scarpe rosse simbolo violenza contro le donne

Troppe donne in pronto soccorso vittima di maltrattamenti e aggressioni

I fondi ai centri antiviolenza arrivano a fatica e con ritardo. E questo compromette il diritto delle donne a vivere una vita senza violenza. Il sistema antiviolenza italiano è ancora “fragile e inadeguato”.

Durante il lockdown le chiamate al 1522 di donne che hanno subito violenza sono raddoppiate ma i centri e le case rifugio continuano a non avere i fondi. È la denuncia di ActionAid in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre.

I dati sulle risorse e sull’attuazione del Piano antiviolenza 2017-2020 evidenziano che solo il 10% dei fondi 2019 sono arrivati ai Centri antiviolenza. Per il 2020 mancano ancora indicazioni.

Centri antiviolenza in pandemia

«I centri antiviolenza e le case rifugio durante la pandemia sono gli unici spazi che hanno continuato a funzionare del sistema antiviolenza, meccanismo spesso malfunzionante o addirittura inceppato».

Questa la denuncia di ActionAid. L’associazione ha pubblicato il rapporto “Tra retorica e realtà. Dati e proposte sul sistema antiviolenza in Italia”, che monitora i fondi statali previsti dalla legge 119/2013 (la legge sul femminicidio) insieme all’attuazione del Piano antiviolenza 2017-2020. Il documento analizza la risposta all’emergenza Covid in Lombardia, Calabria e Sicilia e mette in evidenza «i ritardi ormai storici della ripartizione e erogazione dei fondi dallo Stato alle Regioni».

Le donne sono state sostenute solo per l’impegno dei centri antiviolenza. In Italia durante il primo lockdown, quello di primavera, all’inizio il numero di chiamate di aiuto al 1522 è crollato.

Fra marzo e giugno 2020 invece le telefonate di aiuto sono più che raddoppiate rispetto all’anno prima e ci sono state 15.280 richieste (+119,6%). I centri antiviolenza monitorati da ActionAid sono stati costretti a turni di lavoro estenuanti, hanno vissuto la carenza di mascherine e guanti e anche la mancanza di spazi adeguato per l’isolamento fiduciario.

 

Violenza domestica, le chiamate al 1522 sono più che raddoppiate durante la pandemia
Violenza domestica, le chiamate al 1522 sono più che raddoppiate durante la pandemia

 

 

I ritardi nei fondi ai centri antiviolenza

Un problema è rappresentato dai fondi e dai ritardi burocratici nell’erogazione delle risorse per i centri antiviolenza. Al 15 ottobre 2020, denuncia ActionAid, le risorse ripartite dal Dipartimento Pari Opportunità per il biennio 2015-2016 sono state liquidate dalle Regioni per il 72%, il 67% per quelle del 2017. Solo il 39% delle risorse 2018 è stato liquidato dalle Regioni.

Per il 2019 il Dipartimento Pari Opportunità ha ripartito tra le Regioni 30 mln di euro, di cui 20 mln da destinare al funzionamento ordinario di case rifugio e centri antiviolenza e 10 mln per il Piano antiviolenza. Ad aprile è stato firmato un decreto di procedura accelerata per il trasferimento delle risorse per il 2019 con la possibilità di usare i fondi destinati al Piano antiviolenza per coprire le spese dell’emergenza sanitaria.

«Nonostante l’urgenza, a distanza di 6 mesi dall’incasso delle risorse, solo 5 Regioni hanno erogato i fondi: Abruzzo, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia, Molise e Veneto. Nel dettaglio le risorse liquidate per l’annualità 2019 sono pari all’10%. Ad oggi nessun Decreto è stato emanato dal DPO per i fondi antiviolenza 2020».

 

Centri antiviolenza e case rifugio sono essenziali

«Non è tollerabile che le istituzioni si presentino impreparate a fronteggiare un nuovo lockdown – commenta Elisa Visconti, Responsabile dei Programmi di ActionAid –  L’epidemia ci ha dato lezioni che non dobbiamo dimenticare, prima tra tutte il ruolo essenziale dei CAV e delle case rifugio nel sostegno territoriale alle donne, che hanno dimostrato una grande capacità di adattamento nel reinventare un modello di intervento rapido che funziona solo con supporti adeguati. È necessario uscire dalla logica emergenziale per creare un sistema forte e duraturo, che funzioni bene in tempi ordinari e molto bene in tempi straordinari».

Prevenzione, grande assente

Nel tempo è mancata la prevenzione. E questo ha pesato anche durante la pandemia. Se la prevenzione prevista nei piani antiviolenza fosse stata fatta negli anni, dice ActionAid, «durante l’emergenza non sarebbe stato necessario l’invio di una circolare ad hoc alle forze di polizia per sensibilizzarle sulla violenza domestica e favorire così l’emersione delle richieste di aiuto da parte delle donne. Infatti, se tali attività fossero state realizzate come previsto, l’attenzione verso la violenza di genere sarebbe già nella routine professionaledelle forze dell’ordine».

Stessa mancata prevenzione anche per il servizio 1522: con un’adeguata informazione le donne avrebbero saputo subito a chi chiedere aiuto. Va dunque garantita la diffusione e la circolazione delle informazioni sulle reti di assistenza, sull’esistenza e sul funzionamento dei centri antiviolenza.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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