La Carta d’Identità Elettronica doveva sostituire quella cartacea a partire dal primo gennaio di quest’anno ma la scadenza non è stata rispettata. Il nuovo documento avrà un costo di 30,50 euro e i punti critici sono ancora molti: fra i principali, l’organizzazione e i costi del documento, i tempi di rilascio e gli effettivi servizi che dovranno essere caricati sulla Carta di Identità Elettronica, un progetto che a sua volta si sovrappone alla Carta Nazionale dei Servizi e alla Tessera Sanitaria. La diffusione del documento chiama in causa anche i problemi legati alla protezione dei dati personali e delle misure di sicurezza, l’uso dei dati biometrici da parte di chi non ha il diritto di usarli e le possibilità di controllo del cittadino, come ha rilevato il Presidente dell’Autorità Garante della Privacy Franco Pizzetti. Questi i temi affrontati oggi a Roma nell’ambito del convegno "La Carta d’Identità Elettronica in Italia e in Europa", organizzato dalla Link Campus University of Malta.

La Link Campus ha effettuato una indagine sulla sperimentazione della CIE individuando 159 Comuni aderenti e selezionando un campione di 106 Comuni. Su questi ultimi, dunque, solo 56 sono partiti con la sperimentazione: non tutti sono organizzati per il rilascio a vista della CIE, i tempi di connessione con il Ministero degli Interni sono lunghi e difficoltosi, per la carenza di fondi non c’è la possibilità dell’outsourcing, ci sono problemi di allineamento con le banche dati e i tempi di rilascio si aggirano intorno ai 15 minuti. "Serve una riconfigurazione giuridico-normativa sui processi di rilascio – ha commentato il Coordinatore del Centro Studi Pasquale Russo – L’uso delle nuove tecnologie non va preso come un processo meccanico fordista ma è processo inferenziale e culturale".

L’idea normativa della CIE nasce nel 1997 ma a dieci anni di distanza ancora si continua a discutere. "Non è che si è pensato la CIE troppo in grande e si è volato troppo alto?": questo l’interrogativo di Mauro Parducci, Presidente DeA, che ha sottolineato le carenze della sperimentazione e la mancanza dei piccoli Comuni. Si sono spesi centinaia di milioni di euro su tre progetti, la CIE, la Tessera Sanitaria e la Carta dei Servizi, mentre servirebbe, afferma Parducci, ricondurre i progetti a unità e che "lo strumento elettronico sia certo, chiaro e condiviso da tutti". Fra i punti critici ci sono i tempi di rilascio, che andrebbero ripensati adottando la modalità asincrona, e la titolarità (chi rilascia la CIE). Ci sono i costi: "Non è solo una questione politica ma sociale. Oggi pago 5 euro una carta con le mie generalità. Vado a comprare un pezzo di plastica con le stesse generalità a 35 euro. Perché pagare sette volte un bene uguale? L’innovazione tecnologica vince quando fa risparmiare tempo e denaro". Da qui il quarto ordine di criticità che riguarda i servizi: "La Carta d’Identità – afferma Parducci – ha valore se ci sono i servizi". Ma un conto sono quelli erogati da una grande città e un conto i servizi che possono essere erogati da un piccolo Comune. "Quello dei servizi è un problema territoriale, se li metto nella Carta d’Identità questo porta benefici in parte al cittadino ma in gran parte ai gestori del servizio, che siano dunque loro a pagare il costo dei servizi. La Carta d’Identità deve essere fatta, la CNS e la Tessera Sanitaria non servono a niente. Chiediamo al Governo che faccia progetto unico e unitario che tenga conto delle criticità".

Secondo quanto ha affermato Alessandro Francioni dell’ANUSCA "la CIE nella sperimentazione è stata accolta con entusiasmo dai cittadini ma non è ancora nota nelle sue potenzialità". E se fra i benefici ricadono la praticità, la possibilità di esercizio dei diritti digitali e l’accorpamento con codice fiscale e tessera elettorale, fra i dubbi ci sono il costo eccessivo del documento per il cittadino, la mancata previsione di contributi per i Comuni, la lentezza dell’avvio della fase a regime e le difficoltà operative dei piccoli Comuni.

Il decreto che impone un prezzo di più di trenta euro pone problemi di costo sociale. E ci sono altre difficoltà: la legge afferma che la Carta è rinnovabile nei sei mesi precedenti mentre il software ignora questo fatto e blocca le nuove emissioni; ci sono problemi in caso di furto o smarrimento, per i dati dei cittadini nati all’estero o per i cittadini che cambiano Comune. E altre difficoltà sono i costi della struttura, la diffusione della tecnologia necessaria a leggere i dati e la velocità del collegamento con il Centro Servizi del Ministero. "La CIE – ha detto Paolo Zocchi di UNARETE – dovrebbe inglobare i servizi della CNS e diventare strumento di integrazione principe sui cui inserire i servizi. Se il nuovo Governo non fa partire il progetto in 6-8 mesi, questo progetto non parte più".

Il Presidente dell’Autorità Garante della Privacy Franco Pizzetti ha richiamato l’attenzione sul problema relativo alla protezione dei dati personali e alla sicurezza dell’uso dei dati. "Molti aspetti dell’E-Government assumono particolare interesse se si riesce o si riuscisse ad avere standard comuni su un’area geografica sufficientemente ampia – ha detto Franco Pizzetti – L’appetibilità della Carta sanitaria elettronica con i dati essenziali che servono per un eventuale intervento d’urgenza è maggiore se è leggibile dal pronto soccorso inglese o estone, meno se ha dimensione limitata o regionale. L’ambito territoriale non è indifferente a valutare i costi".

"Più estendo l’ambito territoriale di validità dello strumento – ha argomentato il Garante – più mi interrogo su misure di sicurezza e modalità di accesso ai dati: il problema delle misure di sicurezza diventa rilevante". Il problema non riguarda la presenza in sé del dato biometrico. "È preoccupante l’uso del dato biometrico se usato da chi non ha il diritto di utilizzarlo – afferma Pizzetti – Messo su un supporto elettronico diventa una sequenza digitale e può essere rubato, può essere ricostruito, può essere utilizzato facendo in modo che avete bevuto un’aranciata a Vilnius". Da qui la preoccupazione legata alla creazione delle banche dati e le misure di sicurezza da adottare: "Se sulla Carta di Identità si mette un chip con dati sanitari deve essere soggetta a misure di sicurezza diversa". Da qui i problemi di una carta multifunzione, di banche dati cui ha accesso un numero elevato di funzionari e i rischi di scambio e controllo di informazioni e di dati personali. "Più la carta è multiservizi più il costo è il sistema di organizzazione complessivo – ha detto Pizzetti – L’uso dei dati è delicato perché più creiamo un sistema di accumulo e circolarità dei dati più creiamo possibilità di controllare il cittadino in ogni suo aspetto o profilo. Le innovazioni portano benefici e rischi: cerchiamo di massimizzare i benefici e limitare i rischi".

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