Oltre 3600 pasti con protagonista ben 860 chilogrammi di pesce fresco erogati in 8 strutture sanitarie di 5 diverse regioni di Italia. Sono i risultati della fase finale del progetto “Pesce fresco italiano nelle mense sanitarie” realizzato con il sostegno del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e realizzato dalla società Albert.
La sperimentazione era stata avviata con gli Ospedali “G. Iazzolino” di Vibo Valentia, il “San Luca” di Vallo della Lucania e il Pediatrico “G. Pasquinucci” Apuano di Massa. Il progetto è proseguito negli ospedali di Macerata e Chiaravalle, nelle strutture assistenziali di Jesi, Trieste e Urbino. Lo scorso 4 febbraio a Roma sono stati presentati risultati di una sondaggio condotto proprio ai commensali di ospedali e case di cura. In generale il campione intervistato mangia pesce volentieri: saltuariamente (52%) o spesso (43%). Solo il 5% afferma di non mangiarlo mai el’87% è convinto che il pesce fresco sia migliore di quello surgelato e che sia importante consumarlo a mensa (85%). Il successo nelle mense è stato di ampia portata. Tre quarti del campione (76%) ha apprezzato la ricette mentre solo il 14% non l’ha gradita.
“E’ stata una grande sfida: per la prima vola abbiamo lavorato nelle mense scolastiche e poi in quelle sanitarie. Il gradimento è stato molto alto e relativo a diverse fasce di persone, anche nei reparti di lunga degenze”, ha commentato Cristina Murri, biologa di Albert.
Un’ altra sfida vinta dal progetto è “la dimostrazione che la differenza di prezzo non è stata così eccessiva da renderlo impossibile”, ha detto Valentina Tepedino direttrice di Eurofishmarket, che ha aggiunto: “E’ stato molto importante offrire delle ricette ispirate alla tradizione per far sì che il prodotto sia stato anche evocativo”. Il pesce ha infatti la capacità di evocare a chi lo mangia dei momenti piacevoli della memoria di molti anziani. “Il momento della mensa è un momento centrale della giornata del malato   –  ha aggiunto la psicoteraputa Cristina Manzini – il malato è tale in base a quello che mangia ed sente di essere in via di guarigione in base a quello che arriva nel piatto della mensa”.
L’effetto indotto sull’occupazione locale è stato un altro degli obiettivi ambiziosi raggiunti. Il prodotto portato negli ospedali è di acquacoltura dell’Adriatico, pesce a filiera corta quindi. Tutta la filera infatti è locale: dall’allevamento alla lavorazione del prodotto al trasporto e logistica, dalla preparazione alla cottura e somministrazione.
A cura di Silvia Biasotto


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