Economia circolare, Forum Erion: quale rotta per l’Europa
A Roma il confronto tra istituzioni, imprese e stakeholder in vista del Circular Economy Act: cinque leve strategiche per rafforzare la competitività industriale e l’autonomia produttiva europea.
In un momento cruciale per la definizione delle nuove politiche industriali europee, si è svolto a Roma il “Forum Erion sui modelli circolari per la crescita”, evento promosso dal principale sistema multi-consortile di Responsabilità Estesa del Produttore. Obiettivo: aprire un confronto costruttivo tra attori pubblici e privati in vista del prossimo Circular Economy Act e riflettere sul ruolo dell’economia circolare nel Clean Industrial Deal e nel Net Zero Industry Act.
Secondo Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali di Erion:
“La circolarità non può più essere vista solo come un obiettivo ambientale, ma come un vero asset industriale strategico”, in grado di rafforzare l’autonomia produttiva europea, creare nuova occupazione e accelerare la decarbonizzazione.
Italia: leader in Europa, ma con un gap industriale da colmare
Con un tasso di utilizzo circolare dei materiali al 20,8%, l’Italia si conferma leader europeo dell’economia circolare, ben al di sopra della media UE (11,8%) e di Paesi come Francia, Germania e Spagna. Tuttavia, questa performance non si traduce ancora in uno sviluppo industriale pienamente efficace. Un paradosso che Erion ha posto al centro del dibattito, proponendo cinque leve strategiche per colmare il divario:
- Filiera integrata dei rifiuti – Superare la frammentazione del sistema attuale per garantire flussi continui e qualificati di prodotti a fine vita verso l’industria del riciclo.
- Mercato unico dei rifiuti – Armonizzare le normative europee e rafforzare il quadro dell’“end of waste” per favorire la circolazione dei materiali riciclati.
- Modelli di raccolta efficienti e armonizzati – Uniformare i sistemi locali e investire in infrastrutture moderne per aumentare quantità e qualità dei rifiuti da avviare al riciclo.
- Valorizzare i sistemi EPR – Sfruttare la competenza dei consorzi per una gestione integrata dei prodotti a fine utilizzo, soprattutto nel recupero di materie prime strategiche.
- Cultura dell’economia circolare – Sensibilizzare cittadini e imprese, investendo in formazione e campagne educative per rendere il riciclo una pratica strutturale.
Autonomia, lavoro e competitività: i pilastri dell’economia circolare
Oltre all’urgenza ambientale, l’economia circolare si rivela sempre più una leva per la competitività europea, per il recupero dell’occupazione nel settore green (–7% dal 2019) e per la riduzione della dipendenza da materie prime critiche, che in Italia resta molto elevata (48% contro una media UE del 22%).
Il Forum ha visto un intenso confronto con rappresentanti politici, esperti e stakeholder.
Tra gli interventi, quello di Antonio Misiani (PD) ha sottolineato l’urgenza di una politica industriale verde, incentivi mirati, semplificazione normativa e investimenti nella formazione di nuove competenze:
“Le imprese devono avere la certezza di operare nel giusto e il sostegno necessario per fare scelte sostenibili”.
Accelerare la transizione circolare
Il messaggio emerso dal Forum è chiaro: serve un’accelerazione decisa, sostenuta da una visione unitaria e pragmatica della transizione ecologica. Un’economia circolare ben progettata è in grado di rilanciare l’industria, potenziare l’occupazione e consolidare l’autonomia strategica dell’Europa. La sfida è aperta, e l’Italia – forte della sua leadership – ha tutte le carte in regola per guidare il cambiamento.

