Diritti umani nel mondo, la crisi fra doppi standard e repressione del dissenso (Foto di Darwin Laganzon da Pixabay)

Il rapporto di Amnesty sui diritti umani nel mondo denuncia i doppi standard che vengono usati e che spianano la strada a nuove violazioni; la brutale repressione delle proteste e del dissenso in tutto il mondo; le pesanti violazioni dei diritti delle donne. Si parte dalla guerra in Ucraina per evidenziare i “doppi standard” che vengono adottati, di condanna in alcuni contesti e di silenzio in altri.

“L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ha dato luogo a numerosi crimini di guerra, ha generato una crisi energetica globale e ha favorito un’ulteriore frattura di un sistema multilaterale già indebolito – scrive Amnesty – Ha anche messo in evidenza l’ipocrisia degli stati occidentali, che hanno reagito con forza all’aggressione russa ma hanno condonato, o ne sono stati complici, gravi violazioni dei diritti umani altrove”.

Il “Rapporto 2022-2023. La situazione dei diritti umani nel mondo”, presentato oggi da Amnesty International (pubblicato in Italia da Infinito Edizioni) rivela come “i doppi standard e le risposte inadeguate alle violazioni dei diritti umani nel mondo abbiano alimentato impunità e instabilità, come nel caso dell’assordante silenzio sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita, della mancanza d’azione rispetto a quella dell’Egitto e del rifiuto di contrastare il sistema di apartheid israeliano nei confronti dei palestinesi”.

Il riassunto in un titolo? “Guerra, protesta e patriarcato”, scrive il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury.

Diritti umani e doppi standard

I doppi standard nei diritti umani spianano la strada a ulteriori violazioni, denuncia Amnesty. La rapida risposta che l’Occidente ha messo in campo davanti all’invasione dell’Ucraina contrasta con la risposta precedente ad altre violazioni dei diritti umani commesse dalla Russia e da altri Stati, con la mancata accoglienza dei profughi di altre guerre, con la mancata condanna di altre crisi come in Etiopia e Myanmar e come quella dei palestinesi in Cisgiordania.

Amnesty ricorda che i paesi dell’Unione europea “hanno aperto le frontiere alle persone in fuga dall’Ucraina dimostrando di essere, in quanto uno dei raggruppamenti più ricchi al mondo, più che in grado di ricevere grandi numeri di persone in cerca di salvezza e di dar loro l’accesso alla salute, all’educazione e all’alloggio. Al contrario, molti di quegli stati hanno chiuso le porte a chi fuggiva dalla guerra e dalla repressione in Siria, Afghanistan e Libia”.

«Le risposte all’invasione russa dell’Ucraina ci hanno detto qualcosa su ciò che si può fare quando c’è la volontà politica di farlo: condanna globale, indagini sui crimini, frontiere aperte ai rifugiati. Quelle risposte devono essere un manuale su come affrontare tutte le massicce violazioni dei diritti umani», ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Invece i doppi standard dell’Occidente hanno rafforzato la Cina e permesso a Egitto e Arabia Saudita di ignorare le critiche sulla loro situazione dei diritti umani.

«Gli stati applicano le norme sui diritti umani caso per caso, mostrando in modo sbalorditivo la loro clamorosa ipocrisia e i doppi standard. Non possono criticare le violazioni dei diritti umani in un luogo e, un minuto dopo, perdonare situazioni analoghe in un altro solo perché sono in ballo i loro interessi. Tutto questo è incomprensibile e minaccia l’intera struttura dei diritti umani universali – ha aggiunto Callamard – C’è anche bisogno che gli stati che finora hanno esitato assumano una chiara posizione contro le violazioni dei diritti umani ovunque si verificano. Servono meno ipocrisia, meno cinismo, più coerenza, più azione basata sull’ambizione e sui principi da parte di tutti gli stati per promuovere e proteggere tutti i diritti».

 

 

Diritti umani e repressione del dissenso

Le violazioni dei diritti umani nel mondo passano anche attraverso la brutale repressione del dissenso e delle manifestazioni di protesta. Non c’è solo la repressione dei dissidenti in Russia; ci sono giornalisti imprigionati in Afghanistan, Etiopia, Myanmar, Russia, Bielorussia e in decine di altri stati del mondo dove erano divampati conflitti; leggi di limitazione delle manifestazioni in paesi quali Australia, India, Indonesia e Regno Unito; la repressione delle proteste in Iran; l’uso della tecnologia come arma di disinformazione.

La violazione dei diritti delle donne

Gli stati non proteggono né rispettano i diritti e le donne ne pagano un prezzo altissimo.

La repressione del dissenso e gli approcci incoerenti ai diritti umani hanno avuto un profondo impatto anche sui diritti delle donne, ricorda Amnesty. Sono le donne che pagano il prezzo di queste politiche, sia in Occidente – con le leggi che vietano o limitano il diritto all’aborto in diversi Stati Usa e in Polonia – e in paesi quali l’Afghanistan e l’Iran, nei quali ci sono violazioni dei diritti delle donne e rivendicazioni di libertà soffocate nel sangue.

«È facile sentirsi privi di speranza di fronte alle atrocità e alla violenza ma, per tutta la durata dello scorso anno, la gente ha mostrato di non essere priva di potere – prosegue Callamard – Abbiamo assistito ad azioni iconiche di sfida, dalle donne afgane che sono scese in strada per protestare contro il dominio talebano alle donne iraniane che si sono tolte il velo in luoghi pubblici o che si sono tagliate i capelli per protestare contro l’obbligo di indossare il velo. Milioni di persone che sono state sistematicamente oppresse dal patriarcato e dal razzismo hanno manifestato per un futuro migliore. L’avevano fatto negli anni precedenti e l’hanno fatto anche nel 2022. Questo dovrebbe ricordare a coloro che detengono il potere che non staremo mai meramente a guardare quando assalteranno la nostra dignità, la nostra uguaglianza e la nostra libertà».

I diritti umani in Italia

Il rispetto dei diritti umani presenta molte lacune anche in Italia. Amnesty ricorda le preoccupazioni per la tortura e per l’uso della forza della polizia contro i manifestanti, la violenza contro le donne, il blocco delle persone soccorse in mare prima di poter sbarcare, le regole che limitano i soccorsi da parte delle Ong, i fenomeni di discriminazione. In alcune parti del paese, ricorda l’associazione, non viene garantito l’accesso all’aborto.

“L’accesso all’aborto è rimasto difficile in molte aree del paese a causa dell’elevato numero di medici e altri operatori sanitari che si sono rifiutati di fornire cure abortive. In alcune regioni, il loro numero raggiungeva il 100 per cento del personale medico competente”.

Amnesty ricorda anche che il Parlamento non è riuscito ad approvare una legislazione che estendesse alle persone Lgbti, alle donne e alle persone con disabilità le stesse tutele previste per altre vittime dei discorsi d’odio e crimini di odio basati su motivazioni razziste, religiose, etniche e nazionaliste. Mentre manca ancora una legge che garantisca la cittadinanza ai figli di cittadini stranieri nati o cresciuti in Italia. “Oltre un milione e mezzo di minori hanno continuato a subire discriminazioni e difficoltà nell’accedere ai propri diritti”.


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