Bioeconomia, la nuova strategia della Commissione europea (Foto Google DeepMind per Pexels)

“Il futuro è la bioeconomia”. Parola della Commissione europea che ieri ha adottato la Strategia per la bioeconomia. La strategia vuole usare “risorse biologiche rinnovabili terrestri e marine” e fornire alternative alle materie prime critiche per portare l’Unione europea verso “un’economia più circolare e decarbonizzata”, riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Con la strategia sulla bioeconomia, spiega Bruxelles, “l’UE sosterrà attività che forniscono soluzioni pratiche sostenibili utilizzando le nostre risorse biologiche in settori quali l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca, l’acquacoltura, la trasformazione della biomassa, la biofabbricazione e le biotecnologie”.

La bioeconomia è la risposta per combinare la prosperità con la protezione dell’ambiente – ha dettoTeresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva – Ripristina gli ecosistemi guidando nel contempo le biotecnologie. È nostra responsabilità nei confronti dei cittadini costruire un’economia competitiva e fiorente. Il futuro non è fossile. Il futuro è vivo, circolare e rigenerativo. Il futuro è la bioeconomia”.

La bioeconomia nella Ue

La bioeconomia si basa sull’utilizzo di risorse biologiche rinnovabili – come piante, animali e microbi – per produrre cibo, materiali ed energia. Comprende un’ampia gamma di settori che vanno dall’agricoltura e dalla silvicoltura, alle biotecnologie all’avanguardia e alle industrie basate sulle biotecnologie. Si trova ad esempio negli imballaggi sostenibili e nelle plastiche di origine biologica come nei cosmetici a base di alghe.

Già oggi nella Ue la bioeconomia ha un valore stimato fino a 2 700 miliardi di euro e impiega oltre 17 milioni di persone. Prodotti di bioeconomia sono ad esempio le sostanze chimiche a base di alghe che vengono utilizzate per produrre prodotti farmaceutici, prodotti per la cura della persona e applicazioni industriali. Le plastiche a base biologica sono sempre più utilizzate negli imballaggi e nelle parti automobilistiche. Anche le biocostruzioni, le fibre tessili e i fertilizzanti sono sempre più richiesti.

“Tuttavia, ha ancora un enorme potenziale inutilizzato”, spiega la Commissione.

Liberare il potenziale della bioeconomia

“La strategia dell’UE per la bioeconomia – afferma dunque Bruxelles – mira a liberare questo potenziale aumentando l’innovazione e gli investimenti, sviluppando mercati guida per i materiali e le tecnologie a base biologica, garantendo un approvvigionamento sostenibile di biomassa e sfruttando le opportunità globali”.

Obiettivi della Commissione sono quelli di aumentare gli investimenti e l’innovazione e di semplificare il quadro normativo premiando “modelli imprenditoriali circolari e sostenibili”.

Bruxelles ha individuato una serie di mercati innovativi per i materiali e le tecnologie a base biologica. Questi comprendono i settori a base biologica, come la plastica, le fibre, i tessili, i prodotti chimici, i fertilizzanti, i prodotti fitosanitari, i materiali da costruzione, le bioraffinerie, la fermentazione avanzata e lo stoccaggio permanente del carbonio biogenico. La strategia per la bioeconomia sottolinea inoltre la necessità di “approvvigionarsi in modo responsabile di biomassa, garantendo che le foreste, il suolo, l’acqua e gli ecosistemi siano gestiti entro i loro limiti ecologica”.

EEB: non frena la crisi delle risorse

Critiche vengono però dall’European Environmental Bureau (EEB), rete europea di organizzazioni ambientaliste, per le quali la strategia per la bioeconomia pubblicata dalla Ue non ha l’ambizione necessaria per allineare l’uso delle risorse ai limiti ecologici del pianeta.

La strategia si concentra insomma su una serie di sforzi sparsi per l’innovazione dei prodotti senza affrontare le cause profonde delle crisi ambientale, di inquinamento e climatica. La Commissione, afferma l’EEB, ha perso un’opportunità.

Spiega Eva Bille, responsabile dell’economia circolare presso l’EEB: “Invece di definire una strategia che affronti l’eccessiva domanda di risorse da parte dell’Europa, la Commissione si aggrappa all’illusione che possiamo semplicemente sostituire i nostri consumi attuali con input di origine biologica, trascurando il danno grave e immediato che ciò infliggerà alle persone e alla natura”.

L’EEB spiega ad esempio che, rispetto a una precedente versione circolata a ottobre, la strategia sulla bioeconomia “non riconosce la necessità di ridurre drasticamente la pressione sugli ecosistemi” mentre produzione e consumo non sostenibili già stanno superando i limiti ecologici europei. Un’altra contestazione riguarda il fatto che rimane aperta la porta all’aumento delle importazioni di biomassa, ad esempio nella zootecnia nella quale l’Ue “dipende per oltre il 70% dai mangimi importati”.

La strategia inoltre, prosegue l’EEB, “non prevede incentivi significativi per pratiche di gestione sostenibile del territorio, come la silvicoltura più vicina alla natura, l’agroecologia e l’agricoltura biologica, approcci che possono contribuire a soddisfare la crescente domanda del mercato di prodotti di origine ecologica”.

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