2 miliardi di persone nel mondo, tre bambini, bambine e donne, vivono in Paesi con forme gravi o gravissime di esclusione. Sono 102 gli Stati che non garantiscono condizioni di vita adeguate alle categorie più deboli.

Una media sconsolante che si traduce in un dato ancora più impressionante: se il 38% dei bambini e delle donne del mondo vive in un contesto che soffre di forme gravi o gravissime di esclusione, appare chiaro che solo il 5% delle donne e della popolazione under 18 vive in Paesi dove la loro inclusione è buona. Tra il 2016 e il 2017 il numero di bambine/i, adolescenti e donne che vivono in paesi dove la loro esclusione è grave e gravissima è aumentato di 22 milioni (pari a mezzo punto percentuale).

A delineare questo scenario tutt’altro che confortante è il WeWorld Index, nato per misurare l“inclusione” – ed esclusione per contrasto – non solo in base a indicatori della sfera economica, ma considerando tutte le dimensioni del sociale: sanitaria, educativa, lavorativa, culturale, politica, informativa, di sicurezza, ambientale.

L’Indice per il 2017 vede la Norvegia (e in generale Paesi del Nord Europa) dominare la classifica ancora una volta, mentre fanalino di coda si conferma la Repubblica Centrafricana.

L’Italia, al 21 posto in classifica, registra una performance sufficiente a livello globale, ma si attesa, tra i Paesi fondatori dell’Unione Europea, come il meno inclusivo per donne e bambini/e. Il nostro Paese dovrebbe fare uno sforzo quasi doppio rispetto alla Norvegia per conseguire il Valore Target (Paese ideale primo in tutti e 34 gli indicatori).

Se non si interviene subito, entro il 2030 con il ritmo attuale le donne e la popolazione under 18 che vivono in Paesi in cui vi sono forme gravi o gravissime di esclusione aumenterà di 286 milioni (sul miliardo e 800 mila attuale), un numero pari alla popolazione dell’intera Europa occidentale.

Nei Paesi più sviluppati dove, a differenza di Paesi come L’Africa Sub-Sahariana e l’Asia Meridionale, sono garantiti i diritti fondamentali in ambito educativo sociale, politico e sanitario, una effettiva parità tra uomini e donne è ancora lontana”, commenta Marco Chiesara, presidente di WeWorld. “In Questi Paesi, tra cui l’Italia, sono necessari interventi puntuali sul piano della parità salariale, della prevenzione e del contrasto alla violenza maschile sulle donne, per l’accesso delle donne alla vita politica. In Europa occidentale, ma ancor più in quella orientale e meridionale (Spagna, Italia, Grecia), per la prima volta dal dopoguerra, il destino di bambini e donne sembra intrecciato: 23 milioni di bambini/e sono in povertà nel vecchio continente; solo il 55% delle donne con tre o più figli ha un lavoro”.

Se quindi l’Europa per il WeWorld Index è il luogo migliore in cui un bambino o una bambina potrebbero crescere e le pari opportunità sono meglio affermate, il rischio di povertà dei bambini è aumentato e il ritardo con cui il fenomeno è stato riconosciuto, in alcuni paesi, tra cui l’Italia, ha già creato milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano, ponendo forse una pesante ipoteca sul loro futuro.


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