Sono più di 550mila le aziende a guida immigrata registrate in Italia alla fine del 2015, il 9,1% del totale, e producono 96 miliardi di euro di valore aggiunto, il 6,7% della ricchezza complessiva. Lo rivelano i dati del Rapporto annuale “Immigrazione e imprenditoria”, redatto da Idos e Unioncamere, presentato questa mattina. L’Indagine sulle Forze Lavoro di Eurostat, a fine 2015, sembra confermare questi dati: i lavoratori autonomi stranieri nell’Ue-28 sono aumentati del 52,6% rispetto a dieci anni prima (e del 53,7% in Italia), e rappresentano il 6,3% di tutti gli autonomi complessivamente attivi nell’Ue. In Italia i non comunitari rappresentano la maggioranza (69,9%).

Così, se nell’ultimo quinquennio (2011-2015) il numero delle imprese registrate in Italia ha fatto rilevare un calo complessivo dello 0,9%, nello stesso periodo le imprese a guida immigrata sono cresciute di oltre il 21% (+97mila), a fronte di una netta diminuzione delle aziende condotte da autoctoni (-2,6%, – 149mila), temperata solo dal progressivo aumento delle società di capitale (+10,1%).

immigrazioneLe imprese immigrate hanno fatto segnare andamenti positivi per tutte le forme giuridiche, con incrementi particolarmente sostenuti delle stesse società di capitale (+44,2% e +10,8% solo nell’ultimo anno). Resta fermo, in ogni caso, il netto protagonismo delle ditte individuali: un tratto caratteristico del tessuto imprenditoriale italiano, che si accentua nel caso delle attività guidate da immigrati, tra le quali arrivano a coprire 8 casi su 10 (79,9% vs il 50,9% delle imprese guidate da nati in Italia).

Sono ancora relativamente poche, d’altra parte, le esperienze che si caratterizzano fin da subito per una preponderante vocazione innovativa e ad alto valore tecnologico. A fine 2015, su 5.143 start-up iscritte nell’apposita sezione del Registro delle imprese, sono 112 quelle con una compagine societaria a prevalenza immigrata, il 2,1% del totale, e 629 quelle con almeno un componente immigrato (12,2%).

Per quanto riguarda i settori di attività, il commercio, in continuo aumento, rappresenta il principale ambito di attività (200mila aziende, 36,4% vs il 24,5% delle imprese a guida autoctona); segue, seppure fortemente provata dalla crisi, l’edilizia (129mila, 23,4% vs 13,1%). Notevole è anche il comparto manifatturiero (oltre 43mila aziende, 9%), caratterizzato come l’edilizia da una forte dimensione artigiana. In forte crescita la partecipazione nei servizi. Dai dati di Unioncamere risulta che alla già consolidata presenza immigrata tra imbianchini e carpentieri o nel trasporto merci e nella confezione di abbigliamento, si affianca una crescente partecipazione alle aziende (per lo più individuali) che nella sartoria, nel giardinaggio, nelle pulizie, come pure nella panetteria o nella ristorazione take away.

Ciascuna nazionalità presente nel Paese si concentra in peculiari comparti di attività: il commercio nel caso di marocchini, bangladesi e soprattutto senegalesi (attivi in questo ambito rispettivamente per il 73,3%, il 66,8% e l’89,2% del totale); l’edilizia per i romeni (64,4%) e gli albanesi (74,0%); il commercio (39,9%), la manifattura (34,9%) e le attività di alloggio e ristorazione (12,9%) nel caso dei cinesi, che mostrano insieme a un’accentuata vocazione imprenditoriale, una maggiore diversificazione degli ambiti di attività.

“Questi dati consentono di concludere”, afferma il Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, Luigi Bobba, che “è possibile passare dall’imponente crescita dell’imprenditorialità immigrata a una fase di piena maturità, con grande beneficio per il “Sistema Italia”. Una fase che includa non solo l’aumento delle imprese, ma anche la crescita dell’innovazione e della dimensione transnazionale. La stabilità del soggiorno, come ha evidenziato una indagine dell’Ocse, favorisce questo sviluppo”.

Per Massimo Canovi, MoneyGram Vice Presidente per il Sud Europa e il Mediterraneo, “Con oltre mezzo milione di PMI, gli imprenditori immigrati rappresentano ormai una solida base del tessuto economico nazionale”. Il problematico scenario che ha caratterizzato l’economia italiana dal 2008 ad oggi è stato in parte reso meno aspro dall’impegno imprenditoriale degli stranieri residenti in Italia.

Questo, sottolinea Ugo Melchionda, presidente di Idos, “porta ad apprezzare maggiormente il dinamismo espresso dagli imprenditori nati all’estero. In Italia il percorso ascensionale degli imprenditori immigrati non si è lasciato scoraggiare dall’inflazione delle norme e delle disposizioni applicative, dalla burocrazia eccessiva, dal credito difficoltoso e da altri molteplici fattori frenanti. Ora si tratta di valorizzare al meglio questo apporto”.

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