Animali in città, Legambiente: troppi cani vaganti e randagi, continua la piaga dell’abbandono (Foto Pixabay)

L’uomo non è il migliore amico del cane. O almeno non lo sono quanti prendono un cucciolo per poi disfarsene d’estate, quando è cresciuto, o dopo la pandemia, con la fine dello smart working e quando l’amico a quattro zampe richiede cura e attenzione e partecipazione alla vacanza in famiglia. Più in generale, se il cane è il miglior amico dell’uomo è pur vero che la gestione dei cani lascia molto a desiderare, se in Italia ci sono migliaia di cani vaganti e cani randagi. E che a livello gestionale mancano spesso controlli, regolamentazione e monitoraggio.

 

 

Animali in città, cani vaganti e randagi

“In Italia, ad oggi, mancano all’appello dell’anagrafe canina almeno 2 milioni di cani, di cui 1,5 milioni localizzati in sole 5 regioni del centro sud: Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Lazio. In particolare, a preoccupare nel 2022 è il numero dei cani vaganti (cani randagi e padronali con una gestione non controllata) che in tutta la Penisola oscilla tra 700 e 400 mila e quello dei cani randagi (senza proprietari che li rivendicano) tra 350 e 200mila”.

Sono i dati diffusi oggi da Legambiente che, in occasione della Giornata internazionale del cane randagio, ha pubblicato i risultati del dossier “Animali in città” – XII rapporto nazionale sulle performance 2022 dei Comuni e delle Aziende sanitarie nella gestione degli animali nelle città italiane.

Il fenomeno dei cani vaganti e randagi colpisce soprattutto il Centro Sud: Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Lazio registrano i numeri più significativi, spiega Legambiente, con un numero di cani vaganti complessivo che oscilla da 480 a 290 mila (solo nel Lazio ed in Campania, il numero di cani vaganti stimato oscilla da 200 a 120 mila cani) e un numero di cani randagi tra 240 a 145 mila.

La piaga dei cani abbandonati

Come ogni estate poi, torna purtroppo la piaga dei cani abbandonati. Nel 2022, secondo i dati forniti dalle Amministrazioni comunali, emerge la stima di 71.000 abbandoni, con una lieve flessione dell’1% rispetto al 2021, anno in cui, però, si era segnato un significativo aumento sul 2020 pari al 43%, “come conseguenza – spiega Legambiente – dell’acuirsi della crisi socioeconomica scaturita dopo la pandemia e del cessare delle condizioni nate con lo smart working una volta conclusa l’emergenza”.

Questi fattori hanno influito anche sul numero delle adozioni dei cani dai canili rifugio, dato che a partire dal post pandemia segna un trend in diminuzione, passando dal 53% del 2020, al 41% nel 2022 (-12%).

Le richieste di Legambiente

La presentazione di “Animali in città” è stata l’occasione per fare il punto della situazione con dati alla mano, premiare le realtà virtuose nell’offerta di servizi e in azioni dedicate alla prevenzione, e rilanciare in particolare tre proposte. Legambiente chiede di “potenziare l’approccio One Health, arrivare ad assumere a tempo indeterminato 10.000 veterinari pubblici in servizio entro il 2030, rendere pienamente operativo in tutte le regioni d’Italia il Sistema Informativo nazionale degli Animali da Compagnia (SINAC)” – alias anagrafe unica nazionale obbligatoria per tutti gli animali d’affezione – fondamentale per prevedere, organizzare e correttamente fornire i necessari servizi ai cittadini”.

«Con il nuovo rapporto Animali in Città – dichiara Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna e Benessere animale di Legambiente e curatore del rapporto – torniamo a ribadire che salute e benessere umano, animale e ambientale sono inestricabilmente interconnessi e devono essere affrontati in modo coerente e olistico, consapevoli che le malattie infettive di origine zoonotica sono sempre più comuni. Per questo è fondamentale aderire pienamente all’approccio “One Health” e puntare al rafforzamento della cooperazione, delle sinergie istituzionali in stretta collaborazione con la società civile. Le esperienze positive che raccontiamo all’interno di Animali in Città 2023 confermano che è possibile passare in Italia da un approccio basato sulla cura dei problemi ad uno che li prevenga».

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