CPR, standard sanitari inadeguati. Accolto il ricorso di Asgi e Cittadinanzattiva (Foto Pixabay)
CPR, tutela della salute inadeguata. Accolto il ricorso di Asgi e Cittadinanzattiva
Il Consiglio di Stato ha parzialmente annullato il capitolato d’appalto dei CPR, Centri di permanenza per il rimpatrio. Vanno introdotte modifiche su tutela della salute e prevenzione del rischio di suicidio
Nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) gli standard sanitari sono inadeguati. Il Consiglio di Stato ha annullato in parte il capitolato d’appalto dei CPR e ha imposto al Ministero dell’Interno di introdurre modifiche significative in materia di tutela della salute e di prevenzione del rischio suicidario all’interno di queste strutture. Lo hanno annunciato ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Cittadinanzattiva, che avevano presentato un ricorso contro un decreto del Viminale del marzo 2024 contenente lo schema di capitolato d’appalto per la gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio.
«Questa sentenza in linea con la più recente giurisprudenza – spiega l’avvocata Ginevra Maccarrone di ASGI – ci conferma che il sistema dei CPR è totalmente inadeguato al nostro quadro costituzionale e la società civile si auspica la chiusura dei CPR che in nessun modo sembrano poter rispettare i valori fondanti della nostra società».
Assistenza sanitaria e personale insufficiente per le persone vulnerabili
Asgi e Cittadinanzattiva hanno impugnato il Decreto del Ministro dell’Interno del 4 marzo 2024 che ha approvato lo schema di capitolato d’appalto per la gestione e il funzionamento dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Hanno contestato in modo particolare “le disposizioni relative all’assistenza sanitaria e al personale medico-sanitario nei CPR, sostenendo che le previsioni fossero insufficienti a tutelare le persone con vulnerabilità psichiatrica o sottoposte a trattamento farmacologico”. Nelle contestazioni, il fatto che il monte ore del personale medico fosse inadeguato, mancassero procedure di osservazione all’ingresso, strumentazione salvavita e un piano antisuicidiario, e che il capitolato non applicasse gli stessi standard previsti per le carceri. In primo grado il ricorso è stato rigettato. Poi il Consiglio di Stato ha accolto l’appello, dando ragione alle associazioni e segnando – affermano Asgi e Cittadinanzattiva – “un’importante conquista per la giustizia sociale”.
CPR, quale diritto alla salute?
La sentenza n. 7839 del 7 ottobre 2025, spiegano le due associazioni, ha accolto l’appello contro il Ministero dell’Interno per l’illegittimità del Decreto Ministeriale del 4 marzo 2024, relativo allo schema di capitolato di appalto dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. “Questa decisione rappresenta una vittoria fondamentale per la tutela dei diritti delle persone trattenute nei CPR, in particolare per il diritto alla salute”.
Si tratta, spiegano, di un passo avanti per la tutela della salute di persone che si trovano in detenzione amministrativa, quale quella che migranti irregolari e richiedenti asilo subiscono nei CPR. Qui la gestione dei diritti fondamentali, quali salute, alimentazione, comunicazioni, è affidato ai gestori, soggetti privati. È dunque un sistema differente da quello penitenziario. Nel caso dei CPR, il Ministero dell’Interno stabilisce le linee guida attraverso il capitolato di appalto, sulla base del quale vengono redatti i bandi.
La sentenza del Consiglio di Stato, che fa proprie le criticità presenti nei CPR ed esposte in ricorso anche sulla base dei report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha evidenziato l’inadeguatezza del capitolato rispetto agli standard previsti dalla direttiva del 19 maggio 2022 (cd. Direttiva Lamorgese), nonché la necessità di una tutela sanitaria più stringente.
Tutela della salute e prevenzione del suicidio
Spiegano Asgi e Cittadinanzattiva: “In particolare, la sentenza sottolinea che le disposizioni in ambito carcerario relative alla tutela della salute e alla prevenzione del suicidio devono costituire un parametro minimo di riferimento per i CPR. Sebbene non sia obbligatorio applicare identicamente gli standard sanitari penitenziari nei CPR, le strutture carcerarie possono fungere da modello per migliorare gli standard di assistenza sanitaria e psicologica nei CPR. E questo, vale la pena aggiungere, soprattutto considerato che le persone costrette nei CPR non hanno commesso alcun reato. La decisione implica, inoltre, che i bandi redatti sulla base di questo capitolato sono illegittimi, e di conseguenza, le persone trattenute nei CPR non sono adeguatamente tutelate nel rispetto del loro diritto alla salute”.
Infine, questa sentenza è stata adottata in continuità con la sentenza n. 96 della Corte Costituzionale, che aveva già ammonito il legislatore sull’urgenza di intervenire in materia di CPR, poiché manca una normativa primaria che stabilisca parametri precisi riguardo alle condizioni di vita e alla tutela dei diritti fondamentali delle persone trattenute. Asgi e Cittadinanzattiva sottolineano infine il ruolo delle azioni collettive. Il percorso legale ha visto il coinvolgimento di numerose realtà civiche, tra cui A buon Diritto, ActionAid, Arci, Be Free, CILD, Giuristi Democratici, Psichiatria Democratica e Spazi Circolari. Il contenzioso, spiegano ancora le due associazioni, “ha facilitato la creazione di una rete intersezionale tra le associazioni che si occupano dei diritti delle persone straniere e quelle che si occupano di vulnerabilità psichiatriche e della tutela della salute nelle strutture di detenzione, che si affianca ai movimenti che, già da tempo, chiedono la chiusura definitiva di questi luoghi di trattenimento per persone che non hanno commesso alcun reato”.

