https://www.pexels.com/it-it/foto/due-donne-che-utilizzano-sul-computer-portatile-nero-2041393/ (Foto CoWomen per Pixabay)
Disparità di genere, Unitelma Sapienza: ecco i meccanismi che bloccano le donne
Un’indagine dell’Università Unitelma Sapienza mette in luce come cura familiare, carriere frammentate e vulnerabilità economica alimentino un circolo vizioso di diseguaglianze.
Il nuovo studio “Determinanti strutturali e meccanismi di riproduzione delle diseguaglianze di genere”, presentato alla School of Gender Economics dell’Università Unitelma Sapienza, analizza i fattori che continuano a ostacolare la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il quadro che emerge è quello di un sistema in cui il lavoro di cura, la disparità economica e le ripercussioni psicologiche sono strettamente intrecciati.
Secondo i ricercatori, i primi vent’anni di carriera sono decisivi per la crescita salariale, ma per molte donne coincidono con periodi di maternità, riduzioni d’orario o pause forzate. Il risultato è una perdita permanente: i dati Inps mostrano che, al pensionamento, le donne percepiscono assegni inferiori del 37% rispetto agli uomini. Una distanza che si amplia nel tempo e non si colma mai.
Carriere più frammentate e promozioni più lente
Per chi resta nel mercato del lavoro dopo la nascita dei figli – solo quattro donne su cinque – lo studio mette in evidenza un ulteriore ostacolo: ritardi sistematici nelle promozioni. Le carriere maschili risultano infatti più lineari, meno segnate da part-time (spesso involontari) e congedi. Questa frammentazione pesa sulla progressione professionale, sul reddito e sulle opportunità di crescita.
La disparità, dunque, non nasce solo dal momento della maternità, ma da un modello organizzativo che continua a considerare il lavoro di cura come responsabilità primaria femminile.
Il carico di cura e l’impatto sulla salute mentale
Il report analizza anche le conseguenze psicologiche di questo squilibrio. Tra l’81% e l’83% delle duemila donne intervistate, nella fascia 25-45 anni, dichiara una forte stanchezza legata al carico di cura svolto quasi sempre in solitudine. Molte raccontano di non riuscire a ritagliarsi nemmeno un’ora tutta per sé nell’arco della giornata.
Questo stress continuo ha ricadute sulla salute mentale, sulla produttività e sul benessere complessivo, alimentando un circolo vizioso che riduce ulteriormente la capacità di crescita professionale.
Violenza economica e “contraccolpo maschile”
La ricerca approfondisce poi le forme, spesso invisibili, di violenza economica che attraversano la società e colpiscono anche professioniste e imprenditrici. Non si tratta solo di controllare denaro e risorse, ma anche di limitare autonomia e possibilità di scelta.
Un fenomeno particolarmente significativo è la cosiddetta “teoria del contraccolpo maschile”: in alcuni contesti patriarcali, l’avanzamento di carriera di una donna – e l’aumento della sua indipendenza economica – può generare reazioni violente mirate a ristabilire un presunto “ordine di genere”. Un meccanismo che rende ancora più difficile il percorso verso l’uguaglianza.
La necessità di un cambiamento culturale profondo
Per superare questi ostacoli strutturali, la direttrice della School of Gender Economics, Azzurra Rinaldi, sottolinea la necessità di un cambiamento culturale diffuso. La transizione passa attraverso l’introduzione sistematica dell’educazione affettiva nelle scuole, la diffusione dell’educazione finanziaria e programmi capillari di formazione rivolti all’intera società.
La presentazione del report in Senato rappresenta un passo significativo per portare questi temi al centro del dibattito politico e promuovere politiche capaci di ridurre concretamente le diseguaglianze di genere.
Verso un nuovo equilibrio sociale
La ricerca mostra che il divario di genere non è il risultato di scelte personali, ma l’esito di un insieme di meccanismi strutturali tuttora radicati. Ridefinire la distribuzione del lavoro di cura, garantire carriere meno penalizzanti, prevenire la violenza economica e sostenere il benessere psicologico sono gli elementi chiave per costruire un modello più equo.
Solo affrontando contestualmente questi aspetti sarà possibile immaginare un futuro in cui il percorso professionale e personale delle donne non sia più ostacolato da barriere culturali e sistemiche.

