Imballaggi, l’associazione Comuni Virtuosi favorevole al sistema di deposito cauzionale (Foto Pixabay)

Il 24 aprile scorso l’europarlamento ha votato a larga maggioranza l’approvazione della versione definitiva del regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (PPWR).

Secondo la nuova campagna “A Buon Rendere – molto più di un vuoto” dell’associazione Comuni Virtuosi, con l’approvazione del regolamento imballaggi, è necessario lavorare da subito insieme a tutti i soggetti che ne sarebbero coinvolti e che potrebbero goderne dei risultati senza aspettare il 2030.

Inquadrare il contesto: cosa comporta l’art. 44 del PPWR

Nonostante gli sforzi decennali nel riciclo il settore degli imballaggi continua a mostrare criticità. Con ogni europeo che produce mediamente circa 190 kg di rifiuti da imballaggio all’anno, diventa infatti essenziale adottare misure concrete per affrontare questa sfida.

L’art. 44 del PPWR impone, infatti, ai Paesi Membri di raggiungere entro il 2029 il 90% di intercettazione di bottiglie in plastica e lattine, con l’istituzione di un deposito cauzionale nel caso in cui questo obiettivo non venga raggiunto nei tre anni precedenti.

Sebbene sia stata inserita una clausola di esenzione transitoria per gli Stati Membri che raggiungono un tasso di raccolta dell’80% entro il 2026 per bottiglie e lattine, resta comunque l’obbligo finale del 90%. La Commissione è incaricata di imporre un deposito cauzionale ai Paesi che, per tre anni consecutivi, non raggiungessero il 90% di raccolta di tali contenitori.

L’obiettivo della campagna: una economia circolare possibile accorciando i tempi

Questa disposizione mira a stimolare una maggiore raccolta e riciclo riducendo così l’impatto sull’ambiente e promuovendo un’economia circolare più sostenibile. Ma è possibile accelerare i tempi?

Enzo Favoino Coordinatore Scientifico “A Buon Rendere” ha dichiarato: “Come abbiamo raccontato nel nostro documentario “Chiudere il cerchio” il deposito cauzionale slovacco ha permesso di raggiungere in due anni un’intercettazione del 92% per bottiglie in plastica e lattine. Se è vero che risultati simili sono stati raggiunti anche in altri Paesi Membri dopo l’avvio del sistema, non esistono altri casi in cui lo stesso risultato sia stato conseguito senza un sistema di deposito. Facendo qualche calcolo, il deposito cauzionale dovrebbe essere introdotto in quella minoranza di Paesi europei che ancora non l’hanno pianificato al più tardi nel 2033. Ma, chiaramente, la nostra Campagna si propone di anticipare notevolmente tale data, per non perdere altri anni ed anni in termini di dispersione di contenitori sul territorio, di costi per i Comuni per raccoglierli e smaltirli, di Plastic Tax da versare alla UE per tutta la plastica non riciclata (tassa che pagano i contribuenti), di riciclo di bassa qualità, anziché quello “closed loop” (da bottiglia a bottiglia, da lattina a lattina) reso possibile dal deposito cauzionale”.

Infine, Silvia Ricci coordinatrice della campagna “A Buon Rendere” ha aggiunto: “Per quanto in Italia il Regolamento sia stato spesso descritto in modo distorto e poco informato, come “una iniziativa ideologica che va contro la eccellenza italiana del riciclo” (fino a vedere auspicare da diversi portatori di interesse e dalle stesse istituzioni governative l’auspicio che l’iniziativa stessa venisse affossata del tutto), in realtà la PPWR è anche, e soprattutto, un poderoso strumento per affiancare, efficientare e potenziare le strategie del riciclo. Abbiamo presentato come campagna l’unico studio pubblicamente accessibile che quantifica costi e benefici derivanti dall’introduzione di un DRS in Italia che permetterebbe di conseguire in due anni  il 95,3% come tasso di raccolta per le bottiglie in PET per bevande, il 96% per le lattine e il 95,8 % per il vetro.  Anche il nostro più recente sondaggio ha confermato che gli italiani, di qualunque area culturale e politica di appartenenza, sostengono la necessità di adottare il deposito cauzionale come strumento per risolvere il problema della dispersione dei contenitori da imballaggio e per conseguire gli obiettivi di raccolta e riciclo europei. Che cosa stiamo aspettando e soprattutto a chi giova ritardare l’introduzione di uno strumento che, non per nulla, è diventato prassi comune in 16 Paesi europei, che arriveranno a 20 in due anni?”.


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