Uno studio del PoliMI conferma il ruolo degli allevamenti intensivi nell'inquinamento in Lombardia (Foto Pixabay)

Un recente studio condotto dal Politecnico di Milano (PoliMI) ha rivelato dati significativi riguardo all’inquinamento in Lombardia, mettendo in luce il ruolo degli allevamenti intensivi. Questa ricerca ha sollevato ulteriori preoccupazioni riguardo all’impatto ambientale delle pratiche agricole intensive nella regione. A darne notizia è Greenpeace, che ribadisce come l’inquinamento dell’aria sia da tempo una questione critica in Lombardia, una delle regioni più industrializzate d’Italia. Tuttavia, mentre l’attenzione è spesso concentrata sull’industria e sui trasporti, il nuovo studio del PoliMI sottolinea il contributo significativo causato dagli allevamenti intensivi.

 

Allevamenti intensivi, proposta di legge per la transizione agroecologica della zootecnia (Foto Pixabay)

 

L’inquinamento da allevamenti intensivi

Gli allevamenti intensivi, che concentrano grandi quantità di animali in spazi ridotti, producono una vasta quantità di rifiuti organici. Questi rifiuti, composti principalmente da letame e urina, rilasciano ammoniaca nell’aria e nitrati nel suolo e nelle acque sotterranee. L’eccessiva presenza di questi composti è dannosa per la salute umana e per l’ambiente.

L’analisi ha preso in considerazione la Lombardia in quanto particolarmente soggetta a inquinamento da PM2,5. L’intervallo temporale preso in considerazione dalla ricerca va da maggio 2020 a dicembre 2021, infine, I dati sono stati elaborati tramite un innovativo sistema di GEOAI (Geomatics and Earth Observation Artificial Intelligence).

Secondo i risultati dello studio del PoliMI, le regioni con una maggiore densità di allevamenti intensivi mostrano livelli più elevati di inquinamento atmosferico da PM2,5: in particolare, la presenza di ammoniaca nell’aria e di nitrati nelle acque superficiali è direttamente correlata alla vicinanza degli allevamenti. Anche i cereali, in particolare i campi di mais coltivati per diventare mangime destinato agli allevamenti intensivi, hanno effetti deleteri per l’ambiente.

Questi risultati non sorprendono gli esperti ambientali, che da tempo mettono in guardia contro gli effetti nocivi degli allevamenti intensivi sull’ambiente. Tuttavia, la conferma scientifica fornita dallo studio del PoliMI dovrebbe fungere da catalizzatore per azioni concrete da parte delle autorità regionali e nazionali.

È essenziale che vengano adottate misure volte a mitigare l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi in Lombardia e in altre regioni. Ciò potrebbe includere la promozione di pratiche agricole più sostenibili, come l’adozione di tecniche di allevamento meno intensive, l’implementazione di sistemi di gestione dei rifiuti più efficienti e l’attuazione di regolamenti più rigorosi sulle emissioni di ammoniaca e nitrati.

Tuttavia, affrontare l’inquinamento causato dagli allevamenti intensivi richiede anche un approccio sistemico e collaborativo che coinvolga il governo. Greenpeace, insieme a Isde, Lipu, Terra! e WWF hanno esposto, a tal proposito, una proposta di legge volta al cambiamento degli allevamenti intensivi in Italia. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica è altrettanto fondamentale per promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza di ridurre l’impatto ambientale.

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