tutela ambientale

Una transizione ecologica guidata da obiettivi di giustizia sociale. Così Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità presentano le loro proposte per la legge di Bilancio 2020 e per attuare un Green New Deal che deve passare da una serie di interventi concreti.

Alcuni su tutti. Bisogna spostare la fiscalità sulle fonti fossili. Far pagare le rendite a danno dell’ambiente. Puntare su economia circolare e fonti rinnovabili. Fare misure ambientali che favoriscano i più vulnerabili per aggredire anche le disuguaglianze. Queste proposte sono state presentate oggi a Roma. E sono occasione per chiedere al Governo di passare “dalle parole ai fatti” in tema di svolta verde.

 

 

Come far partire la svolta verde

«Caro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per dar avvio ad un efficace Green New Deal e accelerare nel Paese la transizione ecologica, energetica e sociale non basta un decreto clima», dicono Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità, per le quali la manovra finanziaria rappresenta il banco di prova per rilanciare economia e aumentare la giustizia sociale dando corpo alla svolta green.

Come? Tre gli ambiti fondamentali di intervento suggeriti: spostare la fiscalità sulle fonti fossili, riformare le concessioni sui beni comuni e ambientali e investire sempre di più su economia circolare e fonti rinnovabili.

«Le risorse per mettere in campo una ambiziosa politica ambientale esistono già nel bilancio dello Stato, a partire dagli oltre 19 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi che riguardano settori strategici come trasporti, industria, agricoltura, usi civili e che devono trasformarsi in investimenti in innovazione ambientale a vantaggio delle imprese e delle famiglie e delle fasce più vulnerabili della popolazione».

 

 

Cambio di politica e giustizia sociale

L’appello al Governo chiede dunque di spostare il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali, differenziandola in funzione di quanto si inquina; di cancellare i sussidi contro l’ambiente, ridisegnando la fiscalità – accise, aliquote Iva e tassazione – sulla base dell’impatto ambientale e sociale; di premiare l’innovazione garantendo il diritto di fruire dei benefici di questi interventi a tutte le fasce della popolazione (compresi i più poveri che fino ad oggi ne sono rimasti esclusi).

Ancora: di ristabilire regole che garantiscano una corretta gestione di beni comuni e ambientali e adeguare i canoni per le cave, le acque minerali, le concessioni balneari.

Puntando sui tre “ambiti” indicati nella proposta, proseguono le associazioni, già nel 2020 lo Stato potrebbe recuperare oltre un miliardo di euro da rendite ai danni dell’ambiente e sussidi alle fonti fossili. E si potrebbero mobilitare risorse per oltre 50 miliardi di euro al 2030.

«Ma non basteranno nuove risorse, – proseguono nella proposta – serve anche un cambio delle politiche e delle priorità, perché sono fermi i cantieri che servono ossia quelli di metropolitane e tram, impianti eolici e fotovoltaici, di riqualificazione energetica degli edifici e messa in sicurezza del territorio, che potrebbero avere un effetto importante sul fronte sia della giustizia ambientale che della giustizia sociale, mentre anche questo Governo sembra puntare su strade, autostrade e centrali a gas».

Il cambiamento deve poi garantire giustizia sociale. Bisogna dunque scongiurare il rischio che si allarghi il divario fra chi si potrà permettere di cambiare – con una casa certificata, il solare, l’auto elettrica, prodotti biologici– e chi si troverà a pagare di più per i servizi, l’abitazione in cui vive e per muoversi, senza vedere alcun miglioramento e con il rischio di perdere il lavoro.

Da questa consapevolezza Legambiente e Forum DD vogliono «aprire un confronto sulle scelte che l’Italia dovrà intraprendere per accelerare una transizione ecologica guidata da obiettivi di giustizia sociale e con interventi che favoriscano le fasce più deboli».

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