PFAS nel pesce selvatico, contaminazione sempre più diffusa in Ue (Foto Pixabay)
PFAS nel pesce, contaminazione sempre più diffusa in Europa
C’è una diffusa contaminazione da PFAS nel pesce selvatico di tutta Europa. Pesci e acque sono inquinati dalle sostanze chimiche eterne. La denuncia dell’European Environmental Bureau: gli Stati stanno premendo per rinviare al 2039 i controlli sull’inquinamento
La contaminazione delle “sostanze chimiche eterne” è sempre più diffusa e la presenza di PFAS nel pesce selvatico d’Europa rivela una diffusa contaminazione. Ci sono campioni che arrivano a superare i nuovi limiti di sicurezza proposti nella Ue fino a 10 mila volte.
La denuncia è di un nuovo rapporto dell’European Environmental Bureau (EEB) e delle sue organizzazioni affiliate, che rivela la contaminazione da PFAS nei pesci selvatici.
PFOS nel pesce europeo
Il dossier “Sostanze chimiche che avvelenano le acque e i pesci d’Europa: la punta dell’iceberg dei PFAS”, analizza i dati di monitoraggio provenienti da Austria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Svezia. La maggior parte dei campioni di pesce analizzati fra il 2009 e il 2023 conteneva livelli pericolosi di PFOS, un PFAS persistente identificato come potenzialmente cancerogeno per l’uomo.
Il monitoraggio prende in considerazione una sola sostanza chimica, mentre sotto i riflettori della Ue c’è un gruppo più ampio di 24 PFAS. A oggi meno del 30% delle acque superficiali europee raggiunge un buono stato chimico ma la valutazione si basa su un elenco di inquinanti del 2013, ormai obsoleto, con 45 inquinanti e un solo PFAS. La contaminazione ambientale da PFAS è probabilmente sottostimata perché molto più grande.
Forever chemicals a dosi elevate
Il monitoraggio sulla presenza di queste sostanze chimiche, dette anche forever chemicals perché persistenti ed “eterne” una volta immesse nell’ambiente, evidenzia che quasi tutti i valori segnalati superano i nuovi limiti di sicurezza proposti dall’Ue. Ci sono casi in cui lo sforamento è grande: il 24% dei valori in Svezia, il 19% in Francia e il 15-17% in Austria e Spagna superano il limite di 500 volte o più mentre alcuni campioni provenienti da Svezia, Germania e Spagna hanno superato lo standard proposto di oltre 10.000 volte.
«L’inquinamento da PFAS delle acque dell’UE e della sua fauna selvatica è diffuso, ma gravemente sottostimato – affermano Sara Johansson e Athénaïs Georges, EEB – Sono necessari con urgenza obblighi coerenti per gli Stati membri affinché agiscano per limitare l’ulteriore inquinamento delle acque, ad esempio introducendo permessi di scarico più rigorosi per le industrie. Esortiamo le istituzioni dell’UE a smettere di ritardare gli interventi e ad adottare standard UE aggiornati in materia di inquinamento delle acque, con l’obbligo vincolante per gli Stati membri di includere misure per limitare l’ulteriore inquinamento da PFAS e altri inquinanti prioritari nei prossimi piani di gestione dei bacini idrografici».
A oggi gli Stati sono tenuti a monitorare solo i PFOS e non il lungo elenco di PFAS nocivi. C’è una proposta della Commissione europea che vuole aggiornare le norme sull’inquinamento delle acque e regolamentare altri PFAS ma, denuncia l’EEB, “ha subito diversi ritardi, con i governi che ora cercano di posticipare la conformità fino al 2039, sprecando potenzialmente più di un decennio di azioni nella lotta urgente contro l’inquinamento tossico”. L’Ufficio chiede un’azione immediata contro l’inquinamento da PFAS.

