Abiti Puliti: H&M rispetti l’impegno a pagare salari dignitosi
Che fine ha fatto l’impegno preso da H&M nel 2013 di garantire un salario dignitoso a 850.000 dei suoi lavoratori? Mentre gli azionisti del marchio di abbigliamento “low cost” si riuniscono a Stoccolma per l’incontro annuale (AGM), la crescente coalizione internazionale che promuove la campagna “Turn Around, H&M!” richiama l’attenzione sul fatto che H&M stia lasciando senza risposte centinaia di migliaia di lavoratori in attesa di ricevere un salario dignitoso.
L’aumento del salario in busta paga non solo non si è materializzato nelle tasche dei lavoratori ma è completamente scomparso dalla comunicazione aziendale, così come dai documenti originali sono scomparsi dal sito web.
La comunicazione aziendale di H&M oggi si riferisce solo all‘introduzione del metodo del salario equo per le fabbriche dei fornitori. La richiesta formale di discutere, durante l’assemblea degli azionisti prevista per domani 8 maggio, dell’impegno assunto dalla multinazionale a garantire il salario dignitoso ai lavoratori tessili della sua filiera, non è quindi stata presa in considerazione.
Eppure l’impegno preso da H&M aveva trovato la positiva accoglienza da parte dei media e dei consumatori socialmente consapevoli; il fallimento dell’assunzione di responsabilità rischia perciò di compromettere la reputazione di H&M.
Dominique Muller di Labour Behind the Label (la Clean Clothes Campaign inglese) dichiara: “Un marchio che dichiara pubblicamente con molto clamore tali impegni e riceve per questo molto credito, deve dimostrare, chiaramente e pubblicamente, progressi misurabili e verificabili verso un cambiamento reale. Quello che H&M ci presenta invece, è un quadro molto vago, opaco e non significativo”.
La Clean Clothes Campaign ha ripetutamente, sebbene senza successo, invitato H&M a dichiarare chiaramente il parametro di riferimento per il salario dignitoso e a pubblicare altre informazioni necessarie a condurre una seria valutazione degli sforzi compiuti a riguardo.
Una recente dimostrazione sono i dati sui salari per paesi selezionati che H&M ha presentato in aprile. Sono focalizzati sulla differenza tra il salario minimo – che non è mai prossimo ad alcun livello credibile di salario dignitoso – e il salario medio più elevato nelle fabbriche dei fornitori di H&M.
In Cambogia ad esempio, i lavoratori sono pagati in media 166 euro al mese secondo H&M, e questo è superiore al salario minimo nazionale. Tuttavia un salario dignitoso dovrebbe essere di 396 euro al mese. In Indonesia H&M riporta lo stipendio medio mensile di 148 euro mentre la stima per un salario dignitoso è pari a 352 dollari. In Bangladesh, la cifra riportata da H&M è di 79 euro al mese a fronte di un salario dignitoso che dovrebbe essere quasi cinque volte più alto (374 euro). E ancora, a Bangalore, centro dell’industria indiana dell’abbigliamento, i lavoratori portano a casa 111 euro al mese.
E così molti lavoratori hanno già aderito alla campagna “Turn Around, H&M!”, invitando l’azienda a rispettare gli impegni assunti durante la manifestazione pubblica tenutasi a Bangalore lo scorso 1° maggio.
La situazione non sembra migliore in Europa. “Abbiamo recentemente parlato con un certo numero di lavoratori che producono vestiti per H&M, e senza eccezione, guadagnano molto meno di quello di cui avrebbero bisogno per essere in grado di soddisfare i bisogni primari per se stessi e le loro famiglie e così avere una vita dignitosa”, ha detto Bettina Musiolek, coordinatrice del gruppo dei Paesi produttori europei della Clean Clothes Campaign.
H&M dichiara di rifornirsi da 1.668 fabbriche in tutto il mondo che impiegano oltre 1,6 milioni di persone. Le pratiche commerciali dell’azienda perciò influenzano direttamente moltissime persone.

