Asili nido, il Rapporto sui servizi educativi per la prima infanzia

Nel 2018 circa 348.200 famiglie dichiarano di aver avuto spese per asili nido pubblici o privati nel corso degli ultimi 12 mesi, per un ammontare di quasi 624 milioni di euro. Il carico medio che deve sostenere una famiglia per il servizio di asilo nido, pari a 1.570 euro nel 2015, sale a 1.996 euro del 2017.

Questo dato, riferito all’insieme delle famiglie che si avvalgono di asili nido pubblici e privati, non si discosta significativamente dall’importo medio per utente pagato ai Comuni come compartecipazione alla spesa per i nidi pubblici, pari a 2.009 euro l’anno.

Dal punto di vista dei costi sostenuti dalle famiglie, i servizi educativi per la prima infanzia hanno, quindi, un impatto significativo. È quanto emerge dal RapportoNidi e servizi educativi per l’infanzia, stato dell’arte, criticità e sviluppi del sistema educativo integrato”, frutto dell’accordo di collaborazione triennale stipulato a fine 2018 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le Politiche della Famiglia – l’Istat e l’Università Ca’ Foscari Venezia.

“Sulla possibilità di fruizione dei servizi educativi per la prima infanzia pesa anche un vincolo di natura economica, poiché il costo dei servizi non è esiguo e può essere non sostenibile per le famiglie a basso reddito e a rischio di povertà. – Si legge nel Rapporto – Paradossalmente dunque sono proprio i bambini che in maggior misura dovrebbero beneficiare della funzione di contrasto dei rischi di isolamento ed esclusione sociale e delle maggiori opportunità educative offerte dai nidi, quelli che maggiormente ne restano esclusi”.

 

Asili nido e servizi educativi per l'infanzia (Fonte: Istat)
Asili nido e servizi educativi per l’infanzia (Fonte: Istat)

Quali famiglie accedono ai servizi degli asili nido?

Dall’indagine sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie è stato riscontrato che il reddito netto delle famiglie che usufruiscono del nido è mediamente più alto di quello delle famiglie che non ne usufruiscono: 40.092 euro annui contro 34.572 euro.

Inoltre, dall’analisi risulta che le famiglie che tendono ad iscrivere i propri figli agli asili nido sono quelle in cui entrambi i genitori lavorano. Al contrario, tendono a non usufruire di tali servizi le famiglie monoreddito, a bassa intensità lavorativa e con minori disponibilità economiche.

“Oltre all’utilizzo del servizio crescente all’aumentare del reddito, si evidenzia quindi una particolare difficoltà delle famiglie più povere ad accedere al servizio. – Si legge nel Rapporto – Il rischio di povertà o esclusione sociale risulta quindi avere un impatto negativo discriminante sulle scelte familiari riguardo all’utilizzo del nido, a discapito della funzione di riequilibrio delle disuguaglianze socioeconomiche che tale servizio dovrebbe avere”.

Dal lato della domanda, sottolinea ancora il documento, il nido viene scelto spesso per necessità, nel caso in cui entrambi i genitori lavorino, piuttosto che per la sua valenza educativa; mentre, dal lato dell’offerta, influiscono fattori quali la concentrazione delle strutture nei territori maggiormente sviluppati dal punto di vista economico e i criteri adottati dai Comuni per le priorità di accesso ai servizi, che spesso privilegiano i bambini con entrambi i genitori che lavorano.

Il commento di Unione Nazionale Consumatori

“È evidente che solo le famiglie benestanti possono permettersi di pagare 2000 euro all’anno per mandare i figli all’asilo. Un costo che ha subito un incremento pazzesco del 27% in appena due anni, da 1570 euro del 2015 a 1996 del 2017 – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori

Ovvio, quindi, che il reddito delle famiglie che usufruiscono del nido sia più alto di quello delle famiglie che non ne usufruiscono, 40.092 euro annui contro 34.572 euro e che solo il 13,4% del 20% delle famiglie con redditi più bassi possa usufruirne contro il 31,2% del 20% più ricco, ossia quasi due volte e mezzo in più” .

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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