Dal 1990 le emissioni globali di anidride carbonica sono aumentate del 50% circa: con l’attuale andamento si prevede che, entro la fine del secolo, la temperatura globale aumenterà di 3°C, con effetti disastrosi sugli equilibri ambientali e sociali. In Italia, dal 2014 al 2015 si è riscontrato un aumento del 3% delle emissioni. Il contrasto al cambiamento climatico si muove lungo due direttrici, una nazionale, l’adattamento, ed una globale, la mitigazione.

L’Agenda 2030, con il Goal 13, e il successivo Accordo di Parigi, sottoscritto dal mondo intero ed entrato in forza il 4 novembre 2016, stabiliscono le regole per la lotta al cambiamento climatico per il secolo in corso.

Sul piano globale, l’Italia si colloca, dopo il G7 di Taormina e il G20 di Amburgo a metà 2017, in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, avendo firmato con Francia e Germania un documento comune contro l’abbandono dell’Accordo di Parigi da parte degli Stati Uniti. L’Accordo di Parigi, secondo l’Italia, “non è negoziabile”, mentre la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha indicato l’intenzione di “fare da soli”. Nei prossimi mesi, quindi, assisteremo ad un cambio della geopolitica climatica a livello globale e all’interno dei singoli Paesi.

A livello nazionale, l’impegno dell’Italia per la lotta ai cambiamenti climatici è aumentato grazie alla elaborazione del Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti Climatici (Pnacc) e della Strategie Energetica Nazionale (Sen) che adotta i Target Eu 2030. Lo sforzo ulteriore che sembra essere necessario a questo punto è quello di integrare i Piani in una Strategia energetica, climatica e ambientale.

Secondo l’analisi di AsVis (Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile), l’Italia ha dimostrato un profondo impegno per il raggiungimento dei target previsti dall’obiettivo 13 dell’Agenda 2030 (“Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze”), ma su alcuni aspetti si riscontrano sostanziali carenze.

Per quanto riguarda il Target 13.3, ad esempio, ovvero “Migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale riguardo ai cambiamenti climatici in materia di mitigazione, adattamento, riduzione dell’impatto e di allerta precoce”, il Governo ha dato ampia rassicurazione sulla diffusione delle conoscenze climatiche che passerà attraverso un accordo operativo tra ministero dell’Ambiente e ministero dell’Istruzione, sebbene al momento ancora non si rilevano cambiamenti nei programmi delle scuole superiori e delle università.

Anche gli sforzi per il raggiungimento dei Target 13.a (“Dare attuazione all’impegno assunto nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici per raggiungere l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 congiuntamente da tutte le fonti, per affrontare le esigenze dei Paesi in via di sviluppo nel contesto delle azioni di mitigazione significative e della trasparenza circa l’attuazione e la piena operatività del “Green Climate Fund” attraverso la sua capitalizzazione nel più breve tempo possibile”) e 13.b (“Promuovere meccanismi per aumentare la capacità di una efficace pianificazione e gestione connesse al cambiamento climatico nei Paesi meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo concentrandosi, tra l’altro, sulle donne, i giovani e le comunità ed emarginate”) sono molto ridotti. Il Governo ha dichiarato, però, che rispetterà gli impegni di rifinanziamento del Global Climate Fund di Copenhagen, ormai vicini alla scadenza dei 100 miliardi di dollari/anno globali al 2020.

ASviS sostiene che, per realizzare l’obiettivo di stabilizzazione dell’aumento della temperatura a 1,5°C è necessaria e non più rimandabile, una riforma fiscale ecologica che includa i canali di finanziamento Emission Trade Scheme (Ets) europeo e Carbon Tax per finanziare le tecnologie low carbon e per promuovere l’occupazione e la competitività.

Si ritiene, inoltre, che la mitigazione richiesta dall’Accordo non si potrà raggiungere senza interventi mirati come: l’introduzione di un limite inferiore al prezzo del carbonio per i settori energetici ed energivori e una riforma fiscale, per gli altri settori, capace di portare il costo di mercato della tonnellata di Ghg (greenhouse gas – gas serra) al di sopra dei 50€.

Un’altra proposta riguarda l’integrazione della Sen con il Piano energia-clima in una Strategia energetica, climatica ed ambientale (Sean), capace di unificare le politiche del Paese, sostenendole con adeguati investimenti per la transizione ecologica e una nuova fiscalità, e di spostare progressivamente il carico dal reddito alle risorse ed alle esternalità ambientali negative.

Nel caso del’Obiettivo 13, l’ASviS non presenta ancora un indice composito, ma un indicatore particolarmente significativo (headline): gas serra totali secondo i conti delle emissioni atmosferiche.  Secondo questo indicatore la situazione migliora sensibilmente, dal 75,5 del 2004 al 135,5 del 2014, in gran parte a causa della crisi economica e della riduzione dell’attività produttiva.

 

Notizia pubblicata il 18/10/2017 ore 10.50

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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