiche non possano giustificare una riduzione dello status di protezione.
Le ONG chiedono agli Stati membri di non modificare la legislazione nazionale fino a quando non sarà chiarito il quadro giuridico. Procedere con cautela, sostengono, significa rispettare il principio di precauzione del diritto ambientale dell’UE e ridurre il rischio di future controversie legali.

