"L’occupazione manu militari della Val di Susa per imporre l’apertura del cantiere di Venaus è un atto inaccettabile e surreale nella evidente sproporzione tra causa ed effetto: è urgente che si ritorni alla politica, ripartendo con una vera valutazione d’impatto ambientale e di rilevanza strategica dell’opera". Questo è il commento del presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta all’ulteriore inasprimento dello scontro tra la popolazione della Val di Susa e le istituzioni con la "militarizzazione" del sito dove si dovrebbe cominciare a scavare la prima galleria.

Infatti, mentre continuano inarrestabili le manifestazioni degli abitanti della valle, dei numerosi comitati locali e delle associazioni ambientaliste che si oppongono alla realizzazione del nuovo tracciato ferroviario tra Torino e Lione (parte integrante del progetto europeo di Corridoio 5 per il collegamento tra Lisbona e Kiev) ed in particolare, alle perforazioni delle montagne necessarie per realizzare le gallerie sotto cui transiteranno i binari dei treni ad alta velocità (TAV), il braccio di ferro che nelle ultime settimane aveva raggiunto i picchi di maggiore tensione è giunto alla fase decisiva con l’intervento dell’esercito come guardiano della continuazione dei lavori progettati. Come afferma il presidente di Legambiente "Le istituzioni piemontesi devono dissociarsi dalla scelta del governo nazionale di trattare la Val di Susa come fosse l’Iraq: devono farlo subito, prima che si chiudano definitivamente i residui spiragli di dialogo" .

"Chi si oppone alla TAV – continua Della Seta – solleva questioni di merito e soprattutto protesta perché questa opera, per effetto della Legge Obiettivo, non è mai stata sottoposta ad un’analisi seria e preliminare delle conseguenze ambientali e della utilità rispetto allo scenario, in sé condivisibile, del Corridoio 5. Per questo l’associazione ambientalista è schierata al fianco delle comunità della valle, per questo chiediamo al Presidente della Regione Bresso e al presidente della provincia di Torino Saitta di impegnarsi perché finalmente si ritorni a ragionare, perché questa grande infrastruttura dal costo previsto di 15 miliardi di euro venga ricondotta in un quadro di valutazioni preventive che ne chiariscano la compatibilità ambientale e la strategicità rispetto all’obiettivo, per noi prioritario, di spostare merci e passeggeri dalla strada alla ferrovia".

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