Se ne parla, e il solo parlarne legittima la preoccupazione: condono. Sull’ipotesi che circola in questi giorni, quella di inserire il condono fiscale e quello edilizio nel decreto sviluppo, è levata di scudi da parte di Consumatori e Ambientalisti. Per Adusbef e Federconsumatori, l’ipotesi di condono è "decisamente ridicola. Questo Governo – affermano in una nota – manca decisamente di inventiva e di coerenza se, per incamerare risorse da destinare allo sviluppo, l’unica strada che riesce ad individuare è quella dell’ennesimo condono. Dell’ennesimo sconto per coloro che hanno evaso le tasse ed eluso la legge".

Seguendo questa strada, continuano le due associazioni, si arriva al paradosso che invece di combattere l’evasione fiscale "alla prima occasione, ci si prepara a costruire corsie preferenziali per i ‘soliti dritti’, a discapito dei cittadini onesti. Siamo d’accordo sul fatto che il Paese abbia urgente bisogno di un rilancio basato sullo sviluppo e sull’innovazione, lo ribadiamo da tempo, ma le risorse non vanno trovate né gravando sulle tasche dei cittadini, né tantomeno incentivando l’evasione fiscale". Per Adusbef e Federconsumatori, il punto di partenza deve essere invece una seria lotta all’evasione fiscale a partire da "un aumento della tassazione al 15-20% dei capitali scudati".

Sul fronte del condono edilizio, la preoccupazione degli ambientalisti è che si continui a danneggiare il paesaggio e a dare vita ad abusi che vengono commessi proprio per la prospettiva di un imminente condono. "Anche il solo parlare del quarto condono edilizio in Italia è atto di irresponsabilità politica e scelleratezza civica", hanno detto WWF e FAI denunciando l’effetto annuncio di un provvedimento del genere.

"Ad oggi in Italia risultano ancora inevase centinaia di migliaia di pratiche relative al primo condono edilizio: quello del 1985 dell’allora Governo Craxi – spiegano – Il secondo condono, che risale al primo Governo Berlusconi del 1994, doveva consentire la sanatoria di cubature limitate annesse ad edifici esistenti ed invece, in un’infinità di casi, ha costituito addirittura il pretesto per aumentare gli abusi su cui ancora non era stata rilasciata la sanatoria. Il terzo condono del 2003, fatto sempre dal Governo Berlusconi, prevedeva la possibilità di sanatoria nelle aree protette e ha inoltre consentito di sanare abusi anche in situazioni estremamente delicate, come quelle sottoposte a vincolo paesaggistico o nelle aree urbane di significativo valore storico-architettonico". Un nuovo condono rappresenterebbe dunque "un vero e proprio codice rosso per le aree protette".

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