Roma Pride, Federconsumatori aderisce a tutela dei diritti della comunità LGBTQIA+ sotto attacco

Roma Pride, Federconsumatori aderisce a tutela dei diritti della comunità LGBTQIA+ sotto attacco (foto Pixabay)

Federconsumatori Nazionale e Federconsumatori Lazio aderiscono al Roma Pride, che sfilerà nelle strade della Capitale il 10 giugno.

“Dopo l’inspiegabile e insensato ritiro del patrocinio da parte della Regione Lazio – commenta l’associazione – siamo convinti sia necessaria la massima adesione e partecipazione delle associazioni della società civile per garantire libertà, diritti, pari dignità a tutti i cittadini, in particolare a chi oggi è più sotto attacco, come la comunità LGBTQIA+“.

La Regione Lazio ha deciso, infatti, di revocare il patrocinio alla manifestazione, salvo poi annunciare di essere “pronta a ridare il patrocinio al Pride se Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, chiederà scusa”, aggiungendo che “non c’è spazio di mediazione per “l’utero in affitto””. (Ansa)

Non si è fatta attendere la risposta del Roma Pride: “Nessuna scusa alla Regione Lazio. Da parte nostra nessun passo indietro – si legge in una nota dell’organizzazione. – Apprendiamo dalle agenzie di stampa che il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, in uno straordinario giro di valzer dopo averci prima concesso il patrocinio, poi ritirato, adesso ci propone nuovamente la concessione dello stesso chiedendoci in cambio delle scuse, e cosa ben più grave di eliminare dal documento politico la parte riguardante i diritti dei nostri figli e delle nostre figlie. Una richiesta folle e sgrammaticata politicamente, che non ha precedenti storici, nei rapporti tra Istituzioni e movimenti”.

Roma Pride, Federconsumatori: non possiamo rimanere in silenzio

Come detto, dunque, Federconsumatori aderisce alla manifestazione e lancia un appello al Parlamento.

Si tratta di un atto di civiltà, in un contesto in cui battaglie identitarie e anacronistiche trovano uno spazio insperato all’interno del dibattito politico – sottolinea l’associazione. – Qui si inseriscono anche l’odioso disconoscimento dei diritti dei figli delle coppie omogenitoriali o il tentativo di classificare la maternità surrogata come reato universale. Una fattispecie assimilabile ai crimini contro l’umanità, quali genocidio, deportazione, schiavismo, crimini di guerra: basta citare tali esempi per comprendere quanto sia assurdo accostare questi reati alla maternità surrogata e quanto sia oscurantista tale proposta, che ha già passato, incredibilmente, il vaglio della Commissione Giustizia e il 19 giugno sarà discussa in aula”.

“Di fronte a questi tentativi non possiamo rimanere in silenzio, così come non possiamo non tentare di arginare e contrastare il clima di odio e intolleranza che sta prendendo piede nel Paese. Ecco perché – conclude – facciamo appello al Parlamento, affinché respinga con sdegno questi tentativi di regresso integralista e garantisca a tutti gli stessi diritti, quelli sanciti dalla nostra Carta costituzionale e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza discriminazioni e prevaricazioni”.

Parliamone ;-)