La Commissione agricoltura della Camera dei deputati ha votato a favore della modifica della legge 138 che disciplina la produzione di yogurt: ok al latte concentrato, no al latte in polvere. Ed è subito polemica. La Lega si ritiene soddisfatta di questo voto, poiché si è evitato l’utilizzo del latte in polvere e si è permesso quello del latte concentrato che per forza di cose viene utilizzato nella produzione dello yogurt, in quanto viene tolta una percentuale di latte del 20%. Innumerevoli sono le reazioni negative al voto.

"Eravamo contrari allo yogurt fatto con il latte in polvere, ci opponiamo allo stesso modo a quello realizzato con il latte concentrato" afferma il vicepresidente di Confagricoltura (con delega per il settore zootecnico) Antonio Piva che sottolinea: "la concentrazione è comunque un’alterazione della materia prima, in presenza di un prodotto che non ha le caratteristiche del latte e che deve poi essere rigenerato e ricostruito". "Penso si possa dire sotto il profilo qualitativo che il latte concentrato è un prodotto manipolato – conclude il vicepresidente di Confagricoltura – Lo yogurt non deve essere la testa di ponte verso una più ampia e dirompente liberalizzazione delle attività produttive ed un ulteriore elemento di destabilizzazione del mercato lattiero-caseario nazionale, fortemente influenzato e condizionato dal prodotto d’importazione".

La decisione della Commissione Agricoltura non piace neanche a Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, Presidenti di Adusbef e Federconsumatori, preoccupati per la "competizione sleale che inevitabilmente si realizzerà provocando danni alle imprese nazionali" e "per il deficit informativo che subiranno i consumatori di fronte a scelte di prodotti che, avendo la medesima denominazione commerciale, contengono differenti proprietà". Lannutti e Trefiletti precisano che "il latte concentrato di norma è ottenuto a partire dal latte a lunga conservazione, che spesso è realizzato dal latte ritirato dai supermercati a pochi giorni dalla scadenza". "Utilizzare perciò , in sostituzione del latte fresco altri tipi di latte rendono il prodotto finale diverso da quello riconosciuto dai consumatori e ciò, lo ribadiamo, non ci piace proprio per nulla assieme alla ricaduta negativa che queste scelte comporteranno nei confronti delle produzioni delle nostre stalle".

Commento più che negativo da parte di Coldiretti, secondo cui "il tentativo di mettere in commercio in Italia lo yogurt ottenuto da latte concentrato senza alcuna indicazione in etichetta va fermato perché inganna i consumatori e danneggia gli allevatori". "La modifica della norma viene giustificata con la necessità di ridurre i costi di trasporto, poiché il concentrato occupa meno spazio del latte fresco, senza considerare tuttavia – denuncia la Coldiretti – il forte impatto che ha sulle caratteristiche qualitative del prodotto in vendita. Un danno per i consumatori e per i produttori perché si consente di utilizzare concentrato a basso prezzo importato anche da paesi extracomunitari invece del buon latte fresco delle campagne italiane. Un effetto molto probabile se si considera che sono stranieri 3 dei primi 4 produttori che coprono il 60% del mercato nazionale dello yogurt".

Anche Coldiretti parla di "deficit informativo che i consumatori avranno di fronte alla scelta di prodotti aventi la medesima denominazione commerciale ma differenti proprietà". "Difatti, il latte concentrato è di norma ottenuto a partire dal latte a lunga conservazione e ritirato dai supermercati pochi giorni prima della scadenza. Sicuramente non è in gioco la sicurezza ma l’impiego di additivi antiossidanti e stabilizzanti per la conservazione del prodotto in sostituzione del latte fresco rendono il prodotto finale sostanzialmente diverso da quello conosciuto. I consumatori – puntualizza la Coldiretti – non hanno alcuna possibilità di distinguere in etichetta il prodotto industriale ottenuto da concentrato da quello tradizionale. L’inganno è ancora piu’ grave poiché – sostiene la Coldiretti – le vendite di yogurt crescono in modo costante soprattutto nei consumi delle giovani generazioni che vedono questo prodotto caseario come un alimento salutistico. Ogni italiano ne consuma in media 7 chilogrammi all’anno e nel primo semestre del 2011 nonostante la crisi le quantità acquistate dalle famiglie italiane sono cresciute dell’1%".


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