Pfas nei piatti compostabili delle mense scolastiche, l'inchiesta de il Salvagente

Pfas nei piatti compostabili delle mense scolastiche, l'inchiesta de il Salvagente

Pfas nei piatti compostabili delle mense scolastiche, l’inchiesta de il Salvagente

L’indagine è stata realizzata su 11 campioni di stoviglie compostabili: 7 piatti, 2 bicchieri, 2 coperchi/coperture dei lunch box usati per i pranzi a scuola. Dei 2 bicchieri analizzati, uno aveva fluoro a 470 ppm (parti per milione). In tutti i piatti è stato rilevato fluoro

Nei piatti compostabili delle mense scolastiche italiane sono presenti tracce di Pfas? A questa domanda risponde il mensile il Salvagente, che ha presentato un’inchiesta realizzata dall’Istituto nazionale di fisica nucleare.

Pfas nei piatti compostabili, l’indagine

Il mensile il Salvagente ha inviato a Massimo Chiari, fisico dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), 11 campioni di stoviglie compostabili: 7 piatti, 2 bicchieri, 2 coperchi/coperture dei lunch box usati per i pranzi a scuola. A titolo di confronto è stato campionato anche un piatto acquistato in negozio romano. L’obiettivo era stabilire se contenessero fluoro, possibile indicatore della presenza di Pfas.

I campioni provenivano da diverse scuole, Roma, Milano, Bologna e Ferrara. Dopo oltre due mesi di analisi, i risultati ottenuti non tranquillizzano.

Dei 2 bicchieri analizzati, uno aveva fluoro a 470 ppm (parti per milione) e il secondo un livello non rilevabile (sotto i 200 ppm). Per i piatti il risultato è stato ben peggiore: in tutti è stato rilevato fluoro, anche quattro volte più alto. Il livello massimo è stato di 2.030 ppm (parti per milione).

 

Pfas nei piatti compostabili (Fonte: il Salvagente)

 

Questa concentrazione “è complessa da ritenere puramente incidentale”, spiega al Salvagente Alberto Ritieni, docente di Chimica degli alimenti alla facoltà di Farmacia dell’Università Federico II.

Una delle ipotesi è che i piatti possano essere stati fabbricati con sostanze compatibili con i Pfas (per-fluoro-alchili) per conferirgli una forte capacità di impermeabilizzazione da oli e grassi, tanto più necessaria per stoviglie compostabili e non in plastica, che altrimenti non sarebbero in grado di resistere ai liquidi e alle pietanze umide e calde.

I rischi per la salute

“Il rischio per la salute di questa presenza, però, è oramai chiaro e innegabile”, spiega il Salvagente.

La Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha definito i Pfas come potenziali cancerogeni (Pfoa, Gruppo 2B), e interferenti endocrini (ormonali). E c’è chi è già intervenuto: la Danimarca, per esempio, ne ha proibito l’uso in imballaggi e nei materiali a contatto con gli alimenti in carta e cartone.

L’Italia invece ancora non ha fatto alcun passo.

“C’è da sperare – conclude il mensile – che dopo i sospetti sollevati dal test del Salvagente, le aziende e le autorità sanitarie intervengano, tanto per verificare se si tratta della presenza di Pfas e se c’è il rischio di cessione agli alimenti, quanto per seguire la via danese di un divieto che sembra urgente, visti i pericoli per la fascia più debole della popolazione”.

“L’alternativa, come dimostrano le nostre analisi, c’è già oggi se è vero che in un bicchiere non sono state trovate tracce sospette”, conclude.

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