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Offerte ingannevoli sul coronavirus, l'indagine da tappeto online della Ue

È successo da subito, con l’arrivo del coronavirus. Alla ricerca di una cura miracolosa che non esiste, di un prodotto in più per fronteggiare il contagio (o meglio illudersi di farlo), online sono spuntati annunci pubblicitari ingannevoli, prodotti terapeutici che non potevano esserlo, beni con presunti effetti curativi, oltre a prodotti vari – mascherine, gel, integratori – venduti a prezzi esorbitanti. Le offerte ingannevoli sul coronavirus si sono moltiplicate sul web. Ora, su sollecitazione della Commissione europea che ha coordinato un’indagine a tappeto, le piattaforme hanno rimosso milioni di annunci pubblicitari sul coronavirus.

Offerte ingannevoli, cosa hanno fatto Google & Co.

Sono anche i primi frutti del confronto fra Commissione e piattaforme online. Google ha bloccato o eliminato oltre 80 milioni di annunci pubblicitari relativi al coronavirus (a livello mondiale).

eBay ha bloccato o eliminato dal suo mercato globale oltre 17 milioni di annunci che violano le norme dell’UE a tutela dei consumatori.

Amazon segnala una diminuzione del 77% del numero settimanale di nuove offerte di prodotti con presunte proprietà connesse al coronavirus rispetto al mese di marzo.

Sono alcuni dei frutti dell’indagine a tappeto (sweep) coordinata dalla Commissione europea sui siti web a tutela dei consumatori, esposti online ad affermazioni false, o alla vendita di prodotti ingannevoli riferiti al coronavirus, per non parlare di vere e proprie truffe.

 

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L’indagine a tappeto su offerte e annunci

L’indagine è stata fatta dalla rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC) e si componeva di due parti: un controllo accurato delle piattaforme online e un’analisi approfondita di specifici messaggi pubblicitari e siti web collegati a prodotti molto richiesti a causa del coronavirus. Accogliendo l’invito della Commissione, le piattaforme hanno rimosso o bloccato milioni di annunci pubblicitari e offerte ingannevoli sul virus.

«Come dimostrato da questa recente indagine a tappeto, gli operatori disonesti continuano tuttavia a trovare nuovi modi per sfruttare le vulnerabilità dei consumatori, aggirare le verifiche mediante algoritmi e allestire nuovi siti web – ha detto Didier Reynders, Commissario per la Giustizia – Nel mezzo di una pandemia mondiale, come consumatori dobbiamo essere consapevoli di questo: non esistono cure miracolose, tantomeno online».

All’indagine a tappeto hanno partecipato le autorità di tutela consumatori di 27 paesi. Hanno controllato le offerte su mascherine e visiere protettive, su gel igienizzanti e kit di analisi, su prodotti alimentari, integratori alimentari e altri prodotti dei quali si vantavano presunti effetti terapeutici.

Le principali irregolarità

L’indagine ha riguardato 268 siti web, 206 dei quali segnalati per ulteriori indagini in merito a potenziali violazioni del diritto dell’UE in materia di protezione dei consumatori. Nel dettaglio, riporta la Commissione europea:

  • 88 siti web contenevano prodotti con presunti effetti curativi o preventivi contro il coronavirus;
  • 30 siti web contenevano affermazioni inesatte riguardanti la difficoltà di reperimento dei prodotti;
  • 24 siti web erano sospettati di pratiche sleali volte a ottenere prezzi eccessivi.

In 39 casi il prezzo di vendita e il prezzo unitario non era chiaro e facilmente identificabile. In diverse decine di casi mancavano informazioni chiare e complete ai consumatori, come l’identità dell’operatore (in 58 siti web), l’indirizzo geografico (in 62 siti web) o i recapiti (in 58 siti web).

In 38 casi le autorità hanno trovato varie offerte sospette o annunci pubblicitari di prodotti presentati in maniera fuorviante nel contesto del coronavirus, affermazioni generiche secondo le quali un dato prodotto era in grado di prevenire o curare l’infezione, e prezzi eccessivi.

Nuove tecniche predatorie

Fra l’altro le tecniche per ingannare i consumatori si moltiplicano e si rinnovano.

«Questo controllo – scrive la Commissione europea – ha inoltre rivelato che gli operatori disonesti utilizzano pratiche predatorie nuove che ne rendono più difficile l’individuazione, come ad esempio affermazioni implicite riguardanti proprietà curative dei prodotti per mezzo di immagini o illustrazioni grafiche, o persino errori di ortografia intenzionali per evitare i filtri automatici basati sul testo».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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