Animali selvatici

Ogni settimana arrivano nuove segnalazioni: cervi inseguiti nei boschi, volpi attirate con cibo, cuccioli di orso braccati per una foto “da condividere”. I social, che trasformano ogni momento in un’occasione per un like, hanno alimentato una deriva pericolosa: l’incontro con gli animali selvatici non è più occasione di stupore e rispetto, ma diventa pretesto per spettacolarizzare.

Il prezzo? Lo pagano gli animali. A volte anche gli esseri umani. Come il motociclista che, pochi mesi fa, ha perso la vita dopo essersi fermato per un selfie con dei cuccioli di orso. Una tragedia che non ha fatto scuola.

Il selfie come forma di disturbo

Non serve toccare un animale per fargli del male. Anche solo inseguirlo per uno scatto rappresenta un’interferenza grave con i suoi comportamenti naturali. È quanto accaduto lo scorso fine settimana nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: una lupa con i suoi cuccioli è stata inseguita da alcuni turisti armati di smartphone.

Il Parco ha denunciato l’episodio definendolo un esempio lampante di “antropocentrismo e mancanza di scrupoli”. Questi atti, purtroppo, sono sempre più frequenti e spesso giustificati da chi si definisce “amante della natura”. Ma amare significa non disturbare.

Cinghiali sulla spiaggia, cervi nei sentieri, daini nei prati: animali selvatici continuamente foraggiati per ottenere uno scatto più ravvicinato. E ancora: stelle marine tolte dall’acqua solo per immortalare un momento effimero. Ogni gesto che costringe gli animali selvatici a comportamenti innaturali può compromettere il suo benessere, la sua sopravvivenza. Per un istante virale si genera una sofferenza reale.

Un clic può costare caro. Anche legalmente

Non si tratta solo di incoscienza: queste azioni sono anche illegali. Il Codice Penale, all’articolo 544 ter, punisce chi provoca sofferenze agli animali. Inoltre, la legge nazionale 157/92 e le direttive europee vietano il disturbo e il foraggiamento della fauna selvatica, che è patrimonio indisponibile dello Stato. Fotografare un animale da vicino, attirarlo, toccarlo o spostarlo dal suo habitat non è solo un problema etico. È un reato.

Oltre ai singoli turisti, cresce anche un mercato parallelo e ancora più grave: quello degli scatti a pagamento con animali selvatici o esotici. Succede sempre più spesso anche in Italia, riprendendo pratiche già diffuse in città come New York o Los Angeles. In questi casi, gli animali vengono tenuti per ore in ambienti artificiali, tra rumori, luci e folla, per assecondare un selfie che ha un prezzo in denaro e uno, più alto, in sofferenza.

L’amore per la natura non si dimostra con un post

“Ogni volta che interferiamo con la vita di un animale selvatico, lo sottoponiamo a stress, dolore e disorientamento”, spiega Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa.

“Farlo per un selfie è crudele e irresponsabile. L’amore per la natura non si dimostra con un post, ma con il rispetto”.

È questa la chiave del messaggio della campagna #NoSelfieConSelvatici, che invita tutti a riscoprire un rapporto sano con la fauna: fatto di osservazione, distanza e responsabilità.

È tempo di superare l’idea che ogni esperienza debba diventare contenuto. La natura non è uno sfondo da mettere in posa, né un trofeo da esibire. È un equilibrio delicato da ammirare senza intervenire. L’Enpa continuerà a documentare e denunciare, ma è solo con la collaborazione di ciascuno che sarà possibile cambiare rotta.

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