Emendamento anti ballottaggio, Cittadinanzattiva: va ritirato (Foto di Leopictures da Pixabay)
Emendamento anti ballottaggio, Cittadinanzattiva: va ritirato
Un emendamento “anti ballottaggio” prevede che, nei Comuni con più di 15 mila abitanti, sia eletto già al primo turno il candidato sindaco che riceve il 40% dei voti. Cittadinanzattiva: “Allarmante per la tenuta della democrazia”
Un emendamento “anti ballottaggio” solleva preoccupazioni per la democrazia e i referendum di giugno. Cittadinanzattiva ne chiede l’immediato ritiro e l’associazione nazionale comuni (Anci) chiede un ripensamento. Cosa sta accadendo? La maggioranza ha presentato un emendamento al decreto elezioni che prevede che, nei Comuni con più di 15 mila abitanti, sia eletto già al primo turno il candidato sindaco che ha avuto il 40% dei voti.
“Quanto sta succedendo in merito all’emendamento cosiddetto anti ballottaggio è allarmante per la tenuta della nostra democrazia”, commenta Cittadinanzattiva.
Un emendamento “anti ballottaggio” per l’elezione dei sindaci
L’emendamento “anti ballottaggio” è stato presentato dal centrodestra al Senato come proposta di modifica al cosiddetto “decreto elezioni”. Riguarda le elezioni del sindaco nei comuni con più di 15mila abitanti e prevede appunto che non si vada al ballottaggio nel caso in cui il candidato riceva il 40% dei voti. Come spiega SkyTg24, “si chiede di modificare gli articoli 72 e 73 del testo unico delle leggi sugli enti locali per cui risulterebbe eletto sindaco “il candidato che ottiene il maggior numero di voti a condizione che abbia conseguito almeno il 40% dei voti validi”. In caso di parità tra due candidati (pari o oltre il 40%) sarà eletto chi ha incassato il maggior numero di voti validi”.
L’emendamento prevede inoltre un premio di maggioranza per le liste collegate per arrivare al 60% dei seggi in consiglio (Ansa).La proposta è ora al vaglio della commissione Affari costituzionali. Non si applicherebbe alle prossime amministrative di maggio ma dai referendum di giugno 2025 – quattro quesiti sul lavoro e uno che riguarda la modifica della normativa sulla cittadinanza.
“Innanzitutto si procede a modificare il principio di rappresentatività senza alcun dibattito parlamentare, e anziché favorire la partecipazione dei cittadini al voto si rischia di mortificarla – spiega Cittadinanzattiva – Non da meno, ed è l’aspetto che più ci preoccupa, il rischio concreto è quello di danneggiare i referendum dell’8 e 9 giugno perché, nei comuni dove il ballottaggio non sarebbe previsto, sarà meno probabile che i cittadini tornino a votare unicamente per i quesiti referendari. Non vogliamo credere che sia stato fatto per questo motivo: sarebbe un grave attacco allo strumento del referendum e nella fattispecie ai quesiti del prossimo giugno – in particolare a quello sulla cittadinanza – che il Comitato promotore di cui facciamo parte ha più volte chiesto di indire nel giorno della prima tornata. Per questo chiediamo l’immediato ritiro dell’emendamento”.
La protesta dell’Anci
Protesta anche l’Anci, che non è stata consultata.
“Apprendiamo che, durante la discussione per la conversione in legge del decreto sulle elezioni, è stato proposto un emendamento che, se approvato, eliminerebbe il ballottaggio per l’elezione dei sindaci nei comuni con più di 15mila abitanti qualora uno o più candidati ottengano almeno il 40% dei voti – ha detto il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi – Ricordiamo precedenti tentativi di stravolgere la legge sull’elezione diretta dei sindaci. Come accaduto in passato, ancora una volta la proposta viene peraltro fatta senza consultare i comuni, diversamente da quanto accade per altre misure, nel pieno spirito di collaborazione istituzionale. Ci auguriamo che su questa proposta ci sia un ripensamento, poiché interverrebbe su un sistema che allo stato risulta essere il miglior sistema elettorale del nostro Paese e che finora ha operato a vantaggio dei cittadini”.

