persone che scappano dal fuoco

Ultima chiamata per il Pianeta o è già troppo tardi? Se non si inverte la rotta con un drastico taglio delle emissioni in tutti i settori, il cambiamento climatico farà aumentare siccità, piogge estreme, desertificazione, fame, migranti climatici.

A pagare le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere dell’Asia e dell’Africa. Ma anche il Mediterraneo rischia desertificazione e incendi. L’allarme arriva dal nuovo rapporto dell’IPCC, il Comitato scientifico dell’Onu sul clima, diffuso oggi a Ginevra.

«La terra è già sottoposta a una crescente pressione umana e il cambiamento climatico si sta aggiungendo a queste pressioni. Allo stesso tempo, mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 ° C è un obiettivo che può essere raggiunto solo riducendo le emissioni di gas a effetto serra di tutti i settori, compresi il territorio e il cibo».

Questo il messaggio del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) nella sua ultima relazione.

 

suolo arido e pianta verde

Cambiamento climatico e territorio, nuovo report

Il panel ha diffuso oggi da Ginevra il rapporto Climate Change and Land. Il documento mostra che una migliore gestione del territorio può contribuire ad affrontare i cambiamenti climatici, ma non è l’unica soluzione. Per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2, se non di 1,5° C,  è essenziale ridurre le emissioni di gas serra da tutti i settori.

Se dunque non si inverte la rotta con il taglio drastico delle emissioni, l’aumento della siccità, delle piogge estreme e delle calamità naturali e l’avanzamento del processo di desertificazione dei territori dovuti al riscaldamento globale comprometteranno la produzione agricola e la sicurezza alimentare dell’umanità, soprattutto delle popolazioni più povere del Pianeta, in primis quelle di Asia e Africa. Questo il monito dell’IPCC, che incentra il nuovo studio sul rapporto tra cambiamento climatico e territorio, con l’impatto del surriscaldamento globale sull’agricoltura e sulle foreste.

Secondo i ricercatori dell’IPCC, le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno molto dannose anche se riuscissimo a contenere le temperature terrestri entro 1,5 gradi centigradi, come previsto dall’Accordo di Parigi, con scarsità d’acqua, incendi e degrado del permafrost e dei suoli.

Se la soglia dei 2 gradi venisse superata, i rischi saranno “molto alti”. L’aumento dell’intensità e della durata delle ondate di calore nelle regioni del Mediterraneo e dell’Africa meridionale, e l’incremento degli eventi climatici comprometteranno seriamente la qualità dei raccolti causando conflitti per le risorse e migrazioni ambientali.

Come affrontare la crisi climatica?

«Il messaggio di questo nuovo Rapporto rappresenta un ulteriore forte stimolo a rivedere le attuali pratiche agricole, favorendo quelle che consentono di aumentare il contenuto del carbonio nei suoli, e sottolinea l’importanza del contenimento del consumo di carne – ha detto il Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini – Il nostro impegno contro l’emergenza climatica deve quindi sempre più affiancare al sostegno a rinnovabili, efficienza e mobilità elettrica, anche una decisa spinta verso l’agroecologia e una revisione delle scelte alimentari».

La crisi climatica va affrontata anche mettendo fine al cattivo uso del suolo. Anche se questo non basta.

Sostiene Stephen Cornelius, consigliere capo sui cambiamenti climatici del WWF UK e responsabile IPCC per il WWF: «Questo rapporto invia un messaggio chiaro: il modo in cui attualmente utilizziamo il suolo contribuisce a incrementare,  anziché contrastare, i cambiamenti climatici, minando al contempo la capacità di resilienza del Pianeta. È urgente un cambiamento radicale nel nostro uso del territorio, a cominciare dalla protezione e il ripristino degli ecosistemi naturali e il passaggio a una produzione e un consumo alimentare sostenibili. Le scelte in tema di uso del suolo sono fondamentali per affrontare la crisi climatica. Il passaggio alla gestione sostenibile del territorio deve essere accompagnato dai necessari tagli drastici alle emissioni provocate dai combustibili fossili se vogliamo raggiungere l’obiettivo di fermare il riscaldamento a 1,5 ° come sancito dall’accordo di Parigi. L’azione su un solo versante non è sufficiente».

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