I costi sono differenti, i posti di sicuro non bastano, le liste di attesa si sono allungate. Gli asili nido in Italia continuano a essere troppo pochi, se rispondono in media a poco meno del 20% della copertura potenziale – ma con molte differenze fra le Regioni – e hanno costi che variano dai 515 euro di Lecco, la città più cara, ai 100 euro di Agrigento e Catanzaro, le meno care (ma in Regioni in cui i posti disponibili sono pochissimi).

Il quadro viene dall’indagine “Servizi in… Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense” svolta da Cittadinanzattiva, che evidenzia quanto la disponibilità di posti nei nidi influenzi non solo la vita dei più piccoli, ma anche il percorso lavorativo delle mamme. Dice Cittadinanzattiva: “Nel corso del 2016, su 30mila donne (dati Ispettorato nazionale del Lavoro) che hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro, ben una su cinque l’ha fatto per mancato accoglimento dei figli al nido pubblico, quasi una su quattro per incompatibilità fra lavoro e assistenza al bimbo, il 5% per i costi troppo elevati per l’assistenza al neonato”.

Secondo i calcoli di Cittadinanzattiva, una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 380 euro – 301 euro per la retta dell’asilo e 80 euro circa per la mensa. “Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale negli ultimi tre anni, ma pesano molto le differenze regionali e fra i singoli capoluoghi di provincia: per i nidi si va dai 100 euro al mese di Catanzaro e Agrigento ai 515 euro di Lecco; per la mensa scolastica dai 38 euro di Barletta ai 128 euro di Livorno”. 

Il Sud però, se presenta costi più bassi, ha anche pochi posti: la copertura sulla potenziale utenza è solo del 7,6%, rispetto alla media nazionale del 20%. La copertura potenziale dei posti nei nidi per i bimbi fino a 2 anni è davvero molto varia: Calabria e Molise coprono solo il 4,1% e il 5%, mentre la copertura arriva al 23% al Nord e al 26,5% al Centro. Le punte più elevate sono in Emilia Romagna col 27,5%, nel Lazio con 28,3%, in Toscana col 25,2%, in Lombardia con il 24,8% e nel Trentino Alto Adige dove si arriva al 30,8%.

Lo studio di Cittadinanzattiva evidenzia inoltre che le liste di attesa aumentano e passano dal 20% del 2013 al 26% del 2015. Questo nonostante il numero di domande presentate si sia ridotto complessivamente del 13,1% nel 70% degli 89 capoluoghi di provincia indagati. Particolarmente negativo il dato comparato al Centro Italia, dove, a fronte di una riduzione delle domande del 20,9%, è corrisposto un aumento delle liste di attesa dal 24% al 45%.

Si aspetta tanto, si paga un costo molto diverso. Quest’anno la tariffa media mensile per i nidi comunali si attesta a 301 euro per una famiglia tipo di tre persone con un Isee di 19.900 euro. Il Molise è la regione più economica, con una retta media mensile di 167 euro, mentre il Trentino Alto Adige è la più costosa e si attesta a 472 euro. In mezzo, c’è la spesa di 331 euro in Emilia Romagna, quella di 287 euro per il Lazio, i 379 euro della Lombardia, i 212 euro della Puglia, i 197 euro della Sicilia.

Fra i capoluoghi di provincia, Catanzaro e Agrigento sono le città più economiche (100 euro). Le città meno care sono tutte al Sud e hanno un costo inferiore ai 200 euro al mese (ma come detto, i posti sono molto pochi). Lecco è il capoluogo più costoso con 515 euro, ma si segnalano anche Bolzano (506 euro), Belluno, Vicenza e Cuneo (tutti sopra 450 euro al mese). Gli aumenti più rilevanti negli ultimi tre anni sono stati registrati a Chieti (50,2%), Roma (33,4%), Venezia (24,9%). Nel primato positivo, quanto a costi, delle Regioni del Sud, va però tenuto conto – spiega Cittadinanzattiva – che solo nel 3% la retta comprende tutto (oltre ai pasti anche pannolini e altre spese), mentre tale percentuale sale al 25% negli asili del Centro e al 40% in quelli del Nord.

Si attesta invece intorno agli 80 euro la tariffa media nazionale per il servizio mensa nella scuola primaria. Al Nord le tariffe più elevate, ma sono in diminuzione rispetto agli anni precedenti, mentre al Sud le tariffe sono più basse ma in crescita. Per la scuola dell’infanzia, la regione più costosa è l’Emilia Romagna con 104 euro, la più economica la Sardegna con poco più di 60 euro.

 

Notizia pubblicata il 26/10/2017 ore 17.40

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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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