Crisi climatica, in Italia l’acqua è troppa o troppo poca
L’acqua è una degli elementi che più risente della crisi climatica. Aumentano in Italia i periodi di siccità e allo stesso tempo gli eventi estremi come le alluvioni. Nel clima che cambia, l’acqua diventa troppa o troppo poca. Il dossier di Italy for Climate
“Troppa o troppo poca. L'acqua in Italia in un clima che cambia” (copertina dossier)
Crisi climatica e crisi dell’acqua sono oggi “due facce della stessa medaglia”. La crisi del clima si riflette nella crisi dell’acqua, che è uno degli elementi più esposti al cambiamento climatico. In Italia l’acqua è troppa o troppo poca. Sembra un paradosso, ma l’Italia si sta riscaldando a una velocità superiore alla media globale e questo ha effetti diretti e profondi sul ciclo dell’acqua e sull’equilibrio del bilancio idrico nazionale. L’aumento delle temperature intensifica e rende più frequenti sia i periodi di scarsità idrica, come le siccità, sia gli eventi estremi in cui l’acqua è eccessiva, come le bombe d’acqua e le alluvioni.
Milioni di famiglie vivono in aree a rischio alluvione, mentre gli eventi meteo estremi negli anni sono aumentati. I ghiacciai perdono acqua e intere aree del paese ormai convivono col rischio siccità.
II nuovo rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia” fotografa il legame fra risorsa idrica e crisi climatica: è stato presentato nell’ambito della Venice Climate Week 2026 da Italy for Climate, il centro studi su clima ed energia della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
Quando l’acqua è troppa
In Italia gli eventi estremi, come alluvioni e grandinate, sono quasi triplicati negli ultimi sei anni. Il Mediterraneo registra temperature ben oltre le medie storiche e Venezia, nel 2024, ha toccato il record assoluto di eventi di alta marea (oltre 200). Questo andamento si traduce anche in un costo crescente dei danni, che ha raggiunto i 145 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024, ma con una fortissima accelerazione registrata proprio negli ultimi anni.
Il Mare Nostrum è in sofferenza. L’impatto della crisi climatica non risparmia il mare. I mari infatti hanno assorbito circa il 90% del calore in eccesso prodotto dalle emissioni di gas serra. Il risultato è che nel 2023 il Mediterraneo ha superato per la prima volta la soglia dei 20°C di temperatura media annua superficiale e il trend è in crescita. Questo cambiamento altera la biodiversità marina e fa arrivare specie aliene invasive.
Alluvioni, grandinate, piogge devastanti: in sei anni sono triplicati gli eventi meteo estremi. Nel nel 2025 in Italia sono state censite 1.670 grandinate e piogge intense, contro 660 nel 2019. Il 60% di tutte le grandinate e le piogge intense degli ultimi anni sono concentrate in cinque regioni: Veneto, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Ci sono 2,9 milioni di famiglie che vivono in aree a rischio alluvione. E con loro edifici, aziende, beni culturali a rischio. Un pericolo che dipende non solo dal clima ma anche dalla cementificazione del territorio: nel 2024 sono stati cementificati 7.850 ettari di suolo, quasi il 70% in più rispetto al 2016, aumentando l’impermeabilizzazione dei suoli e il rischio di alluvioni.
Quando l’acqua è troppo poca
Allo stesso tempo, evidenzia il dossier, l’Italia dispone oggi di una quantità di acqua pro capite pari a circa la metà della media europea, in calo del 20% rispetto a un secolo fa. A fronte di questa ridotta disponibilità, l’Italia è il Paese che preleva più acqua in Europa, con livelli particolarmente elevati in agricoltura, negli usi civili e nell’industria, mentre i ghiacciai stanno scomparendo.
L’Italia è in stress idrico: preleva il 27% dell’acqua complessivamente disponibile sul territorio. Con questo indice di sfruttamento idrico, l’Italia è uno dei quattro Paesi europei, insieme a Malta, Cipro e Spagna, ad aver superato la soglia di allerta fissata al 20%. Inoltre la disponibilità d’acqua in Italia è diminuita del 20% in cento anni. Il 2022 è stato l’anno con minore disponibilità idrica da un secolo di rilevazioni, con meno della metà di acqua rispetto alla media dell’ultimo trentennio
. Un sintomo dell’impatto del riscaldamento globale sulla disponibilità della risorsa idrica riguarda anche le precipitazioni nevose, che si sono dimezzate dagli anni ’50 del secolo scorso (da più di 16 miliardi di m3 all’anno a 8). La superficie dei ghiacciai si è ridotta di oltre il 30% dagli anni Cinquanta a oggi. La Marmolada, il gigante di ghiaccio, nell’ultimo secolo ha perso l’80% del proprio volume e, secondo le previsioni, non vedrà il 2050.
«In Italia da anni stiamo assistendo ai mutamenti preoccupanti indotti dal riscaldamento globale sull’acqua del nostro Pianeta – spiega Andrea Barbabella, Responsabile Scientifico di Italy for Climate – Un Mediterraneo sempre più caldo comporta rischi diretti per la biodiversità, come testimonia l’aumento esponenziale delle specie aliene, ma anche per le coste e le città costiere, minacciate dall’innalzamento del livello del mare. Sulla terraferma assistiamo al paradosso della troppa o troppo poca acqua. Precipitazioni sempre più intense, che oramai sono la normalità piuttosto che l’eccezione, mettono a rischio la vita di milioni di persone, soprattutto nel nord Italia. Dall’altro lato, temperature sempre più elevate e assenza di pioggia nei mesi estivi per periodi prolungati minacciano soprattutto le regioni meridionali, con gli abitanti di alcuni capoluoghi che oramai si stanno abituando ad una nuova normalità: quella dei razionamenti nell’erogazione dell’acqua, che non sono più un’eccezione della stagione estiva».
