Montagne innevate, Legambiente: ennesima stagione avara in Italia (Foto Pixabay)

Le montagne italiane sono sempre meno innevate a causa della crisi climatica. C’è un deficit di precipitazioni nevose del 44% in Italia, secondo il dato riportato da uno studio condotto dalla fondazione Cima nel dicembre 2023. Così la stagione sciistica 2023/2024 si è caratterizzata per l’ennesimo periodo avaro di neve. Nonostante le precipitazioni di inizio anno il Centro Europeo Meteo prevede fino a +3°C al di sopra della media nei prossimi mesi. Dunque, un nuovo cattivo record per le montagne italiane.

Legambiente e il Comitato Glaciologico confermano l’andamento negativo nel IV report “Carovana dei ghiacciai 2023”. L’associazione ambientalista, infatti, registra lo zero termico sulle Alpi a quota 5.328 e 144 eventi meteorologici estremi nelle regioni dell’arco alpino. In questo bilancio, il fenomeno a pesare maggiormente su montagna e ghiacciai è il caldo torrido.

«Ci lasciamo alle spalle un 2023 che è stato l’anno più caldo sulla Terra nell’ultimo secolo e mezzo. Un dato allarmante e preoccupante» spiega il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti.

Inoltre, è il gruppo dell’Adamello , da quanto rilevato dall’Osservatorio Città clima di Legambiente, ad avere meno neve e dove il persistere del riscaldamento climatico incrementa l’instabilità geomorfologica con frane, crolli di ghiaccio e di roccia. L’Adamello-Mandrone, infatti, presenta con maggiore frequenza crepacci circolari detti calderoni che portano a repentini crolli di ghiaccio. Quindi per far fronte a tale emergenza i comuni delle principali località sciistiche italiane utilizzano la neve artificiale.

In Italia 142 bacini per neve artificiale

Il nostro paese, stando alle ultime stime disponibili, è tra quelli che più dipendono dalla neve artificiale col 90% delle piste innevate artificialmente.

Legambiente ha censito 142 bacini idrici artificiali usati nelle montagne italiane. Il record va al Trentino-Alto Adige con 59 strutture, seguito da Lombardia con 17 bacini e dal Piemonte con 16 invasi.

Questa pratica è molto dispendiosa e si riversa soprattutto sul consumo dell’acqua, delle energie e delle risorse pubbliche.

Legambiente stima che «considerando che in Italia il 90% delle piste è dotato di impianti di innevamento artificiale il consumo annuo di acqua già ora potrebbe raggiungere 96.840.000 di m³ che corrispondono al consumo idrico annuo di circa una città da un milione di abitanti».

Per di più «non si considera- spiega Vanda Bonardo ,responsabile nazionale Alpi di Legambiente- che se le temperature aumenteranno oltre una certa soglia, l’innevamento semplicemente non sarà più praticabile se non in spazi molto ristretti di alta quota… tanto da permettere l’accessibilità dello sci alpino unicamente ad una ridotta élite». Per questo con il report Nevediversa, Legambiente denuncia il tema dell’innevamento artificiale e mostra quegli esempi virtuosi territoriali.

 

Sos neve, l’Italia punta sulla neve artificiale, ma non è sostenibile (Foto di andrea77n da Pixabay)

Un turismo ecosostenibile si può

Dunque è possibile ripensare il turismo invernale e di montagna in chiave sostenibile.

L’associazione ambientale lo dimostra con dieci territori tra le Alpi (incluse quelle svizzere e austriache) e la dorsale appenninica che si distinguono per l’uso di un nuovo modello di abitare la montagna.

In Svizzera, le stazioni sciistiche di Monte Tamaro e Cardata si sono reinventate. Infatti, nel 2003 le scarse nevicate mettono in difficoltà economica i gestori degli impianti che hanno rinunciato al turismo invernale tradizionale. Da allora la località svizzera è un grande parco divertimenti estivo con slittovia biposto, sentieri per escursioni e un centro termale. A 1.867 metri di altitudine (circa 30 minuti dalla vetta) si trova il rifugio Capanna Tamaro ricavato da una struttura militare e più volte ristrutturato.

Tra le provincie di Parma e Reggio Emilia, la Cooperativa Valle dei Cavalieri è un punto di forza del parco nazionale dell’Appenino tosco-emiliano. Infatti, i turisti possono svolgere attività outdoor come ciaspolate, trekking e mountain bike.

Di fronte a questo quadro, Legambiente chiede stanziamenti economici più consistenti per il turismo montano ecosostenibile. Ad oggi, dichiara l’associazione ambientalista, «in montagna nevica sempre meno, aumentano costi e consumi per innevare artificialmente le oltre 5mila km di piste da sci e il Ministero del Turismo stanzia 148 milioni di euro per finanziare gli impianti di risalita contro i 4 milioni messi a disposizione per la promozione dell’ecoturismo». Una sproporzione evidente in quanto l’innevamento artificiale è una pratica molto inquinante. Dunque, servono, continua Legambiente « maggiori risorse economiche per il turismo sostenibile, stanziare le risorse per il PNACC e replicare quelle buone pratiche promotrici di un nuovo futuro per il turismo invernale ad alta quota».

 

di Sofia Cimorelli

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