Ciclone Harry, CdM delibera lo stato di emergenza (Credit Ministro Protezione Civile)

Stato di emergenza per le regioni colpite dal ciclone Harry. Il Consiglio dei Ministri ha deliberato, ieri pomeriggio, “la dichiarazione dello stato di emergenza, per dodici mesi, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici” che si sono verificati dal 18 gennaio in Sicilia, Calabria e Sardegna.

Questi “hanno determinato una grave situazione di pericolo per l’incolumità delle persone e gravi danni ai litorali coinvolti, con conseguenze rilevanti sulle attività economiche e produttive, sui beni pubblici e privati, sulle infrastrutture e sui servizi pubblici”. Così la nota di Palazzo Chigi, che annuncia uno stanziamento di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali, da ripartire in modo uguale fra le regioni, “per l’attuazione dei primi interventi”. Il primo dato che salta agli occhi è che sarà insufficiente, considerate che stime molto parziali parlano di danni per oltre un miliardo di euro.

Musumeci: “violento maltempo”

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci parla di emergenza nazionale «nei territori della Sicilia, Sardegna e Calabria colpiti dal violento maltempo dei giorni scorsi». E questo a fronte di un ciclone devastante, con onde alte più di 15 metri, che non si erano mai viste nel Mediterraneo.

Musumeci ha poi precisato che «nei prossimi giorni, non appena le tre Regioni avranno definito nel dettaglio l’entità dei danni e la priorità degli interventi, il governo adotterà un primo provvedimento interministeriale, per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, pubbliche e private. Attività che sarà coordinata dai rispettivi presidenti di Regione, nominati oggi commissari delegati con ampi poteri di deroga».

La voce dei Governatori

Ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani: «Nel corso della riunione ho posto un tema che ritengo quanto mai urgente ovvero rivalutare una politica di tutela delle fasce costiere alla luce dei cambiamenti climatici. Come nel caso di altri fenomeni naturali violenti come gli incendi, è necessario pianificare in maniera precisa e concreta una difesa dei Comuni costieri che possono essere colpiti da fortissime mareggiate. È cambiato l’ecosistema ed è un nostro obbligo, come istituzioni, quello di adeguarci e potenziare la prevenzione».

I fondi, ha spiegato la presidente della Sardegna Alessandra Todde, «serviranno in primo luogo a coprire le prime spese sostenute dai Comuni, come la rimozione dei detriti e il ripristino della funzionalità di alcuni servizi essenziali. Ho rappresentato al Governo le principali criticità che riguardano la Sardegna, a partire dai danni alle infrastrutture viarie, comprese le strade rurali, fino alle difficoltà delle aziende agricole e agli impatti rilevanti su porti e tratti di costa. Su questi fronti lavoreremo da subito, in stretto raccordo con la Protezione civile nazionale».

«È fondamentale – ha sottolineato Todde – evitare interventi a pioggia e costruire invece risposte mirate e concrete, basate su una perimetrazione chiara dei danni».

In Sardegna una prima stima provvisoria, fatta dalle segnalazioni che arrivano dai sindaci, quantifica i danni in circa 200 milioni di euro. Ma la cifra non comprende gli interventi sulle grandi infrastrutture, sulle strade principali e sui porti. «Siamo di fronte a eventi climatici sempre più estremi – ha detto Todde – che impongono non solo risposte immediate, ma anche una riflessione strutturale sulla sicurezza del territorio e sulla resilienza delle nostre infrastrutture».

Nel frattempo in Sicilia l’emergenza continua, con la frana che sta facendo crollare il paese di Niscemi.

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