Call center, dall’Antitrust multe per 500 mila euro a sei società per teleselling ingannevole (Foto Moose Photos per Pexels)

Teleselling ingannevole nel mirino dell’Antitrust. I call center chiamavano e proponevano di attivare contratti di energia o di telefonia presentandosi come dipendenti di autorità di controllo, oppure come “centro assistenza bollette”, come responsabili di uffici tecnici o amministrativi, ma lo scopo era quello di attivare nuovi contratti con “informazioni ingannevoli su identità del chiamante, oggetto della telefonata, convenienza economica delle offerte commerciali proposte”.

Così l’Antitrust ha multato per oltre 500 mila euro sei società di call center che promuovevano contratti nel settore dell’energia (Titanium S.r.l. e Fire S.r.l.; J.Wolf Consulting S.r.l.) e nel settore delle telecomunicazioni (Nova Group S.r.l. e Communicate S.r.l.; Entiende S.r.l.). Nel dettaglio, le sanzioni sono state così articolate: 160 mila euro in solido a Titanium S.r.l. e Fire S.r.l., 120 mila euro a J.Wolf Consulting S.r.l., 80 mila euro a Nova Group S.r.l. e 40 mila euro a Communicate S.r.l.,120 mila euro a Entiende S.r.l.

Contratti e informazioni ingannevoli

A darne conto è una nota dell’Antitrust (online i provvedimenti nel dettaglio). L’Autorità ha accertato che le società “contattavano i consumatori per proporre l’attivazione di contratti di energia e di telefonia, sulla base di informazioni ingannevoli circa l’identità del chiamante, l’oggetto della telefonata, la convenienza economica delle offerte commerciali proposte. In concreto, le modalità di teleselling hanno assunto diverse forme, tutte accomunate dalla trasmissione di informazioni non trasparenti, omissive o non veritiere”.

Nel campo dell’energia, ad esempio, gli operatori dei call center si presentavano come dipendenti di Autorità di regolazione e controllo o di un “centro assistenza bollette”, dicevano ai consumatori che c’erano aumenti imposti dalla regolazione o parlavano di presunte anomalie (doppia attivazione di forniture su un’unica utenza o difficoltà nello switching), per indurli a stipulare un nuovo contratto di fornitura.

Nelle telecomunicazioni, invece, gli addetti ai call center affermavano di lavorare per l’ufficio tecnico o amministrativo dell’attuale fornitore e prospettavano, falsamente, imminenti disservizi o la scadenza della tariffa relativa al contratto in corso e l’applicazione di rincari da parte del fornitore dell’utente chiamato. Tutto questo poteva essere evitato, a detta dei call center, attraverso una nuova offerta di tlc con un diverso operatore e con condizioni contrattuali favorevoli, ma che si rivelavano poi false. L’Antitrust ricorda che è attivo il sito www.difenditicosi.it per dare ai consumatori informazioni utili sui propri diritti e sugli strumenti di difesa dai call center insistenti e aggressivi.

Anche ripetute telefonate

Per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta di “una prima parziale vittoria”. L’associazione, che è parte nel procedimento contro questi call center, chiede di togliere valore ai contratti fatti al telefono su luce e gas.

“Finalmente si è mosso qualcosa e anche l’Antitrust è scesa in campo a supporto del Garante della Privacy, invaso dalle segnalazioni dei consumatori – afferma il presidente UNC Massimiliano Dona – Speriamo, però, che l’Antitrust accolga la nostra segnalazione anche nella parte in cui denunciavamo le ripetute telefonate moleste capitate a un consumatore iscritto al Registro delle opposizioni, contro le quali chiedevamo di applicare per la prima volta l’art. 26, comma 1, lettera c, del D.Lgs. n. 206/2005 che considera aggressiva la pratica di effettuare ripetute e non richieste sollecitazioni commerciali per telefono”.

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