IDOS presenta il Dossier Immigrazione 2022: migranti sempre più poveri

IDOS presenta il Dossier Immigrazione 2022: migranti sempre più poveri (Fonte immagine: sito IDOS)

In Italia i cittadini stranieri sono sempre più esclusi dal benessere collettivo. Nel 2021 i migranti in condizione di povertà assoluta sono aumentati a oltre 1 milione e 600mila (+100.000 rispetto al 2020), il 32,4% di tutti quelli residenti in Italia, una quota oltre 4 volte superiore a quella degli italiani (7,2%). È quanto emerso dalle anticipazioni del Dossier Statistico Immigrazione 2022, realizzato da IDOS, in collaborazione con Centro Studi Confronti e Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.

Secondo il Rapporto la percentuale di famiglie che non riescono a soddisfare i bisogni essenziali è del 26,3% tra i nuclei misti (con almeno uno straniero) e sale al 30,6% tra quelle di soli stranieri: 5 volte in più rispetto alle famiglie di soli italiani (5,7%).

Anche la povertà relativa, legata alla capacità di spesa e perciò alla disuguaglianza sociale, colpisce molto più la popolazione migrante: nel 2021 ha riguardato in tutto 2,9 milioni di famiglie (l’11,1% del totale) ma, rispetto al 2020, l’incidenza di quelle che si trovano in tale stato è passata, tra i nuclei di soli italiani, dall’8,6% al 9,2%; tra quelli misti, dal 26,5% al 30,5%; e, tra quelli di soli stranieri, dal 25,7% a 32,2%, una quota oltre 3 volte superiore a quella delle famiglie di italiani.

“Ma, pur in queste maggiori condizioni di indigenza – sottolinea il Dossier – accedono molto meno degli italiani alle prestazioni di assistenza sociale (mense, trasporti, case popolari, misure di sostegno al reddito e così via), da cui vengono esclusi attraverso l’introduzione di requisiti illegittimi e arbitrari, da parte di Comuni e istituzioni, come il possesso di un permesso di lungo-soggiorno e una residenza anagrafica almeno decennale. Sono questi i vincoli che hanno limitato ad appena il 12% la quota di stranieri tra i beneficiari del Reddito di cittadinanza, la principale misura nazionale di contrasto alla povertà economica, sebbene i migranti siano 3 ogni 10 poveri assoluti in Italia e questa indigenza sia, tra le loro famiglie, 5 volte superiore rispetto ai nuclei italiani”.

 

IDOS presenta il Dossier Immigrazione 2022: migranti sempre più poveri (Fonte immagine: IDOS)
IDOS presenta il Dossier Immigrazione 2022: migranti sempre più poveri (Fonte immagine: IDOS)

 

Dossier Immigrazione, segregazione occupazionale ed estrema precarietà

Ancora oggi, da decenni – si legge nel Dossier – vigono per i migranti un modello di segregazione occupazionale (per cui lavorano sempre negli stessi pochi comparti, secondo una rigida ripartizione non solo di nazionalità ma anche di genere: le donne per lo più nei servizi domestici e di cura, il 38,2%, e gli uomini nell’industria e nell’edilizia, il 42,4%), una mobilità occupazionale bloccata (anche per chi ha una formazione elevata e tanti anni di attività) e una condizione di estrema precarietà (tra lavoratori a termine, contratti di apprendistato intermittenti e part-time involontari, la quota di lavoratori “non standard” tra gli stranieri è del 34,3% – il 41,8% tra le donne – contro il 20,3% degli italiani).

Inoltre, sebbene siano impiegati per un numero di ore più basso rispetto a quelle che sarebbero disponibili a lavorare (il 19,6% degli occupati stranieri lavora in part time involontario – il 30,6% tra le sole donne – contro 10,4% degli italiani) e in lavori demansionati rispetto al livello di formazione acquisito (ben il 63,8% svolge professioni non qualificate o operaie e la quota di sovraistruiti è del 32,8% – 42,5% tra le sole donne – contro il 25,0% degli italiani), continuano a sostenere in misura rilevante l’economia nazionale.

In Italia i migranti incidono più tra i lavoratori (10,0%: 2.257.000 occupati su un totale nazionale di oltre 22,5 milioni nel 2021) che tra la popolazione nel suo complesso (8,8%: 5.194.000 residenti su una popolazione totale di 59 milioni) e, rispetto al 2020, tra gli occupati sono cresciuti del 2,4%. Rappresentano il 15,3% degli occupati nel settore degli alberghi/ristoranti, il 15,5% nelle costruzioni, il 18,0% in agricoltura e ben il 64,2% nei servizi alle famiglie.

Inoltre, nel 2020 hanno pagato 5,3 miliardi di euro di Irpef, 4,3 miliardi di Iva, 1,4 miliardi di Tasi e Tari, 2,2 miliardi di accise su benzina e tabacchi, 145 milioni di euro per le pratiche di acquisizione di cittadinanza e di rilascio/rinnovo dei permessi di soggiorno. E, tra comunitari e non comunitari, hanno versato 15,6 miliardi di euro di contributi previdenziali, contribuendo al sistema pensionistico italiano. Ne deriva che il saldo netto tra uscite economiche (28,9 miliardi) ed entrate (30,2 miliardi) legate all’immigrazione è stato ancora una volta positivo di circa 1,3 miliardi di euro a vantaggio delle casse dello Stato.


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