Digitale, il 15 ottobre Consumers’ Forum incontra i rappresentanti della Commissione europea (Immagine Consumers' Forum)
Digitale, il 15 ottobre Consumers’ Forum incontra i rappresentanti della Commissione europea
Il 15 ottobre Consumers’ Forum illustrerà a Bruxelles i contenuti di un dossier sul digitale. Vale oltre 81 miliardi di euro in Italia, ma il paese è ancora indietro per competenze digitali
Quale digitale in Italia? Il mercato digitale vale 81 miliardi di euro, ma l’Italia è ancora indietro per servizi, P.A. e competenze di base dei cittadini. Meno della metà ha competenze digitali di base. E se in molti dati il Paese è indietro, esibisce invece una crescita preoccupante del cyberbullismo. Il quadro viene da un dossier realizzato da Consumers’ Forum.
Consumers’ Forum va a Bruxelles
Lo studio sarà presentato il 15 ottobre alle Istituzioni europee, nell’ambito di un incontro ufficiale con la DG JUST della Commissione Europea e con gli Europarlamentari della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO). Il dossier è costruito su dati Eurobarometro, Anitec-Assinform, Espad Italia, Dipartimento per la trasformazione digitale.
Spiega Furio Truzzi, presidente di Consumers’ Forum: “Consumers’ Forum, da sempre attento al confronto tra imprese consumatori, istituzioni e università, ha dimostrato da sempre grande attenzione per le tematiche digitali, in un contesto di grande spinta alle nuove logiche dettate anche dall’AI. Ne sono una testimonianza le recenti iniziative con le Authority italiane, quella dell’ottobre del 2024 e dell’aprile 2025, sul regolamento dell’intelligenza artificiale. In programma, su questo tema, anche il prossimo convegno previsto a novembre 2025 sul potere delle piattaforme”.
Il mercato digitale in Italia
Il mercato digitale vale in Italia 81,6 miliardi di euro, pari al 3,73% del PIL nominale, con una crescita nell’ultimo anno del +3,7%, eppure sul fronte della digitalizzazione dei servizi pubblici e privati, dei cittadini e delle Pmi, il Paese risulta ancora indietro rispetto al resto d’Europa.
Digitale e Pubblica Amministrazione
Poco più di un italiano su due (il 55% del totale) utilizza i servizi digitali della Pubblica Amministrazione (pagamenti, prestazioni sanitarie, comunicazioni, ecc.) contro una media europea del 70%: nella classifica sui servizi burocratici online, l’Italia si colloca al terzultimo posto in Ue, peggio fanno solo Bulgaria (31,5%) e Romania (25,3%).
Percentuali lontanissime dalla Danimarca, al primo posto con il 98,5% dei cittadini che interagisce online con l’amministrazione, Paesi Bassi (96%) e Finlandia (95,4%). Non solo: in Italia il trend di utilizzo dei servizi digitali è in peggioramento, con una diminuzione del -5% rispetto al 2023.
Le competenze digitali
Sul fronte delle conoscenze digitali dei cittadini, solo il 46% degli italiani possiede competenze digitali di base, un dato inferiore alla media europea (54%) e ben lontano dall’obiettivo dell’80% fissato dalla Commissione Ue per il 2030. Competenze che crollano al di sotto del 30% tra la popolazione over 60.
La situazione non va meglio per le imprese – evidenzia Consumers’ Forum – Solo il 58% delle Pmi italiane raggiunge un livello base di intensità digitale, rispetto al 69% della media Ue. Le aziende italiane investono solo lo 0,9% del loro fatturato nella digitalizzazione, rispetto all’1,5% della media Ue (2,4% in Germania). Il 6% delle imprese italiane utilizza l’intelligenza artificiale, rispetto al 10% della media Ue, mentre il cloud computing è adottato dal 22% delle imprese italiane, contro una media Ue del 34%.
Gli enti locali
L’Italia ha deciso di destinare circa 48 miliardi di euro, il 25% del Pnrr, alla transizione digitale, con progetti per la digitalizzazione delle imprese e dell’e-government, e per il miglioramento delle infrastrutture e delle competenze digitali, con un ruolo centrale del settore pubblico. Tuttavia, esaminando lo stato di avanzamento dei progetti dedicati alla migrazione al cloud dei comuni, a giugno 2025 solo il 68% dei 7.616 comuni coinvolti aveva completato con successo la migrazione.
Oltre la metà dei comuni italiani sopra i 20mila abitanti dispone di una velocità di download superiore ai 100 Mbps, ma più dell’80% degli enti sotto i 5mila abitanti ha stipulato contratti con velocità di download inferiori ai 100 Mbps, e oltre il 30% sotto i 10 Mbps. Solo in un terzo dei Comuni italiani la gestione dei servizi demografici, edilizia e urbanistica e servizi scolastici è completamente erogata in modalità digitale (front e back office) e il 25% non ha ancora digitalizzato nessuno di questi servizi. Oltre la metà dei comuni non ha digitalizzato nessun aspetto dei servizi collegati al patrimonio e alla gestione dei servizi sociali e disabilità (welfare). Ancora peggio il dato sulle prenotazioni online degli appuntamenti, inutilizzate in quasi un terzo dei comuni e con un utilizzo molto basso per il 45% degli enti.
La crescita del cyberbullismo
Paradossalmente, se l’Italia è ancora indietro sul fronte della digitalizzazione, risulta in crescita il fenomeno del “cyberbullismo”. Secondo lo studio Espad nel 2024 più di 1 milione di gli studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo; il 32% dei ragazzi, circa 800mila, avrebbe invece compiuto atti di cyberbullismo. Un fenomeno in crescita anche a causa della IA generativa che ha introdotto nuove minacce, come la creazione di deepfake estremamente realistici attraverso la manipolazione di immagini, video e audio. Contenuti sempre più spesso diffusi tramite i social media che causano danni irreparabili alla reputazione delle persone coinvolte. Uno studio condotto nel 2024 evidenzia come il 67% delle vittime di deepfake legate al cyberbullismo abbia subito conseguenze psicologiche gravi, tra cui ansia e depressione.

