Consumo di suolo, ISPRA: fenomeno ancora troppo elevato

Consumo di suolo, ISPRA: fenomeno ancora troppo elevato (

Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Suolo, istituita dalla FAO per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una gestione sostenibile del suolo, una risorsa essenziale per la vita sul pianeta.

I temi centrali della Giornata sono, quindi, le sfide legate alla perdita di suolo fertile e l’urgenza di proteggere questa risorsa non rinnovabile, fondamentale per la sicurezza alimentare, la biodiversità e la lotta ai cambiamenti climatici.

Ogni giorno in Italia vengono consumati circa 20 ettari di suolo, pari a 2 metri quadrati al secondo – ha dichiarato il Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN), Nicola Perullo, per Kyoto Club. – Le funzioni ecologiche che un suolo di buona qualità assicurano sono la base su cui si sorregge l’ambiente, la nostra società ed economia. Un suolo sano produce alimenti nutrienti, accresce l’adattamento e la mitigazione ai cambiamenti climatici e favorisce il nostro benessere. Il suolo è una risorsa vitale, non rinnovabile e insostituibile. Proteggerlo e rigenerarlo è imprescindibile per garantire un futuro sostenibile per le generazioni a venire”.

Consumo di suolo, i dati ISPRA

Secondo il rapporto SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” – pubblicato dall’ISPRA – il fenomeno rallenta, ma rimane comunque elevato.

Il consumo di suolo ontinua ad avanzare al ritmo di circa 20 ettari al giorno, ricoprendo nuovi 72,5 km2 (una superficie estesa come tutti gli edifici di Torino, Bologna e Firenze). Una crescita inferiore rispetto al dato dello scorso anno, ma che risulta sempre al di sopra della media decennale di 68,7 km2 (2012-2022) e solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali (poco più di 8 km2, dovuti in gran parte al recupero di aree di cantiere).

“La perdita dei servizi ecosistemici legata al consumo di suolo non è solo un problema ambientale, ma anche economico– spiega l’ISPRA -. Nel 2023la riduzione dell’”effetto spugna”, ossia la capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua e regolare il ciclo idrologico, secondo le stime, costa al Paese oltre 400 milioni di euro all’anno. Un “caro suolo” che si affianca agli altri costi causati dalla perdita dei servizi ecosistemici dovuti alla diminuzione della qualità dell’habitat, alla perdita della produzione agricola, allo stoccaggio di carbonio o alla regolazione del clima”.

 

Consumo di suolo
Consumo di suolo (foto Pixabay)

 

Nel 2023 risultano cementificati più di 21.500 km2, dei quali l’88% su suolo utile. In aumento la cancellazione del suolo, ormai irreversibile, con nuove impermeabilizzazioni permanenti pari a 26 km2 in più rispetto all’anno precedente. Il 70% del nuovo consumo di suolo, in particolare, avviene nei comuni classificati come urbani secondo il recente regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Nelle aree, dove il nuovo regolamento europeo prevede di azzerare la perdita netta di superfici naturali e di copertura arborea a partire dal 2024, si trovano nuovi cantieri (+663 ettari), edifici (+146 ettari) e piazzali asfaltati (+97ettari).

Risulta in calo costante, quindi, la disponibilità di aree verdi: meno di un terzo della popolazione urbana riesce a raggiungere un’area verde pubblica di almeno mezzo ettaro entro 300 metri a piedi.

Proseguono, inoltre, le trasformazioni nelle aree a pericolosità idraulica media, dove la superficie artificiale avanza di oltre 1.100 ettari, mentre si sfiorano i 530 ettari nelle zone a pericolosità da frana, dei quali quasi 38 si trovano in aree a pericolosità molto elevata.

Valle d’Aosta la regione che consuma meno suolo

Secondo il report ISPRA la Valle d’Aosta e la Liguria sono le uniche regioni sotto i 50 ettari: la Valle d’Aosta, con +17 ettari, è la regione che consuma meno suolo, seguita dalla Liguria (+28) che si contiene al di sotto di 50 ettari. Gli incrementi maggiori per l’ultimo anno si sono verificati in Veneto (+891 ettari), Emilia-Romagna (+815), Lombardia (+780), Campania (+643), Piemonte (+553) e Sicilia (+521). Escludendo le aree ripristinate (operazione da cui si ricava il consumo di suolo netto) segnano gli aumenti maggiori Emilia-Romagna (+735 ettari), Lombardia (+728), Campania (+616), Veneto (+609), Piemonte (+533) e Sicilia (+483).

La capitale perde meno suolo: a livello comunale, per la prima volta Roma (+71 ettari) registra una significativa riduzione dell’incremento rispetto ai dodici mesi precedenti (+124 ettari), ma si conferma tra i comuni con il consumo di suolo più alto (tenuto conto che si tratta del comune con la maggiore superficie in Italia), insieme a Uta (+106 ettari), comune della città metropolitana di Cagliari e Ravenna (secondo comune per superficie totale in Italia, +89 ettari).

 

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