La decisione della Commissione europea di imporre all’Irlanda il recupero di 13 miliardi di tasse evase da Apple grazie al regime fiscale più che vantaggioso che il paese avrebbe concesso all’azienda americana sta facendo molto discutere in questi ultimi giorni. Non era mai accaduto che l’Unione Europea si pronunciasse così duramente contro un colosso transatlantico con così tanta durezza al punto da mettere in discussione anche le trattative in corso per la firma del TTIP, il trattato di libero commercio tra USA e UE.

L’analisi dell’attività fiscale dell’azienda di Cupertino ha rivelato che dagli anni Novanta in poi Apple ha fatto in modo che i ricavi delle vendite realizzati negli altri paesi europei confluissero tutti in Irlanda dove, grazie al supporto di due società controllate, ha potuto usufruire di sgravi fiscali considerevoli.

L’accusa mossa dalla Commissione afferma che il governo irlandese ha permesso che il colosso dell’hi-tech pagasse meno dell’1% di tasse sui suoi ricavi prodotti tra il 2003 e il 2014. Al momento, sia l’Irlanda che Apple si rifiutano di accettare il pagamento e hanno promesso di ricorrere in appello. Tuttavia, nel caso in cui l’appello si concludesse con esito negativo, l’importo che l’azienda dovrebbe versare sarebbe pari a circa il 6% del suo capitale totale. In definitiva, quindi, non si tratta di una cifra che potrebbe di fatto compromettere la stabilità di un dei colossi industriali più ricchi e solidi al mondo.

Intanto, sul fronte delle difesa dei consumatori e degli interessi degli altri paesi europei, Massimiliano Dona, segretario di Unione Nazionale Consumatori, fa notare che “È assurdo che a beneficiare di questa decisione UE sia l’Irlanda stessa e non gli altri paesi UE che sono stati danneggiati dal trattamento fiscale di favore applicato da Dublino alla Apple. Tanto più se questo Paese, come annunciato dal ministro delle Finanze Michael Noonan, invece di essere contento di incassare 13 miliardi, presenta addirittura appello contro questa decisione dinanzi alla Corte europea”.

Il Governo italiano, continua Dona, “ha ora il dovere, nonché l’imperativo morale, come suggerito dalla stessa Margrethe Vestager, commissaria UE alla concorrenza, di recuperare le tasse sui prodotti venduti in Italia, chiedendo i dati raccolti durante l’inchiesta UE”.


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