Consumi in affanno: nel 2025 crescita ancora troppo debole
Secondo i dati di Confcommercio, la spesa pro capite reale in Italia cresce ma non recupera la crisi del 2008. Consumatori divisi tra spese obbligate e discrezionali, mentre le associazioni chiedono una riforma fiscale più equa.
Nel 2025 la spesa pro capite reale degli italiani ha raggiunto quota 22.114 euro, in aumento di 239 euro rispetto al 2024. Un progresso positivo, ma insufficiente: il livello resta infatti inferiore di 220 euro rispetto al picco del 2007, prima della grande crisi finanziaria.
Nonostante indicatori macroeconomici favorevoli – reddito delle famiglie sopra i livelli pre-pandemici, occupazione ai massimi e inflazione sotto controllo – i consumi restano deboli. Alla base, sottolinea Confcommercio che oggi ha pubblicato i dati sui consumi delle famiglie, c’è la percezione negativa del reddito, che frena la spesa.
Il paradosso delle spese
Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, sottolinea come il quadro resti critico:
«Siamo ben lontani dall’aver recuperato i consumi pre-crisi del 2007, prima del crollo Lehman Brothers».
Dona evidenzia inoltre un fenomeno contraddittorio: le spese obbligate, come quelle alimentari, sono in calo, mentre aumentano quelle discrezionali legate a viaggi, vacanze, tempo libero e ristorazione. Una dinamica che accentua le disuguaglianze: chi ha redditi bassi, costretto a destinare gran parte del budget a casa e cibo, si impoverisce sempre di più, mentre chi ha maggiori disponibilità può incrementare le spese voluttuarie.
Secondo Dona, per riequilibrare la situazione è necessario un cambio radicale nella politica fiscale:
«Non ha senso intervenire sulle aliquote Irpef per chi guadagna 50 o 60 mila euro, mentre bisognerebbe abbassare le tasse ai meno abbienti e ridurre la pressione sulle spese obbligate, come bollette di luce e gas».
Il riferimento è anche all’aumento dell’Iva introdotto dopo il 2007, passata dal 20 al 22%, misura che secondo le associazioni ha colpito in particolare i ceti medio-bassi.
L’allarme del Codacons
Il Codacons parla di “realtà drammatica”: «Da quasi vent’anni i consumi delle famiglie non recuperano il terreno perso. L’aumento di appena 239 euro è irrilevante rispetto a spesa quotidiana, bollette e mutui».
Secondo l’associazione, il boom delle spese per tecnologia e tempo libero (+3.000% in trent’anni) non è il segno di un maggiore benessere, ma piuttosto della necessità di comprimere altre voci essenziali come alimentari ed energia.
Il gap rispetto ai livelli del 2007, conclude il Codacons, è la prova che la crisi dei consumi non è mai stata davvero superata e rappresenta «una pietra tombale sui governi degli ultimi vent’anni».
Un quadro in chiaroscuro
Il 2025 mostra dunque un’Italia in bilico: da un lato i dati macroeconomici positivi, dall’altro famiglie che continuano a spendere meno di quanto potrebbero, frenate da incertezze e squilibri sociali. Il tema del potere d’acquisto resta al centro del dibattito politico ed economico, e le associazioni dei consumatori chiedono interventi mirati per colmare le disuguaglianze e restituire fiducia.

