Rimborsi dei pedaggi autostradali, i commenti dei consumatori (Foto Pixabay)
Rimborsi per pedaggi autostradali, i Consumatori: sistema fra luci e ombre
Dal 2026 scatteranno i rimborsi per i pedaggi autostradali in caso di cantieri e blocco del traffico. Nei commenti dei Consumatori, luci e ombre. Ci sono l’apprezzamento per il passo avanti ma il timore che i costi saranno scaricati sugli automobilisti
Dal 2026 scatteranno i rimborsi dei pedaggi autostradali per disagi legati alla presenza di cantieri e blocco del traffico per diverse cause. La novità è stata annunciata oggi dall’Autorità dei trasporti. Per l’Unione Nazionale Consumatori è un passo avanti importante ma non sufficiente. Per il Codacons, a pagare i rimborsi saranno gli stessi automobilisti. A fronte di chi è più critico, ci sono anche voci più positive. Per Assoutenti si tratta invece di “una misura attesa da anni e che finalmente riconosce il diritto dei cittadini a ricevere un indennizzo quando l’infrastruttura autostradale non garantisce un servizio adeguato”.
Costi scaricati sugli automobilisti
Sostiene il Codacons: “Il nuovo sistema dei rimborsi per i pedaggi autostradali presenta luci ed ombre che da un lato rischiano di limitare il diritto agli indennizzi in favore degli utenti, dall’altro scaricano sugli stessi automobilisti la spesa sostenuta dalle società autostradali per i ristori”.
Per l’associazione, il meccanismo dei rimborsi presenta “escamotage” che possono essere usati dai gestori autostradali in loro favore. “Ad esempio il rimborso non è dovuto se per il percorso è stata già prevista una riduzione generalizzata del pedaggio, situazione che in determinate circostanze potrebbe portare i gestori a ridurre le tariffe su alcune tratte particolarmente critiche, in modo da contenere la spesa legata ai potenziali rimborsi gli automobilisti. Saranno poi esclusi dagli indennizzi anche i disagi legati ai cantieri mobili, molto presenti sulla rete”.
Critica risulta, per l’associazione, la previsione di un diritto al rimborso integrale del pedaggio solo se l’automobilista rimane più di tre ore in autostradale. “Ma l’aspetto più critico riguarda la possibilità per le società autostradali di recuperare interamente la spesa per i rimborsi concessi aumentando le tariffe dei pedaggi”, prosegue il Codacons.
Per ritardi da cantiere, infatti, scatta un meccanismo per cui i gestori potranno recuperare fino al 2027 il 100% della spesa sostenuta (il 75% nel 2028, il 50% nel 2029 e il 25% nel 2030), mentre i rimborsi legati al blocco della circolazione potranno essere interamente recuperati dai concessionari tramite il pedaggio se il concessionario dimostra la forza maggiore, il rispetto dei vincoli informativi e l’adozione di tutte le misure necessarie per superare l’evento.
“In sostanza – conclude il Codacons – saranno gli stessi automobilisti, attraverso le tariffe autostradali, a pagare di tasca propria i rimborsi concessi per ritardi e blocchi del traffico”.
Prevedere anche un indennizzo
“Si è finalmente introdotto il sacrosanto principio che chi viaggia in autostrada ha diritto di poter andare velocemente e non certo di restare in coda per ore. Ora speriamo, però, che a questo primo passo ne seguano altri”, commenta a sua volta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Per l’associazione andrebbe previsto anche un indennizzo per gravi disservizi.
Spiega Dona: “Se l’automobilista resta imbottigliato, ad esempio, dovrebbe aver ha diritto non solo alla restituzione dell’intero importo pagato, ma, nei casi più gravi, laddove vi è stato un notevole disservizio e un forte disagio in termini di code, anche a un indennizzo supplementare. Indennizzo che, laddove vi siano responsabilità del gestore, ad esempio nel caso il consumatore non venga colpevolmente informato dei rallentamenti prima dell’ingresso in autostrada, dovrebbe avere un valore fortemente dissuasivo, sanzionatorio”.
L’associazione chiede dunque anche un risarcimento del danno. Il recupero delle somme versate, col meccanismo a scalare, viene considerato negativamente perché “pur comprendendo la necessità tecnica di un compromesso, essendo le concessioni già vigenti, con diritti acquisiti, resta evidente – afferma Dona – che per anni mancherà una vera penalizzazione per chi offre un servizio pessimo agli utenti, visto che i costi saranno comunque scaricati sugli automobilisti”.
Istituire un tavolo di coordinamento
“Esprimiamo un giudizio positivo sulla delibera Art perché introduce finalmente un quadro regolatorio moderno che riconosce un diritto sacrosanto dei consumatori. Tuttavia, affinché questo passo avanti non resti sulla carta, gli indennizzi devono essere proporzionati al disagio effettivamente subito dall’utente – spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – Le situazioni non sono omogenee: un rallentamento di 20 minuti può avere pesi diversi a seconda dell’ora, del giorno e delle finalità del viaggio. La misurazione dei tempi effettivi e degli scostamenti deve essere inoltre ineccepibile, verificabile e uniforme, soprattutto laddove più concessionari gestiscono tratti contigui, e occorre vigilare affinché la soglia minima dei rimborsi, i sistemi informatici e le tempistiche non rendano il diritto difficilmente esercitabile”.
Assoutenti chiede di istituire un Tavolo nazionale di coordinamento con Aiscat (associazione delle società concessionarie autostrade) Autorità dei trasporti e Ministero dei Trasporti per monitorare l’attuazione pratica delle nuove misure, il corretto funzionamento dei sistemi digitali di rimborso, compresa l’App Unica, l’effettività degli indennizzi e la loro adeguatezza. “Solo un monitoraggio costante e partecipato – afferma Melluso – potrà garantire che il nuovo sistema non diventi un mero adempimento formale ma un vero strumento di tutela dei cittadini”.

