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Inquinamento da plastica, verso un accordo vincolante entro il 2024

Una “giornata storica” per combattere l’inquinamento da plastica. Il più importante accordo sull’ambiente da quello di Parigi. Questi i commenti che hanno accolto l’accordo raggiunto in sede Onu contro l’inquinamento da plastica. Ieri a Nairobi, in Kenya, l’assemblea dell’Onu per l’ambiente ha infatti approvato una risoluzione considerata di importanza storica per porre fine all’inquinamento da plastica e arrivare a un accordo giuridicamente vincolante entro il 2024.

Inquinamento da plastica, verso un accordo vincolante

Capi di Stato, ministri dell’ambiente e altri rappresentanti di 175 nazioni hanno infatti approvato una risoluzione storica all’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA-5) per porre fine all’inquinamento da plastica e dare forma a un accordo internazionale legalmente vincolante entro il 2024. Il provvedimento deve riguarda l’intero ciclo di vita di plastica, compresa la sua produzione, progettazione e smaltimento.

Ha detto il presidente dell’UNEA-5 e ministro norvegese per il clima e l’ambiente, Espen Barth Eide: «L’inquinamento da plastica è diventato un’epidemia. Con la risoluzione di oggi siamo ufficialmente sulla buona strada verso una cura».

La risoluzione istituisce un Comitato Intergovernativo di Negoziazione (INC) che inizierà a lavorare quest’anno con l’ambizione di completare una bozza di accordo globale giuridicamente vincolante entro la fine del 2024. Si vuole presentare uno strumento giuridicamente vincolante, che affronti l’intero ciclo di vita della plastica, la progettazione di prodotti e materiali riutilizzabili e riciclabili e la necessità di una maggiore collaborazione internazionale per facilitare l’accesso alla tecnologia, il rafforzamento delle capacità e la cooperazione scientifica e tecnica.

 

rifiuti in plastica
Microplastiche nell’ambiente, consultazione pubblica della Commissione europea

 

“L’accordo ambientale multilaterale più significativo da quello di Parigi”

«Oggi segna il trionfo del pianeta Terra sulla plastica monouso – ha commentato Inger Andersen, Direttore Esecutivo dell’UNEP – Questo è l’accordo ambientale multilaterale più significativo dall’accordo di Parigi. È una polizza assicurativa per questa generazione e per quelle future, così che possano vivere con la plastica e non essere da questa condannate».

Non si tratta però di prendersi una pausa di due anni nella lotta all’inquinamento da plastica, tutt’altro.

«Parallelamente ai negoziati su un accordo internazionale vincolante, l’UNEP lavorerà con qualsiasi governo e impresa che voglia lungo la catena di valore per allontanarsi dalla plastica monouso, nonché per mobilitare finanziamenti privati ​​e rimuovere gli ostacoli agli investimenti nella ricerca e in una nuova economia circolare», ha aggiunto Andersen.

Inquinamento da plastica, catastrofe in divenire

L’inquinamento da plastica è sempre più pervasivo e ha ripercussioni sempre più gravi sulla salute dell’ambiente e su quella umana.

La produzione di plastica, ricorda l’UNEP, è aumentata vertiginosamente negli anni ed è passata da 2 milioni di tonnellate nel 1950 a 348 milioni di tonnellate nel 2017. È un’industria globale del valore di 522,6 miliardi di dollari e si prevede che raddoppierà entro il 2040.

È una catastrofe in divenire, e anche già reale, quella che la produzione e l’inquinamento da plastica hanno su una crisi del pianeta che è collegata alla crisi climatica, alla perdita di natura e all’inquinamento. L’UNEP ricorda qualche dato che fotografa bene la dimensione del fenomeno.

L’esposizione alla plastica può danneggiare la salute umana per gli effetti sulla fertilità, sull’attività ormonale, metabolica e neurologica. La combustione all’aperto della plastica contribuisce all’inquinamento atmosferico. Entro il 2050 le emissioni di gas serra associate alla produzione, all’uso e allo smaltimento della plastica possono rappresentare il 15% delle emissioni consentite.

L’inquinamento da plastica e la sua dispersione nell’ambiente rappresentano una minaccia per oltre 800 specie marine e costiere per ingestione di plastica, o perché vi rimangono intrappolate. È abnorme la quantità di plastica che si riversa in mari e oceani. Qualcosa come 11 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ricorda l’UNEP, si riversano ogni anno negli oceani. E questa quantità potrebbe addirittura triplicare entro il 2040.

Da qui l’esigenza di combattere non solo l’inquinamento da plastica, ma di passare nei fatti a un’economia circolare. Questo passaggio, stima ancora il programma Onu per l’ambiente, può ridurre il volume di plastica che finisce negli oceani di oltre l’80% entro il 2040 e ridurre del 55% la produzione di plastica vergine. Può far risparmiare ai governi 70 miliardi di dollari entro il 2040, permettere di ridurre del 25% le emissioni di gas serra e creare 700.000 posti di lavoro aggiuntivi, principalmente nel sud del mondo.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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