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Stop ai seggi elettorali nelle scuole, la campagna di Cittadinanzattiva (foto pixabay)

Cittadinanzattiva alla Camera dei Deputati lancia la campagna per dire stop ai seggi elettorali nelle scuole. A oggi l’88% dei seggi elettorali si trova ancora nelle aule scolastiche, una pratica che interrompe un servizio e un diritto e danneggia la comunità didattica. L’attenzione nei confronti di questa esigenza sta crescendo, anche perché le esperienze di diversi comuni dimostrano che si possono portare i seggi elettorali fuori dalle scuole. Si può fare ma servono fondi ad hoc, trasparenza, procedure semplificate, condivisione delle buone pratiche e anche voto elettronico, propone Cittadinanzattiva.  

 

 

Seggi elettorali nelle scuole, 88% delle sezioni nelle aule

In 78 Comuni, dice l’associazione, le prossime elezioni amministrative di giugno si svolgeranno per la prima volta fuori dalle scuole.

Nel 2020 a spostare i seggi elettorali in sedi alternative agli istituti scolastici erano stati 471 Comuni. Nel 2021, invece, anche grazie al fondo di due milioni di euro – proposto dagli On. Giuseppe Brescia, Vittoria Casa e Lucia Azzolina, della Ministra dell’Interno Lamorgese e di ANCI, ed istituito con la legge n.69 di maggio scorso – 117 Comuni hanno fatto istanza per accedere ai fondi, con la possibilità di liberare più di 500 seggi, a beneficio di circa 30mila studenti.

«Ad oggi circa l’88% delle sezioni elettorali si trova nelle scuole, una cattiva pratica – specialmente dopo due anni di pandemia e i conseguenti lunghi periodi di DAD – che danneggia la comunità didattica causando l’interruzione di un servizio pubblico essenziale».

I dati emergono dall’indagine, presentata oggi presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, svolta da Cittadinanzattiva e rivolta ai 1.005 Comuni che andranno ad elezione a giugno.

 

bambina a scuola guarda fuori dalla finestra
Seggi elettorali fuori dalle scuole, il Viminale ci prova

 

Seggi elettorali fuori dalla scuola, le difficoltà

Al sondaggio, spiega l’associazione, hanno risposto al sondaggio 191 Comuni (19%) di 17 regioni. Di questi hanno previsto lo spostamento di tutte o di una parte delle sezioni elettorali 16 Comuni (8%), mentre 62 (ossia il 33%) lo hanno già realizzato.

Al contrario 113 realtà, ossia il 59%, non ha effettuato lo spostamento per motivi vari e spesso articolati. Le ragioni sono diverse. C’è ad esempio l’assenza di altri luoghi pubblici o privati con le caratteristiche richieste, senza barriere architettoniche, con servizi igienici e spazi per alloggiare le Forze dell’Ordine, in prossimità dell’elettorato residente: lo segnala Verona, CatanzaroAcri, Ionadi (VV), Villimpenta (MN), Canegrate (MI), Motta Montecorvino (FG), Lecce, Santa Margherita di Belice (AG), Sciacca (AG),  Militello in Val di Catania (CT),  Lucca. Alcuni comuni indicano i costi che comportano la realizzazione e la manutenzione di altre soluzioni o l’affitto di esse, come dicono Jesolo (VE) e Fratta Polesine (RO). Altri indicano ancora aspetti burocratici, la modifica della toponomastica delle sedi elettorali, la stampa delle tessere elettorali, come sottolinea il  Comune di Santa Lucia di Piave (TV).

«Le sperimentazioni già realizzate in autonomia da alcuni Comuni negli anni scorsi o quelle sostenute grazie al contributo pubblico stanziato per la prima volta nel 2021 dimostrano un’attenzione crescente da parte dei cittadini e delle amministrazioni pubbliche rispetto a questo tema, anche se il numero complessivo delle richieste resta ancora basso – dice Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – Per proseguire su questa strada occorre quindi prevedere, da parte del Governo, ulteriori stanziamenti ad hoc e da parte dell’ANCI continuare a sensibilizzare i Comuni perché si facciano promotori di questa campagna. Allo stesso tempo, chiediamo che il Ministero dell’Interno e le Prefetture facciano un’operazione di trasparenza sui due milioni stanziati lo scorso anno, rendendo noti i Comuni che hanno effettivamente realizzato lo spostamento, sui fondi utilizzati a tal scopo e su quelli avanzati, sulle sedi alternative trovate così come sui motivi e gli eventuali intoppi che hanno impedito altrove lo spostamento dei seggi».

Sostiene il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera Giuseppe Brescia: «Insieme a Cittadinanzattiva lanciamo un appello al governo e ai sindaci in vista delle prossime politiche. Lavoriamo insieme per spostare il più possibile i seggi fuori dalle scuole. Presenteremo un emendamento al decreto elezioni all’esame della Camera per stanziare fondi fino a 5 milioni e aiutare i comuni. Serve uno sforzo collettivo con il governo in prima linea. C’è anche un’altra questione sullo sfondo da affrontare e risolvere contemporaneamente. Oggi il 35% delle sezioni ha barriere architettoniche».


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