Carovana dei ghiacciai, la montagna cambia e il ghiaccio sparisce (Foto Legambiente)

La montagna cambia e i ghiacciai arretrano. In 60 anni sulle Alpi italiane si è persona un’area glaciale di oltre 170 km2, pari alla superficie del Lago di Como. I ghiacciai dell’arco alpino condividono quasi tutti lo stesso destino: sorvegliati speciali, stanno arretrando, fondono a ritmi preoccupanti in una montagna sempre più fragile. Carovana dei ghiacciai 2025, la campagna di Legambiente in collaborazione con Cipra Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, traccia il bilancio finale di questa edizione e sottolinea tre grandi tendenze: fusione dei ghiacciai, degradazione del permafrost, instabilità dei versanti montuosi.

Crisi climatica sulle Alpi

La crisi climatica colpisce le Alpi e non conosce confini. Il permafrost, lo strato di terreno e roccia che rimane ghiacciato per almeno due cicli stagionali consecutivi, si sta degradando e la sua temperatura aumenta. In Germania è destinato a scomparire nell’arco dei prossimi cinquant’anni.

«Anche quest’anno con Carovana dei ghiacciai 2025 – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – abbiamo portato in primo piano il tema degli evidenti effetti della crisi climatica in alta quota. Dati ed evidenze che ci portano nuovamente a chiedere urgentemente azioni di mitigazione puntando sulle energie rinnovabili e la riduzione delle emissioni climalteranti e di adattamento con un piano nazionale di misure e azioni efficaci».

I ghiacciai e la montagna che cambia

Carovana dei ghiacciai è partita con un’anteprima sull’Adamello ad agosto e ha osservato otto ghiacciai, cinque in Italia e tre all’estero. I ghiacciai alpini stanno arretrando, perdono area e spessore, mentre gli ecosistemi di montagna cambiano. I ghiacciai diventano più neri perché coperti da colate di detriti.

Nel ghiacciaio di Solda del gruppo Ortles-Cevedale, monitorato dal Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige, nel 2025 la fronte è arretrata di 26 metri rispetto al 2024, sono evidenti colate detritiche e crolli, lembi di ghiacciaio morto, ma anche rock glacier, mentre il bosco e nuovi ecosistemi occupano gli spazi dove prima c’era il ghiaccio. Montagne e ghiacciai sono sempre più fragili per l’impatto degli eventi meteo estremi, come accade e sul ghiacciaio del Ventina in Lombardia, seguito dagli operatori del Servizio Glaciologico Lombardo e segnato negli ultimi anni da piogge alluvionali che hanno aumentato le colate detritiche.

«Con Carovana dei ghiacciai 2025 – commenta Vanda Bonardo, responsabile nazionali Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia – quest’anno abbiamo fatto tappa in diversi luoghi dell’arco alpino tra cui anche Blatten, in Svizzera, dove tre mesi fa il collasso del ghiacciaio Birch ha spazzato via il villaggio a valle, mentre in Italia abbiamo osservato diversi ghiacciai alcuni dei quali non più misurabili come quello del Ventina o anneriti come quello di Solda a causa delle continue frane e crolli».

La richiesta all’Europa: «prevedere più azioni di mitigazione e di adattamento e avviando un monitoraggio alpino a livello europeo».

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