La scuola riparte dopo 14 settimane. Parte la petizione per cambiare il calendario scolastico (Fonte immagine: WeWorld)

Ricomincia la scuola. Dopo 14 settimane di pausa estiva. Sono settimane lunghissime che non tutte le famiglie possono permettersi di riempire con attività extrascolastiche, con campus estivi e colonie che siano occasione di svago, crescita e divertimento. Per questo è partita una petizione che chiede di mettere mano al calendario scolastico con un nuovo “tempo scuola”.

“Un nuovo tempo scuola non è più rimandabile”

WeWorld e Mammadimerda hanno infatti lanciato “Ristudiamo il calendario! Un nuovo tempo scuola non è più rimandabile”, una petizione per chiedere alle istituzioni di ascoltare la voce delle famiglie e pensare a un nuovo tempo scuola a partire da un cambiamento nel calendario scolastico.

Il tema è ben noto e va ben oltre la questione dei tre mesi di pausa estiva. Studenti e studentesse in Italia sono lontani dai banchi di scuola per 14 settimane, la pausa estiva più lunga in Europa (insieme a Lettonia e Malta) e con un calendario anch’esso lungo, 200 giorni di lezione.

Ma una pausa estiva così lunga comporta, si legge nella petizione, “perdita di competenze, aumento di disuguaglianze e casi di abbandono scolastico, soprattutto per chi viene da contesti più svantaggiati a livello socioeconomico e culturale, e un aggravio pesante per le famiglie, costrette a districarsi tra cura, lavoro e i costi di campus estivi, con grande difficoltà nel conciliare i tempi di vita e lavoro, che pesa soprattutto sulle madri”.

Le richieste sono due: l’apertura delle scuole a giugno e luglio con attività extrascolastiche e conseguente rimodulazione delle pause durante l’anno; l’introduzione obbligatoria del tempo pieno dai 3 ai 14 anni in tutte le scuole per offrire a studenti e studentesse la possibilità di scegliere ovunque tra tempo pieno e tempo parziale. Meno di 4 studenti della scuola primaria su 10 frequentano infatti il tempo pieno con forti differenze fra Sud e Centro-Nord.

I problemi del calendario scolastico

Sostiene Francesca Fiore fondatrice di Mammadimerda: «Sappiamo che intervenire sul calendario scolastico è complesso e che sono tanti i dubbi su questa questione, ma crediamo che per i bambini e le bambine e per le loro famiglie oggi sia fondamentale iniziare a parlarne e farlo seriamente. Perché il nostro sistema scolastico non solo è l’unico, insieme a Malta e Lettonia ad avere una pausa estiva così lunga, ma è anche uno dei più stressanti del mondo. Gli eccessivi carichi di lavoro concentrati nello stesso periodo di tempo, comportano effetti negativi non solo sul rendimento scolastico, ma anche sul benessere psicofisico: bambini/e e ragazzi/e fanno fatica a trovare tempo per risposare, sono sotto pressione e possono arrivare a percepire la scuola come un peso, soprattutto se partono da condizioni di maggiore difficoltà socioeconomica».

«Una pausa estiva così lunga si trasforma di fatto in un enorme moltiplicatore di disuguaglianze: non tutti i bambini e le bambine hanno, infatti, la possibilità di partecipare ad attività ricreative e di socializzazione», spiega Dina Taddia, Consigliera Delegata di WeWorld.

«Lo stesso si può dire delle vacanze, che non solo rappresentano un’occasione di svago, ma anche un’esperienza educativa a tutto tondo, e che nel nostro Paese quasi la metà delle famiglie con più di un figlio non può più permettersi».

La lunga pausa estiva comporta poi la difficoltà di conciliare vita e lavoro, soprattutto per le madri – è su di loro che grava gran parte del lavoro di cura, anche durante l’estate. Con risultato che spesso ci si ritrova davanti al solito bivio che costringe molte madri a lasciare il lavoro.

Il cambiamento comporta anche la costruzione di nuovi luoghi educativi. Come si legge nella petizione, “servono spazi polivalenti, mense, laboratori, cortili, luoghi in cui sperimentare una didattica diversa, in cui bambini/e e ragazzi/e possano stare insieme e consolidare le competenze cognitive, integrandole ad attività extra-cognitive. In un Paese dove 5 scuole su 10 non possiedono un certificato di agibilità interventi di ripensamento e nuova progettazione dell’edilizia scolastica non sono più rimandabili”.


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