Acqua, è sempre più cara e il 40% va ancora dispersa (Foto di PublicDomainPictures da Pixabay)

La gestione dell’acqua in Italia ha forti criticità da risolvere. C’è lo stress idrico del territorio, la siccità, la dispersione idrica troppo alta. È un contesto complesso quello nel quale si collocano anche le tariffe dell’acqua, che sono quasi ovunque al rialzo. L’acqua è sempre più cara e la spesa media a famiglia nel 2022 è di 487 euro, in aumento in quasi tutti i capoluoghi di provincia. Oltre il 40% dell’acqua a livello nazionale va dispersa. Aumentano anche le città in cui viene disposto il razionamento dell’acqua. Ad Enna e Cosenza l’acqua è stata razionata per tutto il 2021.

Questo in estrema sintesi il risultato del nuovo Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, diffuso oggi in occasione della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo.

Il messaggio chiave che l’associazione vuole diffondere, come si legge nel dossier, è che in tema acqua «è fondamentale adottare comportamenti di consumo più consapevoli, a partire dalla reale percezione dei propri consumi (sprechi), e pretendere una governance del servizio che ne massimizzi l’efficienza in ogni sua fase così da ridurre gli sprechi e favorire in maniera sempre maggiore il riutilizzo».

 

 

Cittadinanzattiva Osservatorio prezzi e tariffe marzo 2023

 

Città che vai, tariffa dell’acqua che paghi

L’Osservatorio prende in esame le tariffe per il servizio idrico integrato applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2022 in riferimento ad una famiglia tipo composta da 3 persone un consumo annuo di 192 metri cubi. Nella composizione del costo finale sono comprese le voci relative a: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa (o ex nolo contatori), componenti di perequazione (UI1, UI2, UI3 e UI4) e Iva al 10%.

Nel 2022 una famiglia spende in media 487 euro per la bolletta idrica, con un aumento del 5,5% rispetto al 2021. Ci sono aumenti in tutti i capoluoghi di provincia, ad eccezione di Forlì-Cesena che registra una piccola variazione all’ingiù dello 0,6%.

L’incremento supera il 20% a Bolzano (+26,3%), Savona (+25,5%) e Trento (+21%); oltre il 10% in altri dodici capoluoghi, ossia Milano, Belluno, Sondrio, Como, Novara, Verbania, Chieti, Pescara, Pavia, Cremona, Catania, Messina.

Ci sono forti differenze a livello cittadino e regionale.

Frosinone resta in testa alla classifica delle province più care con una spesa media annuale di 883 euro (in aumento del 4,2% rispetto al 2021). Fra le città più care ci sono Grosseto e Siena con 854 euro, Arezzo con 837 euro, Pisa e Livorno con 834 e 833 euro.

Isernia conquista la palma di capoluogo più economico con 174 euro, seguita da Milano a 183 euro e Campobasso a 188 euro.

 

 

Cittadinanzattiva Osservatorio prezzi e tariffe marzo 2023 città più care

 

Acqua e regioni, dove costa di più e dove costa di meno

La Toscana rimane la regione più costosa e il Molise la più economica, mentre l’aumento maggiore per le tariffe dell’acqua c’è in Trentino Alto Adige.

Come rileva l’Osservatorio di Cittadinanzattiva, le regioni centrali si contraddistinguono in media per le tariffe idriche più elevate (664 euro, +5,2% rispetto al 2021). In Toscana la spesa media per famiglia è più elevata (770 euro, +5,5%) e tutti i suoi capoluoghi di provincia, ad eccezione di Carrara, rientrano nella top ten delle città più care per l’acqua. Il Molise invece è la più economica, con una spesa media a famiglia di 181 euro.

Il Trentino Alto Adige, che pure si conferma tra le regioni dove l’acqua costa meno, registra la variazione più cospicua rispetto all’anno precedente, +24,3%. Oltre che tra le regioni, evidenti differenze di spesa continuano ad esistere anche all’interno degli stessi territori. Ad esempio, nel Lazio, tra Frosinone e Rieti c’è una differenza di 483 euro. Altri esempi di simile portata si possono riscontrare in Sicilia, Toscana, Lombardia, Liguria e Calabria.

 

Cittadinanzattiva Osservatorio prezzi e tariffe marzo 2023 città meno care

 

 

La gestione dell’acqua in Italia

«Il caro energia, e l’inflazione che ne è derivata – oltre ad incidere pesantemente sulle bollette di luce e gas e sui prezzi di tutti i beni di largo consumo – ha determinato anche un incremento medio delle bollette di fornitura del servizio idrico, ben superiore rispetto a quanto registrato negli anni passati – spiega Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva – Se da un lato riteniamo indispensabile rafforzare gli strumenti a supporto delle fasce più deboli della popolazione, ampliando la platea degli aventi diritto al bonus sociale idrico e la diffusione dei bonus integrativi ancora previsti solo da un numero limitato di territori, dall’altro appare sempre più urgente la presa d’atto, da parte di tutti, degli elevati consumi e sprechi di acqua che avvengono nella quotidianità delle nostre azioni e porvi rimedio. Necessità dettata non solo da ragioni di risparmio economico ma anche al fine di salvaguardare una risorsa che, a causa dei cambiamenti climatici in atto, inizia a porre questioni di scarsità anche nel nostro Paese».

«Ancora più urgente – prosegue – è l’intervento sulle infrastrutture per evitare la perdita di circa la metà dell’acqua immessa nelle tubature. A tal fine speriamo che un contributo possa venire dagli interventi cui sono state destinate le relative risorse del PNRR nella speranza che saranno rispettati i tempi previsti per affidamenti degli appalti (settembre 2023) e conclusione dei lavori (marzo 2026). Sempre con riferimento al PNRR aspettiamo inoltre l’impegno delle risorse destinate all’adeguamento dei servizi di fognatura e depurazione con particolare riferimento alle aree per le quali siamo sottoposti a procedure di infrazione europee a causa delle quali, dal 2018 a marzo 2022, abbiamo già pagato oltre 140 milioni di euro di sanzioni e corriamo il rischio di pagarne altre. Anche questo si configura come spreco di denaro pubblico altrimenti destinabile al miglioramento del servizio».

 

Cittadinanzattiva Osservatorio prezzi e tariffe marzo 2023 razionamento acqua

 

Acqua, dispersione idrica e consumi

In Italia la dispersione idrica raggiunge il 42,2% come territorio complessivo italiano ma in alcune aree del Paese si disperde più della metà dei volumi d’acqua immessi in rete. È quanto accade in Abruzzo, Basilicata, Molise, Sardegna e Sicilia. Fra i capoluoghi di provincia spicca in negativo il dato di Latina, dove la dispersione idrica assume dimensioni anche superiori al 70%; in positivo Macerata con appena il 9,8%.

Cittadinanzattiva evidenzia anche che aumentano i comuni col razionamento dell’acqua. Nel 2021 rispetto all’anno precedente sono passati da 11 a 15 i capoluoghi di provincia in cui sono state adottate misure di razionamento dell’acqua per uso domestico su tutto o parte del territorio comunale. A Palermo si sono registrati 183 giorni di sospensione del servizio, 182 a Trapani e Agrigento. Su tutto il territorio di Cosenza l’acqua è stata razionata, con precise fasce orarie, tutti i giorni dell’anno; ad Enna solo in alcuni quartieri.

Un altro tema è quello del consumo/spreco di acqua. Gli italiani, ricorda Cittadinanzattiva, sono quelli che in Europa consumano più acqua: la media europea è di 120 litri per persona al giorno e quella italiana è di ben 236.

«Se ci attestassimo su un consumo di 150 mc l’anno invece di 192, risparmieremmo in media 129 euro – dice l’associazione – una famiglia toscana, la più tartassata a livello nazionale, potrebbe arrivare a pagare 235 euro in meno, ed anche una famiglia molisana avrebbe un risparmio di 42 euro sui 181 annui».


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy

Parliamone ;-)