Chernobyl, Legambiente: garantire futuro a chi vive ancora nelle zone contaminate (Fonte: Legambiente)

Chernobyl, Legambiente: garantire futuro a chi vive ancora nelle zone contaminate (Fonte: Legambiente)

Sono passati 35 anni, ma nelle zone colpite dall’esplosione nucleare di Chernobyl dell’86 il tempo sembra essersi fermato. Ancora oggi 5 milioni di persone vivono in aree contaminate. Lo ricorda Legambiente, che da più di 10 anni si dedica a Rugiada, un progetto di accoglienza in Bielorussia, presso il Centro Nadijeda (Speranza).

Dal 2007, anno di avvio del progetto, sono stati ospitati 1.765 bambini e bambine, che si aggiungono ai 25.000 ospitati in Italia per soggiorni terapeutici tra gli anni novanta e duemila – spiega Legambiente.

Da un monitoraggio effettuato dall’associazione ambientalista sui bambini bielorussi coinvolti nel percorso di risanamento terapeutico è risultata la presenza di radionuclidi nell’organismo fino a 100 Bq /kg, che attraverso una dieta di un mese senza cibo contaminato è scesa del 40%.

 

Centro Nadijeda (Fonte: Legambiente)
Centro Nadijeda (Fonte: Legambiente)

Chernobyl, il progetto Rugiada

La struttura – spiega Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – si trova a 80 km a nord dalla capitale Minsk, in un’area non contaminata e all’avanguardia sotto il profilo delle fonti energetiche rinnovabili, risultando autosufficiente sia per il riscaldamento che per la produzione di acqua calda, grazie a pannelli solari e caldaie a biomassa.

Anche l’energia elettrica viene prodotta in un campo fotovoltaico installato nel villaggio di Vilijeka, a pochi chilometri di distanza dal Centro.

“Sostenere progetti di risanamento terapeutico per i più piccoli, anche per più periodi durante l’arco dell’anno – ha il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – è di grande importanza. Più si contengono i livelli di Cesio137 nell’organismo nell’arco dell’infanzia e dell’adolescenza, minori sono i rischi di sviluppare patologie come leucemie e/o tumori legati all’assunzione di isotopi radioattivi. Una riduzione, seppur modesta, di tali sostanze offre una maggiore capacità di reagire a patologie o disagi legati a una costante esposizione”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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