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Regolarizzazione migranti, associazioni: sì a permesso per chi lavora o cerca lavoro
Soggetti di diritto e non braccia per il lavoro. Le associazioni chiedono la regolarizzazione dei migranti con permessi di lavoro o di ricerca occupazione estesi a tutti gli immigrati presenti alla data dal 29 febbraio 2020
Regolarizzazione dei migranti non solo là dove servono, oggi soprattutto in agricoltura, ma come persone e soggetti di diritti. Non braccia per lavorare ma persone che hanno il diritto di emergere dall’invisibilità se già lavorano in Italia e di cercare lavoro se sono presenti sul territorio nazionale.
La proposta arriva dall’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, da numerosissime associazioni, e ha ricevuto centinaia di adesioni dal mondo accademico e della cultura, da scrittori e giornalisti. Ed è questa: rilasciare un permesso di soggiorno per ricerca di occupazione, rinnovabile e convertibile, oppure un permesso di soggiorno per lavoro ai cittadini stranieri che dimostrino la loro presenza in Italia alla data del 29 febbraio 2020.

Regolarizzazione migranti, soggetti di diritti e non braccia per il lavoro
«Sapere chi c’è in Italia e includerlo nei percorsi sanitari di prevenzione, diagnosi e cura è oggi indispensabile per la salute di tutti».
La proposta di regolarizzare gli stranieri presenti in Italia, fatta da associazioni e personalità, è molto più avanzata rispetto all’idea che si sta diffondendo nelle istituzioni – quella di una regolarizzazione limitata ai settori nei quali c’è carenza di manodopera, i campi agricoli su tutti.
È quella di riconoscere dignità alle centinaia di migliaia di stranieri che, privi di permesso di soggiorno, o con documenti precari, sono esposti al rischio di sfruttamento lavorativo e di emarginazione. Sono già in Italia. E rischiano di essere sfruttati ed emarginati ancora di più di quanto non siano ora, ancora più invisibili ed esclusi dalla rete di assistenza sanitaria.
«Nell’attuale emergenza sanitaria mondiale – evidenzia l’Asgi – dove è impossibile il movimento delle persone, anche per il ritorno nei Paesi di origine, per effetto della chiusura dei confini di moltissimi Paesi, è oggi più che mai necessario che il Governo e il Parlamento italiano promuovano una regolarizzazione dei cittadini stranieri presenti in Italia perseguendo due obiettivi oggi imprescindibili: l’emersione dall’invisibilità di migliaia di persone che vivono e/o lavorano nel territorio italiano ed una conseguente migliore tutela della salute personale e pubblica».
«Riteniamo necessario – si legge nella premessa della proposta destinata al Governo e al Parlamento ed in particolare alla Ministra dell’Interno – non limitare la proposta a determinati settori produttivi, che rispondono alla sola esigenza di utilizzo di manodopera ove più forte è lo sfruttamento lavorativo, ma destinare la proposta a tutti/e coloro che vivono in Italia in condizione di irregolarità o di precarietà giuridica e che attraverso il permesso di soggiorno, per lavoro o per attesa occupazione, possono emergere come persone e non solo come manodopera. Soggetti di diritti e non solo braccia per il lavoro».
Permesso di ricerca occupazione o permesso di lavoro
Questo significa, in concreto, l’emersione dal lavoro irregolare e il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro o per la ricerca di lavoro, che svincoli le persone da possibili ricatti.
«La proposta che sosteniamo – concludono le associazioni – comprende perciò una duplice possibilità: la richiesta di permesso per ‘ricerca occupazione’, di durata annuale e convertibile alla scadenza, oppure la richiesta di emersione dal lavoro irregolare, con sospensione dei procedimenti penali, amministrativi o fiscali in capo al datore di lavoro, fino all’esito del procedimento e loro estinzione in caso di definizione positiva, con rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro di durata annuale e convertibile alle condizioni di legge».
Il requisito, come detto, è la presenza in Italia alla data del 29 febbraio.

