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Eventi meteo estremi, escalation in Italia

Eventi meteo estremi, in Italia sono sempre più numerosi e devastanti

In Italia è record di eventi meteo estremi dal 2010 a oggi. Piogge intense, alluvioni, trombe d’aria, esondazioni, siccità. Si contano ormai 1118 eventi estremi, con un forte impatto su oltre 600 comuni, e 261 morti dal 2010 al 2021. L’Osservatorio CittàClima 2021 di Legambiente

In Italia è escalation di eventi meteo estremi. È ormai «record di caldo, piogge intense, grandinate estreme, violente trombe d’aria e alluvioni».

L’impatto dei cambiamenti climatici è sempre più evidente e gli eventi meteo estremi accelerano. Sono sempre di più e sono devastanti. Negli anni sono aumentate alluvioni e frane, e trombe d’aria e siccità, e sono aumentati i comuni colpiti.

Dal 2010 al 1°novembre 2021 si contano 1118 eventi meteorologici estremi, con un aumento del 17,2% rispetto alla rilevazione precedente. Hanno avuto un impatto forte in 602 comuni e hanno fatto 261 morti.

CittàClima 2021: escalation di eventi meteo estremi

Il nuovo Rapporto annuale dell’Osservatorio CittàClima 2021 di Legambiente fotografa i numeri e l’impatto degli eventi meteo estremi in Italia. Individua inoltre 14 aree d’Italia particolarmente colpite dall’impatto del clima, dove si ripetono con maggiore intensità e frequenza alluvioni, trombe d’aria e ondate di calore. Ci sono grandi città e interi territorio o aree costiere. Si va da Roma alla costa est siciliana, da Genova alla costa meridionale sarda, da Bari a Milano, Ancona, Napoli, Palermo.

Denuncia Legambiente: «Siamo l’unico grande Paese europeo senza un piano di adattamento al clima e continuiamo a rincorrere le emergenze. Necessario individuare le aree prioritarie da mettere in sicurezza con politiche nuove, per orientare in modo efficace le risorse del PNRR».

 

 

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Gli eventi meteo estremi sono sempre più frequenti

 

Eventi estremi, numeri e vittime

I numeri di CittàClima 2021 dicono che dal 2010 al 1° novembre 2021 in Italia sono 1.118 gli eventi meteo estremi registrati sulla mappa del rischio climatico, 133 nell’ultimo anno, segnando un +17,2% rispetto alla passata edizione del rapporto.

Gli impatti più rilevanti si sono registrati in 602 comuni italiani, 95 in più rispetto allo scorso anno (quasi +18%). Si contano 486 casi di allagamenti da piogge intense, 406 stop alle infrastrutture causa piogge, 308 eventi con danni causati da trombe d’aria, 134 eventi causati da esondazioni fluviali. E ancora danni provocati da siccità e temperature estreme, frane, danni al patrimonio storico. Dal 2010 ad oggi, a causa del maltempo, si sono registrati 83 giorni di stop a metropolitane e treni urbani e 89 giorni di disservizi estesi sulle reti elettriche dovuti al maltempo.

«A ciò si aggiunge la perdita di vite umane: che in questo arco di tempo ammonta a 261 vittime, 9 solo nei primi 10 mesi del 2021».

 

Mediterraneo hot spot del cambiamento climatico

L’Italia si trova al centro di un bacino, quello Mediterraneo, a sua volta particolarmente colpito dal cambiamento climatico e sempre più caldo.

«L’Italia si trova al centro di un’area considerata dagli scienziati un “hot spot” del cambiamento climatico: il Mediterraneo. Si tratta, infatti, di una delle aree più sensibili e prevedibilmente soggette alle conseguenze del cambiamento climatico, per via dell’aumento della temperatura e della diminuzione delle precipitazioni, che potrebbe provocare conseguenze imprevedibili nel rapporto tra temperatura dei mari, venti, precipitazioni e fulmini» (Report CittàClima 2021).

Il primo indicatore cui guardare è la temperatura del mare. Lungo le coste italiane, il Mediterraneo è già dai 3 ai 4 gradi più caldo della media storica. Le città sono sempre più calde proprio nelle aree urbane mediterranee. Dal 1960 si segnalano Algeri +3,09 °C, Barcellona +2,86 °C, Marsiglia +2,78 °C, Roma +2,66 °C, Palermo +2,52 °C, Bari +2,15 °C. E l’elenco non finisce qui.

L’Italia segna poi uno dei maggiori aumenti di temperatura in Europa, con +1,54 °C rispetto alla media del periodo 1961-1990. E continua a surriscaldarsi più velocemente della media globale. L’aumento della temperatura del mare è alla base anche di fenomeni devastanti quali i mediterranean hurricane (o medicane).

Approvare il piano di adattamento al clima

Di fronte a questo quadro, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di approvare quanto prima il Piano nazionale di adattamento al Clima. Sono 23 i Paesi UE, con l’aggiunta del Regno Unito, che hanno adottato un piano nazionale o settoriale di adattamento al clima e tra questi non c’è l’Italia.

Come denuncia il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, «lo scenario di intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi descritto dal nuovo Rapporto dell’Osservatorio CittàClima impone al nostro Paese di prendere decisioni non più rimandabili, in grado di evitare che gli impatti siano ancora più rilevanti. Quello che la mappa e i dati del rapporto CittàClima mettono in evidenza è che i territori non sono tutti uguali di fronte a questi fenomeni, in alcune aree del Paese si ripetono con più intensità e creano maggiori danni e, dunque, occorre che siano le priorità delle politiche di adattamento. Oggi non è così, perché il nostro Paese non ha un piano che individui strategie e interventi più urgenti, per cui il rischio è che anche le risorse del PNRR siano sprecate. Siamo rimasti gli unici in Europa in questa situazione, pur essendo uno dei Paesi che conta i danni maggiori».

 

alluvione

 

E alla voce prevenzione?

Legambiente ricorda poi come la prevenzione non sia ancora in primo piano quando si parla di spese, destinate in gran parte alle emergenze.

Così «da decenni si continua a spendere un’enorme quantità di risorse economiche per rincorrere i danni provocati da alluvioni, piogge e frane, a fronte di poche risorse spese per la prevenzione. Progetti e interventi sono poi dispersi tra gli oltre diecimila individuati dalle Regioni, di cui non sono chiare utilità ed urgenza. Secondo i dati della Protezione Civile, ogni anno spendiamo 1,55 miliardi per la gestione delle emergenze, in un rapporto di 1 a 5 tra spese per la prevenzione e quelle per riparare i danni».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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