Telemarketing selvaggio e decreto bollette (Foto Ksenia Kartasheva per Pexels)

Dal 19 giugno entreranno in vigore nuove norme contro il telemarketing aggressivo. Il decreto bollette vieterà infatti, da quella data, le attività di telemarketing finalizzate alla promozione e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas, fatta eccezione per i casi in cui vi sia un consenso esplicito del consumatore o una richiesta diretta da parte da parte di quest’ultimo.

Il comma 8 bis del decreto bollette

Il decreto bollette, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 aprile 2026, introduce infatti il comma 8 bis.

Questo prevede che “al fine di rafforzare la tutela dei clienti finali domestici e il loro diritto di scelta delle condizioni economiche, decorsi sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, è vietato effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche mediante l’invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta o alla conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas”.

Il nuovo testo prevede inoltre che il professionista “può contattare il consumatore per telefono, anche mediante l’invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista stesso attraverso interfacce informatiche di quest’ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso a ricevere proposte commerciali. È onere del professionista dimostrare la validità del contatto”.

I contratti stipulati con la violazione delle nuove norme sono nulli.

Consumatori: ci sono criticità

A fronte delle novità che arriveranno nel telemarketing, dalle associazioni dei consumatori arrivano valutazioni che evidenziano gli aspetti positivi della norma ma anche alcune criticità, legate al fatto che le nuove regole si applicheranno al settore dell’energia ma non, ad esempio, alle telecomunicazioni. E alle distorsioni che si possono creare a fronte di aziende ormai diventate multiutility.

Adiconsum evidenzia, così, che fra gli aspetti positivi c’è il divieto di conclusione dei contratti telefonici da parte dei call center, salvo quando la chiamata sia avviata o richiesta esplicitamente dal consumatore; la limitazione dell’attività del call center a un ruolo informativo e di sottoscrizione del contratto per chi abbia dato l’autorizzazione, così come l’obbligo di utilizzare numerazioni identificative (con prefisso dedicato) e numeri richiamabili, per distinguere i call center legali da quelli illegali e rendere più efficace il controllo.

Solo nel settore energetico

Ad avviso di Adiconsum, però, “permangono delle forti criticità che rischiano di rendere la norma parziale, insufficiente, e, addirittura, forviante della concorrenza, in quanto applicata al solo settore energetico”.

Per l’associazione il decreto bollette così articolato “non risolve il problema del telemarketing selvaggio e non tutela i più fragili perché, purtroppo, non colpisce tutti i settori merceologici”.

Inoltre crea “una grave distorsione del mercato e della concorrenza nel settore delle comunicazioni elettroniche e dell’energia. Ormai la maggior parte delle aziende si sono trasformate in multiutility e il Decreto, com’è ora in vigore, permette alle società energetiche di contattare i consumatori per proporre e sottoscrivere contratti telefonici per servizi di telecomunicazioni, mentre alle aziende TLC è vietato fare lo stesso per i servizi energetici”.

Altra criticità è il rischio di avere contenziosi e abusi legati alla validità del consenso, perché il decreto bollette stabilisce che le aziende energetiche potranno concludere contratti telefonici solo con chi abbia espresso un consenso per ricevere offerte commerciali via telefono, valido anche prima dell’entrata in vigore della legge. “I vecchi fornitori di servizi potranno quindi continuare a chiamare perché quando si diventa clienti viene sempre richiesto il consenso a ricevere nuove offerte”, spiega Adiconsum.

L’associazione chiede di avere norme strutturali che riguardano tutti i settori e i servizi e ritiene urgente aprire un tavolo di confronto con le associazioni dei Consumatori “per estendere la tutela a tutti i settori e rendere davvero efficace la lotta al telemarketing selvaggio”.

“Disparità fra i consumatori”

Anche Federconsumatori ritiene un passo avanti la norma contro il telemarketing, considerando “una misura doverosa” a tutela dei cittadini colpiti da pratiche commerciali scorrette. Ma puntualizza la criticità legata all’ambito di applicazione. La norma “si limita, infatti, a proibire pratiche scorrette di telemarketing nel comparto energetico, mentre non viene estesa ad altri settori. Questa restrizione crea disparità tra i consumatori che sottoscrivono contratti nel settore energetico piuttosto che in altri, dove, di fatto, si trovano meno tutelati”.

Da qui il rischio di squilibri competitivi in un mercato dove ci sono operatori multiservizi.

“Infatti, tale restrizione si applica agli operatori delle TLC operanti anche in campo energetico, impedendo loro di promuovere offerte di energia attraverso il canale telefonico, ma non sembra essere prevista una limitazione equivalente per le società energetiche che operano nel settore delle telecomunicazioni, o in altri – spiega Federconsumatori – La tutela dei consumatori non può variare in maniera così radicale da un settore all’altro, deve poggiare su principi di equità e di coerenza nell’applicazione dei criteri regolatori: le medesime pratiche commerciali e le relative soluzioni per contrastarle devono valere in tutti i settori”.

L’associazione chiede di estendere la regolamentazione sul telemarketing a tutti i settori, con un intervento normativo che preveda pari diritti, condizioni di equilibrio fra operatori e alta protezione dei consumatori.

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